Un taxi giallo e una bomboletta fanno riaprire il caso sull’omicidio di Laura Bigoni 30 anni fa a Clusone

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In tutti questi anni nessuno ha mai rintracciato un taxi giallo, targato Milano, visto da più persone la notte dell’omicidio proprio sotto casa della vittima. Il taxi che potrebbe a questo punto aver portato il vero assassino. C’è una nuova pista per il delitto della milanese Laura Bigoni, uccisa a 23 anni con nove coltellate nell’appartamento di villeggiatura a Clusone nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto del 1993. E sono le rivelazioni di una donna ad aver fatto riaprire le indagini.

C’è una signora difatti che dopo trent’anni ha deciso di parlare. «So chi potrebbe averla uccisa» ha detto. Lavorava come addetta alle pulizie al Comune di Milano in quegli anni, e quando si licenziò il suo posto lo prese proprio Laura. Il punto è per quale motivo lei decise di cambiare lavoro. La testimone, che ora ha 62 anni e che si è rivolta in prima istanza al periodico della Val Seriana Araberara, nel maggio del 2021 ha raccontato di aver subito nei primi anni ’90 ripetuti tentativi di violenza da parte di un uomo che lavorava alla portineria di uno dei palazzi che ospitano gli uffici comunali di Milano, dove Laura era addetta alle pulizie quando lei se ne andò.

Uomo che ai tempi veniva visto spesso arrivare al lavoro su un taxi giallo, di proprietà – si diceva allora – del fratello tassista. La donna ha spiegato di aver atteso così tanto tempo perché aveva paura di ritorsioni da parte del suo aggressore, anche ad anni di distanza. Il suo racconto è emerso solo ora per consentire agli investigatori di Bergamo di svolgere accertamenti che hanno portato a riaprire le indagini coordinate dal pm di Bergamo Guido Schininà. Dopo che il caso si era chiuso senza un colpevole: per l’omicidio gli investigatori si erano concentrati su Jimmy Bevilacqua, elettricista, aspirante vigile del fuoco e fidanzato di Laura, con cui aveva una relazione tormentata anche per via di un’altra ragazza con cui stava e che Laura aveva scoperto proprio poco prima della morte. Bevilacqua fu condannato in primo grado a 24 anni per poi essere assolto in appello con conferma della Cassazione.

Oltre al taxi giallo, c’è un altro indizio rivelato dalla donna per provare a fare luce sulla morte di Laura Bigoni, che sognava di fare l’estetista, figlia di due portinai originari di Clusone trasferitisi a vivere e a lavorare nel palazzo di Porta Romana a Milano dove abitava il premio Nobel Dario Fo con Franca Rame. «Quando quell’uomo mi aggredì aveva un accendino e una bomboletta, e quando Laura è stata trovata morta ho letto che avevano tentato di dare fuoco al materasso con una bomboletta» ha detto. Due nuovi indizi, una pista “milanese” che chissà sveli finalmente la verità sulla morte di Laura Bigoni.
 

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