Ucraina, l’evento di Repubblica al Parenti. Molinari: “La libertà non solo un diritto, è il più urgente dei doveri”

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“Siamo figli e nipoti delle democrazie che sconfissero il nazifascismo e prevalsero sul mondo sovietico. La libertà non è solo un diritto, ma è il più urgente dei doveri da esercitare. Dobbiamo essere dalla parte dell’Ucraina aggredita e di fianco a quella Russia che chiede di condividere i nostri diritti”. Così Maurizio Molinari, direttore di Repubblica, ha aperto la serata di approfondimento e riflessione dal titolo “Per l’Ucraina Per l’Europa” organizzata da Repubblica e Linkiesta. A fare gli onori di casa Andrée Ruth Shammah, la direttrice artistica del teatro Franco Parenti di Milano, insieme a Molinari e a Christian Rocca direttore de Linkiesta: “E’ una serata per l’Ucraina ma anche per l’Europa. Sebbene la guerra abbia solo sfiorato l’Europa, è chiara la strategia di Putin l’ha detta in mille discorsi, in tante interviste. Superare la democrazia liberale: questo è l’obbiettivo finale di Putin”.

Il pubblico è arrivato numeroso in via Pier Lombardo 14: studenti, avvocati, insegnanti. Milanesi. Tra loro c’è anche Liliana Segre “testimone del nostro tempo e della Storia” come l’ha definita Molinari dal palco. Per lei un lungo e commosso applauso.  

La serata comincia con poesia e musica. Poi è il momento di contributo video è arrivato dal filosofo Bernard- Henri Lévy: “ciò che si gioca oggi in Ucraina sono due concezioni dell’Europa e del nostro continente. Il culto della forza bruta di Putin, un avatar del fascismo del secolo scorso. Putin ha paura della democrazia. E poi Zelensky che mi ricorda un giovane Churchill nelle strade di Londra nel 1940. Una concezione di Europa che è la nostra. Zelensky  è un nuovo fondatore dell’Europa”.

(fotogramma)

Sul palco seduti su sedie pieghevoli di legno, personalità del mondo della cultura, del giornalismo e della comunità ebraica. C’è Natalia Aspesi, introdotta da un’ovazione: “Non è più il momento delle opinioni, secondo me ora chi può deve prendere delle decisioni drastiche. La realtà è che continua a morire della gente che non ha alcuna responsabilità di quello che sta succedendo. Mi piacerebbe che ogni Paese d’Europa mandasse 100 mila cittadini disarmati, un plotone di un milione di persone che andassero davanti ai carri armati”. Chiara Valerio, legge il passaggio di un libro di Katja Petrowskaja, “perché la lettura in questo luogo di diritti che chiamo ancora Occidente è un modo per resistere alla dittatura, una tentazione che bisogna evitare leggendo, scrivendo”.

Luigi Manconi ha parlato in video collegamento: “in queste ore si assiste a un singolare slittamento semantico, un tradimento delle parole che vengono deformate e alterate fino allo stravolgimento del loro senso originale e più vero. E così accade che altre due settimane dell’invasione russa c’è qualcuno che arriva a definire aggressione all’Ucraina come una guerra tra potenze. Questa non è solo la menzogna, ma un processo che rischia di portare alla scomparsa delle vittime”.

Tra gli interventi anche quello di Corrado Augias, intervistato da Molinari: “Da dove nasce la resilienza di questa giovane democrazia ucraina? Credo che nasca da un’acquisita coscienza nazionale, di non essere una dipendenza della grande Russia. Loro hanno sentito il sorgere di un sentimento nazionale, anche grazie a Zelensky. Una cosa che ha fatto molto arrabbiare Putin”.

Sul palco anche il vicedirettore di Repubblica Gianluca Di Feo, Corrado Augias, Francesco Merlo, Antonio Monda, Gianni Vernetti, Marco Bentivogli, Linda Laura Sabbadini. Presente anche il direttore dell’Espresso Lirio Abbate.

Pochi minuti a testa anche per il sindaco di Bergamo Giorgio Gori e intellettuali come Francesco Cundari, Sergio Staino, Sergio Scalpelli, Helena Janeczek, Francesco Cataluccio, Paolo Galimberti, Stefania Auci.

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