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Turismo, sarà un’estate “holidayworking”: tre settimane in media, un po’ al lavoro e un po’ in vacanza

La Republica News
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ROMA – Non più una settimana o dieci giorni: sarà di tre settimane la vacanza degli italiani che quest’estate sceglieranno la formula dell’affitto turistico. Case grandi, anche ville con dodici posti letto, preferibilmente piccoli borghi da “scoprire”, che permettano di coniugare la formula del lavoro a distanza e della vacanza al mare, in montagna o vicino a una città d’arte. E’ la formula su cui punta Italianway, la società fondata da Davide Scarantino che il Financial Times ha appena inserito nella Top 1000 delle Pmi innovative a maggior crescita per il triennio 2016-2019, grazie a un balzo del 159% che l’ha portata tra le prime 25 aziende della categoria europea Viaggi e Turismo. Quattrocentomila notti in offerta da qui fino alla fine dell’anno, dice l’ad Marco Celani, con una crescita del 30 per cento registrata finora nei primi tre mesi dell’anno.

Nomadi digitali, lavoratori in smart working, magari con famiglia al seguito. E’ su di loro che puntano i network di case vacanze. Ma c’è ancora molto “attendismo”: “Le prenotazioni sono molto flessibili perché ci sono moltissime cancellazioni appena si entra in zona rossa, e molte prenotazioni nuove quando si entra in zona gialla”. Una situazione altalenante che però gli operatori si augurano di poter superare entro l’estate: “Noi ci aspettiamo una stagione di boom per le vacanze di prossimità. – assicura Celani – In prevalenza in questo momento abbiamo prenotazioni di italiani, ma torneranno anche i francesi, gli svizzeri, i tedeschi. Avevamo anche molte prenotazioni britanniche, che sono state cancellate per il divieto del governo. E c’è molto interesse da parte degli statunitensi, ci sono già molte prenotazioni per Roma. Mentre quello che ancora manca completamente è il turismo russo e asiatico: i cinesi costituivano il 6 per cento della nostra clientela, al momento sono scomparsi, vengono solo per lavoro”.

Tredici mesi di pandemia certo hanno pesato sulla crescita del gruppo, che può contare su un network di 130 operatori: “Senza il Covid e nelle stesse condizioni del 2019 avremmo chiuso il 2020 con un boooking value di 30 milioni. Ma abbiamo reagito aumentando la nostra capacità ricettiva del 111 per cento. E i nostri partner hanno potuto resistere utilizzando i nostri servizi e la cassa integrazione per i propri dipendenti”. L’obiettivo rimane sempre l’espansione: Celani guarda ai 6 milioni di case sfitte, da quelle in vendita a un euro nei piccoli borghi abbandonati a tutte le altre: “Vanno recuperate come investimento, ristrutturate per l’accoglienza. I piccoli borghi italiani della Sicilia, della Sardegna, della Toscana, devono diventare alberghi diffusi”.

La formula della casa per le vacanze quest’anno non dovrebbe essere limitata alle famiglie e alle persone dai 55 anni in su com’era prima, ma anche coinvolgere i giovani e anche la fascia 18-24 anni: “Sono loro i primi che si stanno lanciando con le prenotazioni, gli anziani sono più prudenti, aspettano di vaccinarsi”.



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