Ucraina, i russi in difficoltà scatenano i razzi sulle tre città che fermano i tank

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In Ucraina siamo alle soglie dell’escalation: la guerra lampo russa nelle prossime ore potrebbe trasformarsi in una campagna senza quartiere, con l’intervento di artiglieria e aviazione per stroncare la resistenza. Il volume di fuoco è già aumentato, bersagliando tre città con armi micidiali. È il monito che Mosca lancia a Kiev, la capitale assediata, per cercare di piegarne il morale. Ed è anche la risposta alla situazione sul terreno, molto difficile per gli invasori. Dopo 5 giorni di combattimenti le truppe della prima ondata sono provate dall’imprevista reazione ucraina. Nuove colonne vengono mandate al fronte, aumentando i problemi per rifornire reparti sempre più numerosi e più lontani dalle basi. Una situazione che i difensori sfruttano al meglio, tirando fuori i mezzi tenuti al riparo come i droni TB2 che ieri hanno colpito in più zone gli aggressori.

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L'invasione russa dell'Ucraina

I generali del Cremlino sono davanti a un dilemma: scatenare la potenza dei loro cannoni e dei loro aerei sui centri abitanti, provocando una strage che non verrà mai dimenticata, oppure rischiare di perdere migliaia di soldati. Kharkiv è la drammatica anteprima del massacro. I russi non possono rinunciare alla città perché è lo snodo per conquistare il Donbass: durante la seconda guerra mondiale fu contesa fra tedeschi e sovietici in tre battaglie successive. I comandi ucraini qui si preparavano all’attacco dal 2014 e stanno logorando la spinta degli aggressori: da giorni bloccano due divisioni. Prendere Kharkiv per Mosca è imperativo. Domenica erano convinti di avercela fatta e hanno mandato i cingolati tra le case. Sono stati respinti. La replica è venuta di notte con raffiche di razzi diretti contro le postazioni difensive tra i palazzi: armi con testate che disperdono una pioggia di granate, seminando morte a caso tra la popolazione. Poi ieri mattina è comparso un singolo jet Sukhoi. Ha scagliato alcune bombe su un deposito di munizioni. Poi ne ha fatta cadere una su un giardino, forse volutamente non innescata: non è un ordigno di precisione, colpisce in maniera approssimativa e devastante. Il messaggio è chiaro: se non vi arrendete, ne lanceremo tanti.

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Più a sud, Kherson sta subendo la stessa sorte. Una notte fitta di razzi, per aprire la marcia ai tank verso Odessa. Poi elicotteri hanno sparato tra i condomini. Qui però i russi incontrano un altro nemico: il fango della primavera anticipata. Un semovente contraereo modernissimo è rimasto imprigionato nella melma ed è stato abbandonato: l’armata deve correre. Le avanguardie sono spuntate ieri sul fiume Dnepr a Zaporizzja e a Enerhodar, dove gli abitanti hanno opposto un muro di corpi ai blindati diretti verso la centrale nucleare.

Sul Mare di Azov, Mariupol sembra prossima a cadere dopo sei giorni di scontri. Poco lontano a Berdyansk la folla è scesa in piazza sfidando i russi che hanno occupato il municipio: alcuni cantavano, altri insultavano Putin. Davanti a loro c’erano commandos del Dagestan, veterani delle campagne contro i jihadisti. Ovunque la gente costruisce barricate. I mezzi russi rimasti senza benzina o guasti, spesso trainati da tir e trattori, vengono affiancati da auto che gettano molotov e fuggono.

Il racconto

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Mosca aveva sottovalutato la resistenza, sia civile che militare, pianificando un’invasione lampo che limitasse i danni alla popopolazione e le perdite. Adesso i comandanti sul terreno chiedono libertà d’azione: i primi a farlo sono i miliziani ceceni schierati alle porte di Kiev. Il loro leader Kadyrov ha scritto che “gli ucraini hanno dimostrato di non meritare rispetto”. Ieri per la prima volta dopo le bombe notturne la periferia della capitale è stata sorvolata dagli elicotteri d’assalto. Dopo le disfatte di domenica non si segnalano altri attacchi; forse per non ostacolare il negoziato, forse per schierare i nuovi reparti giunti dalla Bielorussia con artiglieria pesante. Le voci sull’ingresso in campo dell’esercito di Minsk sono crescenti. Ma arrivano pure gli aiuti per gli ucraini. Volontari, armi, persino i sistemi satellitari donati da Elon Musk e la Polonia potrebbe rinforzare l’aviazione con alcuni caccia Mig29. Tutto fa temere che la battaglia più feroce stia per cominciare.

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