Uccise il padre per difendere la madre, Alex Pompa a ‘Porta a Porta’: “Tornassi indietro preferirei morire io”

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“Non c’è stato un momento in cui ho deciso di uccidere mio padre. E’ stato un attimo di cui non ho ricordo, non so che cosa sia successo quella sera. Ma ho subito detto che mi ero pentito, so di non aver fatto una cosa bella. E potessi tornare indietro, preferirei morire io, ma eravamo arrivati a un livello tale che la violenza vissuta quella sera non può essere equiparata agli episodi di violenze vissuti prima”.

Ospite di “Porta a Porta”, in onda questa sera su Raiuno, ha parlato Alex Pompa, il ventenne assolto il 24 novembre scorso dalla Corte d’assise di Torino perchè “il fatto non costituisce reato” dall’accusa di aver ucciso a coltellate a Collegno, il 30 aprile del 2020, il padre Giuseppe, 52 anni, per difendere la madre e il fratello dalle violenze del genitore. La procura aveva chiesto per il giovane imputato 14 anni di reclusione.

(ansa)

“Non ho mai smesso di voler bene a mio padre – ha raccontato Alex Pompa in studio – il rapporto con lui è sempre stato difficile fin da quando ero piccolo. Ho vissuto vedendo gesti violenti, azioni violente nei confronti miei, di mio fratello e soprattutto nei confronti di mia mamma. Il problema è che, quando l’ossessione di mio padre verso mia mamma è peggiorata, io e mio fratello siamo diventati da essere i suoi figli a essere i suoi ostacoli perché eravamo le uniche persone rimaste a mia madre: mio padre aveva allontanato tutti”.

Alex Pompa a “Porta a Porta” (ansa)

Una perizia psichiatrica aveva stabilito che Alex fosse parzialmente incapace di intendere al momento dell’omicidio per via di un disturbo post traumatico da stress causato proprio dall’incubo familiare vissuto a casa. Lui e il fratello Loris si dovevano alternare a casa per proteggere la madre. Il giorno dell’omicidio Giuseppe Pompa l’aveva spiata al lavoro e aveva visto un collega appoggiarle una mano sulla spalla, un gesto che l’aveva fatto infuriare.

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“Dopo averla chiamata 101 volte al telefono, non appena mia madre era rientrata a casa, lui l’aveva aggredita, sembrava indemoniato, pensavamo che ci avrebbe ammazzato tutti” avevano testimoniato sia Alex che il fratello. Alle 22 e 29 di quella sera, Loris mandò un messaggio a suo zio, “l’unica persona che era in grado di farlo ragionare”, chiedendogli di intervenire. “Abitava a un minuto e mezzo di distanza, visualizzò il messaggio ma non fece nulla”. Lo zio, fratello dell’uomo ucciso, e la madre avevano chiesto un risarcimento di 250mila euro.

Mio marito odiava il mio sorriso” aveva invece detto la madre di Alex, Maria Cutoia. “La sua condanna mio figlio l’ha già scontata, è stata quella di crescere con un padre violento. Se non fosse stato per lui, noi oggi non saremmo vivi”.

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