Una marcia per il diritto del popolo iraniano di poter sognare ed essere libero

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Caro Direttore
in Iran da settimane accade qualcosa di eroico, straordinario e drammatico, simile ad altre lotte che rischiamo di dimenticare o farne abitudine: quella del popolo ucraino; dei ceceni, i siriani, i curdi, gli afgani, i Montagnard, gli uiguri, i tibetani, i cinesi… popoli che rivendicano un semplice diritto: quello di essere liberi di sognare, di determinare il proprio futuro e destino.

Il 10 dicembre, giornata mondiale per i diritti umani, a Roma, alle 10, partirà da piazza della Repubblica una marcia in sostegno del popolo iraniano e dei popoli oppressi da dittature, violenze, guerre, fame. Una marcia indetta dal Partito Radicale, a cui aderiscono in queste ore tante personalità della politica, della cultura, e cittadini “normali”. Un’iniziativa preceduta da tante manifestazioni dinanzi all’ambasciata iraniana a Roma e da uno sciopero della fame della tesoriera del Partito Radicale Irene Testa e altri militanti e cittadini. Iniziative di cui si è saputo poco e male. Per questo, con la “complicità” di questo giornale, vorrei fare un vero e proprio volantinaggio. E’ stato diffuso un appello, alle donne e agli uomini di buona volontà. A loro si dice: “Ucraina – Iran, Kjiv – Teheran: due popoli, stessa lotta per libertà e giustizia, senza le quali non può esserci pace“.

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L’appello è “a coloro che incarnano le nostre istituzioni, hanno giurato fedeltà alle leggi della Repubblica, ai valori che rappresentano e prefigurano”.

E ancora: “Noi ricordiamo, e ostinatamente ricorderemo, che in Iran è in corso una rivoluzione nonviolenta e pacifica, che non si può restare inerti e indifferenti di fronte a questo storico e drammatico evento. Ricordiamo, e ostinatamente ricorderemo, che indifferenza e inerzia equivalgono a complicità con gli oppressori e i violenti: colpa dolosa di cui si dovrà rispondere alle nostre coscienze e alle future generazioni, anche per questo saremo giudicati.

Noi ricordiamo che in Iran un popolo lotta in modo nonviolento per la conquista di inalienabili diritti brutalmente negati e repressi, affinché sia posta fine al regime della Repubblica islamica per consentire la costituzione di una Repubblica democratica laica parlamentare basata sullo stato di diritto e sul rispetto diritti umani. Un intero popolo, nonostante massacri e violenze patiti ogni giorno, alza la testa, strappa il velo, oppone una strenua, pacifica, fiera resistenza alle violenze e agli abusi delle milizie del regime teocratico che da decenni lo opprime.

Noi chiediamo che Italia, Unione Europea, Occidente, mostrino nei confronti del popolo iraniano la stessa solidarietà e sostegno che giustamente si esprime nei confronti del popolo ucraino in lotta contro la guerra scatenata da Vladimir Putin.

Noi chiediamo che non si fornisca più supporto economico-commerciale a Teheran; che sia sospeso ogni accordo, nucleare compreso; che si attui un embargo economico-commerciale; che siano sanzionati i membri della struttura di potere della Repubblica islamica in Iran con il divieto di viaggiare nei Paesi dell’Unione europea; che si attivi la giurisdizione extraterritoriale prevista dai codici penali per procedere nei confronti di coloro che si siano macchiati di crimini contro l’umanità come la tortura, il sequestro di minori e le uccisioni extragiudiziali anche se i delitti sono stati commessi all’estero.

Noi affermiamo che non può esserci pace se non sono garantiti e tutelati i diritti inviolabili delle persone e dei popoli; non può esserci pace senza giustizia; le guerre, i conflitti, nascono dalla violazione di questi diritti; l’uguaglianza dei diritti per tutti è valore irrinunciabile, imprescindibile, fondante delle moderne società democratiche.

Noi questo affermiamo e chiediamo nella Giornata mondiale dei Diritti Umani: giornata che ricorda appunto che questi sono universali, indivisibili, inalienabili”.

Conoscere per deliberare“, scrive Luigi Einaudi nel suo “Prediche inutili“. A “Repubblica” l’appello einaudiano di consentire che questa marcia sia conosciuta, e i suoi lettori siano messi nella condizione di poter “deliberare”.
 
*Valter Vecellio è direttore di Proposta radicale
 
 
 

 
 

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