Twitter tifa per il reddito di cittadinanza “per abolire la povertà”

La Republica News

Cosa c’è in fondo al tunnel del Covid-19? Secondo alcuni il reddito di cittadinanza. Ora dobbiamo fare uno sforzo per mettere da parte per un istante quello che pensiamo del provvedimento voluto dal M5s e varato dal precedente governo e spostarci in America. Dove undici sindaci (nove neri, tre donne, sei giovani) hanno dato vita ad una coalizione per sperimentare il reddito minimo universale.Si richiamano espressamente al “sogno” di Martin Luther King e in particolare a quello che scrisse nel suo ultimo libro, nel 1967, prima di essere assassinato. Si chiama “Dove andiamo da qui, caos o comunità”; e in un passaggio, citatissimo, recita: “Sono convinto che l’approccio più semplice sia il più efficace: la soluzione per la povertà è abolirla attraverso un reddito universale garantito”. La famosa frase dal balcone di palazzo Chigi di Luigi Di Maio, insomma, viene da qui. Il movimento americano è guidato da Michael Tubbs, 29 anni, da due sindaco di Stockton, in California dove da qualche tempo danno 500 dollari a un gruppo di cittadini per dimostrare che “la povertà è una mancanza di soldi non di buona volontà”.
La storia potrebbe anche finire qui visto che il tema è stato indagato e sperimentato parecchio e mai con un vero successo, ma qualche giorno fa il movimento ha ricevuto 3 milioni di dollari da un donatore molto significativo: Jack Dorsey, co-fondatore e amministratore delegato di Twitter, l’uomo che qualche settimana fa per primo ha trovato il coraggio di far verificare i tweet del suo presidente e di segnarli con un bollino: non accurato, oppure, incita la violenza. Jack Dorsey è una delle figure meno raccontate della Silicon Valley ma una delle più interessanti. Prima che scoppiasse la pandemia aveva espresso il desiderio di trascorrere sei mesi all’anno in Africa (vi ricorda qualcuno?). Poi è arrivato il covid-19 è ha fatto un gesto molto forte: il 7 aprile ha preso più di un quarto di tutto il suo patrimonio (il 28 per cento, un miliardo di dollari, ma nel frattempo il boom del Nasdaq ha raddoppiato il valore) e lo ha messo in un fondo per sostenere progetti per la salute delle donne, l’istruzione e il reddito universale.Le priorità del mondo dopo la pandemia, ha detto. Niente fuffa, tutte le operazione sostenute fin qui – ben 38 in meno di 90 giorni – sono su un foglio di calcolo che tutti possono consultare. Il reddito universale era previsto fin dal primo giorno e adesso arriva il sostegno concreto. Per essere una delle figure chiave della Silicon Valley, Jack Dorsey si conferma un personaggio fuori da ogni schema. Qualche giorno fa in una intervista ha detto: “Sono in una situazione che non avrei mai immaginato da ragazzo me nemmeno quando avevo 25 anni. Non avevo alcuna consapevolezza del denaro fino a quando ho compiuto 35 anni (otto anni fa, quando divenne miliardario). Sono grato alla vita e la gratitudine non si manifesta parlando ma facendo. Voglio donare tutti i miei soldi finché sono in vita perché, egoisticamente, voglio vedere i risultati, essere sicuro che stiamo aiutando davvero chi ha bisogno”. Non so come andrà l’esperimento americano sul reddito universale garantito, ma questo è il capo di Twitter, il social più importante per il giornalismo e la politica. Può sembrare ingenuo e forse lo è ma nell’era di Mark Zuckerberg e Jeff Bezos se ne sentiva il bisogno. 


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