Tumori, cala la mortalità. Meno 8,7% in Italia per quello dell’ovaio

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DAL mondo dell’oncologia arriva una buona notizia: la mortalità per cancro continua a calare in tutta Europa, Italia compresa, anche per il 2022: del 6% negli uomini e del 4% nelle donne rispetto a 5 anni fa. E, in particolare, continua a diminuire la mortalità per il tumore dell’ovaio: si stima che quest’anno il tasso di decessi sarà inferiore del 7% in media nell’Unione europea (sebbene con grande variabilità tra i diversi Paesi). Prosegue la sua discesa anche la mortalità per tumore del polmone negli uomini, mentre continua ad aumentare – seppur più lentamente – nelle donne. Il dato meno positivo riguarda il tumore del pancreas, per il quale non si sono fatti progressi nella diagnosi e nella cura. Per questa neoplasia si attende un aumento della mortalità nelle donne (del 3,4%) e una sostanziale stabilità negli uomini (-0,7%).

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Le stime, pubblicate oggi su Annals of Oncology, sono quelle che ormai da dieci anni a questa parte elabora un gruppo di epidemiologi italiani coordinati da Carlo La Vecchia, ordinario di Statistica Medica ed Epidemiologia all’Università di Milano. I ricercatori hanno considerato sia tutti i tumori in generale, sia i dieci tumori con la maggiore mortalità, con un focus sul tumore dell’ovaio. Le statistiche sono state elaborate per i 27 paesi dell’Ue in media, per il Regno Unito e per altri 5 Paesi con la maggiore densità di popolazione: Italia, Francia, Germania, Polonia e Spagna.

La riduzione di mortalità del tumore ovarico

Secondo le proiezioni, nel 2022 moriranno per tumore ovarico 26.500 donne in tutta l’Ue – di cui circa 3.300 in Italia – più altre 4 mila nel Regno Unito. Lasciamo però da parte i numeri assoluti e parliamo di tasso di mortalità, cioè il numero di donne decedute per questo tumore ogni 100 mila abitanti. Il valore più basso previsto per il 2022 lo si ritrova in Francia (3,4 per 100.000 abitanti). Segue la Spagna (3,6/100.000), l’Italia (3,7/100.000), la Germania (4,3/100.000), il Regno Unito (4,6/100.000) e infine la Polonia (6,1/100.000). Per quanto riguarda la riduzione della mortalità rispetto a 5 anni fa, però, i progressi maggiori si attendono per il Regno Unito, con un -17%. La classifica vede poi la Francia con -13,5%, l’Italia con -8,7%, la Germania con -7,6%. Meno marcata la riduzione in Polonia (-5,4%) e Spagna (-3,5%).

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Un trend, sottolineano gli epidemiologi, cominciato già da diversi anni. Ma a cosa è dovuto? Secondo gli autori dello studio, il motivo più plausibile è la diffusione della pillola anticoncezionale. “Riteniamo che sia la spiegazione più verosimile, perché attualmente non si conoscono altri fattori favorevoli che possano avere influenzato la mortalità in maniera così sostanziale”, risponde La Vecchia a Oncoline. “In questi anni sono aumentati, al contrario, i fattori di rischio, come la nulliparità e il sovrappeso. E’ vero che si sono fatti progressi nelle terapie, ma quantitativamente non sono così importanti da rendere conto di questa riduzione della mortalità. Mentre scarsi sono stati gli avanzamenti sulla diagnosi precoce”. A riprova, la riduzione di mortalità si osserva prima e in maniera più marcata in quei paesi in cui la pillola è stata usata già a partire dagli anni ‘60, cioè dalle donne nate negli anni ‘30. “C’è una forte correlazione – riprende La Vecchia – e nel Regno Unito la mortalità per questo tumore si è dimezzata: negli anni ‘70 avevano il tasso di mortalità più alto, di 9 decessi per cancro all’ovaio ogni 100 mila persone. In Italia, Spagna e Polonia, invece, la pillola è arrivata più tardi ed era meno diffusa. Poiché l’uso dei contraccettivi orali per un lungo periodo riduce il rischio di ammalarsi nella mezza età e nell’età avanzata di circa il 40%, ci aspettiamo che questo trend continui nei prossimi anni”.

Il fumo e l’aumento di mortalità nelle donne

Il tumore del polmone è diventata la principale causa di morte oncologica in entrambi i sessi e la mortalità per il carcinoma polmonare continua ad aumentare per le donne europee: del 2%. Un dato che ormai sappiamo essere legato al fumo. “Nel Regno Unito le donne hanno cominciato a fumare prima, durante la Guerra, mentre negli altri Paesi, come l’Italia, hanno cominciato a fumare dagli anni ‘70”, spiega ancora La Vecchia: “Questo vuol dire che l’’epidemia’ del tumore dei polmoni nelle donne si sta ancora espandendo. La velocità di espansione, però, è diminuita, e questo ci dice che la mortalità si sta in qualche modo livellando. Per invertire questa tendenza occorre che le donne di 40-60 anni smettano di fumare e che, ovviamente, le giovani non comincino. Il fumo è un fattore di rischio importante anche per il tumore del pancreas e per altre neoplasie, come quella della vescica”. 

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5,4 milioni di morti evitate

Considerando tutti i tumori complessivamente, La Vecchia e colleghi stimano che nel 2022 ci saranno un milione e 446.000 decessi in Europa, con un tasso di mortalità negli uomini di circa 127/100.000, e di circa 80/100,000 nelle donne. I calcoli indicano anche che tra il 1989 e il 2022 si sono evitate 5,4 milioni di decessi legati al cancro, nei paesi dell’Unione europea. “Al di là della minore diffusione dell’abitudine al fumo tra gli uomini, le ragioni che spiegano il calo della mortalità sono da ricercare soprattutto negli avanzamenti della cura e nella diagnosi precoce – per esempio del colon-retto, del seno e della prostata – così come in molti tumori rari”, spiega Eva Negri dell’Università di Bologna.

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I conti senza Covid

Come ricordano gli stessi autori, nel leggere questi nuovi dati va comunque considerato che la pandemia di Covid-19 potrebbe influenzare la mortalità per cancro, soprattutto nelle persone più anziane, e che non è ancora possibile inserire tale impatto nelle proiezioni. “L’epidemia di Covid-19 può avere un impatto sui trend positivi osservati nell’ultimo decennio”, dice Paolo Boffetta, docente sia alla Stony Brook University di New York sia all’Università di Bologna, ed editor degli Annals of Oncology: “Ci aspettiamo – conclude – che la campagna di vaccinazione, che ha dato la priorità ai pazienti oncologici, potrà mitigare questo impatto, sebbene queste persone presentino una risposta del sistema immunitario meno forte rispetto alla popolazione sana”.

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