Una decina di persone contesta Renzi alla Leopolda per i suoi rapporti con Mohammed Bin Salman

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Mini contestazione alla Lepolda. Una decina di persone ha dato vita a un breve flashmob davanti alla storica ex Stazione di Firenze dove è in corso da ieri la convention Leopolda 11: i manifestanti esponevano cartelli con la scritta ‘Italia Viva, coscienza morta’, contestando i legami di Matteo Renzi con il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman, accusato di avere responsabilità nell’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi.

“Non si può permettere a Renzi, viste le sue frequentazioni, di parlare di reddito di cittadinanza come reddito di criminalità”, hanno affermato i manifestanti, fra cui anche il consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune Dmitrij Palagi, che ha avuto anche un battibecco con due ragazzi dello staff della Leopolda che avevano attraversato la strada per raggiungere il presidio.

“Torna Matteo Renzi alla Leopolda e la sinistra torna a evidenziare quanto inaccettabile sia il modo in cui questa figura vive la politica. Dopo essere stato il sindaco che la destra ci invidiava, usando Firenze per la sua scalata nazionale. Adesso prende compensi non istituzionali per parlare con personaggi coperti dall’ombra dell’omicidio di Jamal Khashoggi. E il leader di Italia Viva, con queste frequentazioni, si permette di parlare del reddito di cittadinanza come di reddito di criminalità”. Lo hanno detto, in una nota congiunta, il consigliere comunale Dmitrij Palagi di Sinistra progetto Comune, e Massimo Torelli, portavoce di Firenze Città Aperta.

A fine del corteo studentesco e del collettivo di fabbrica Gkn, con un gruppo di attivisti e militanti, “abbiamo manifestato con cartelli di fronte alla Leopolda, sentendoci accusare – proseguono Palagi e Torelli – di non capire che il comportamento di Renzi sarebbe legale: la linea Bellanova ripetuta senza pensiero critico, incapace di confrontarsi su cosa sia la politica e su cosa sia inopportuno fare”.
“Avere relazioni economiche personali, con chi viola i diritti umani – concludono Palagi e Torelli – per noi resta inopportuno”.

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