Un Primo Maggio da ricordare: la pandemia non arresta la musica, l’arte e l’impegno: “L’Italia si cura con il lavoro”

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Un successo. Al di là dei numeri dei telespettatori, che scopriremo solo domani, il Concertone del Primo Maggio 2021, il primo grande appuntamento live italiano da quando oltre un anno fa sono scattati i limiti agli assembramenti e il conseguente blocco di tutti i concerti, è stato un successo. Tanta musica, molto varia, tanti momenti di riflessione sotto lo slogan, perfetto, “l’Italia si cura con il lavoro” e qualche colpo di scena, atteso e non, hanno reso la lunga maratona tutt’altro che noiosa.

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Politica, musica e vita in una lunga sequenza di set, brevi come sempre, per dare spazio a più artisti possibili, in un miscuglio di concerto dal vivo (la gran parte delle esibizioni) e di set registrati (pochi in verità ma ben calibrati), per accendere di nuovo la luce sui concerti dal vivo, sull’assenza di musica da oltre un anno nei teatri, nelle piazze, nei club.

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Una bella fotografia della musica italiana di oggi, di tutta la musica italiana di oggi, da quella più pop a quella più rock, dall’hip hop alla trap, una fotografia vitale, colorata di una scena in movimento e che per la prima volta, tra Sanremo e il Primo Maggio, ha dimostrato di non avere più barriere e steccati, che le etichette che abbiamo usato fino ad oggi per raccontarla e interpretarla non hanno molto senso, che non c’è più “indie” e “mainstream”, e che la gente, il pubblico, può apprezzare l’uno e l’altra senza farsi grandi problemi e che alcuni artisti, come Colapesce e Dimartino tanto per fare un esempio, giocare in entrambi i campi senza nessuna difficoltà. Così come la bandiera dell’impegno può essere sventolata anche dalla giovanissima Chadia Rodriguez in topless sul palco, come da Fedez che legge un durissimo testo contro alcuni rappresentanti della Lega e a favore del Ddl Zan.

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Anzi, Fedez ha interpretato nel modo migliore la sua prima performance al Primo Maggio, lo ha fatto sia proponendo un ottimo set dal vivo, che piaccia o no la sua musica, ma soprattutto ha usato il palco (e la televisione) per parlare. E ha parlato chiaro, facendo nomi e cognomi dei rappresentanti leghisti che hanno detto delle spropositate castronerie, di stampo omofobo e razzista. “Fedez stia zitto e canti”, già sentiamo il mantra ripetuto in ogni dove da quelli che non avranno gradito l’intervento. Ma chi canta non può stare zitto.

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E non è stato zitto nessuno dai Modena City Ramblers ai Sud Sound System, a Piero Pelù, Fabrizio Moro, Edoardo Bennato, citando a caso tra i grandi, fino ai piccoli e nuovi, come Nayt, Folcast, Gaudiano, Fasma, Madame, tutti carichi di voglia di suonare, di stare con gli altri, voglia di accendere gli amplificatori e i microfoni. E nessuno voleva fare silenzio dopo un anno di assenza di concerti, più di 400 giorni di silenzio assordante. Una grande serata, dunque, con i necessari alti e bassi musicali, necessari perché non era la festa di una parte della musica italiana, ma di tutta la musica italiana, di tutti i lavoratori ma in particolare dei lavoratori della musica italiana.

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