Un’Italia sospesa ma nevrotica

Pubblicità
Pubblicità

Un’Italia sospesa, un’Italia nevrotica. È la condizione in cui il Paese rischia di trovarsi nei prossimi giorni, quando si tratterà di leggere il risultato delle Amministrative. Un’Italia sospesa perché i dubbi sul sistema politico continuano a essere più numerosi delle risposte. A destra il paradosso è straniante: uno schieramento che sulla carta ha dalla sua una larga maggioranza di elettori è incapace di vincere nelle grandi città, dal Nord al Sud. Un’incapacità che tradisce una straordinaria immaturità politica, testimoniata dalla modestia dei candidati (con l’eccezione forse di Torino) e dalla difficoltà di parlare agli italiani se non per slogan, come se fossimo immersi da anni in un eterno talk show televisivo, senza passato e senza futuro. La crisi del salvinismo è anche il prodotto di questo rumoroso immobilismo: tanti voti (circa il 34 per cento alle ultime elezioni europee) in cambio di niente, al netto dei bacioni, dei rosari, dei “selfie” da amene località e dei comizi con i compagni di strada sbagliati. L’opaco caso Morisi non è la causa, ma l’esito finale di un fallimento che ha radici lontane.

E l’involuzione leghista coinvolge Giorgia Meloni. Più abile, più brillante, ma inerte per troppo tempo di fronte alla necessità di rinnovare il suo partito, di eliminare le ambiguità, di tagliare i fili con ambienti residuali e personaggi equivoci. Anche in questo caso dietro la giovane leader servirebbe una classe dirigente che fosse espressione – come si usa dire – di una cultura delle istituzioni e non degli interessi di un circolo politico. Di nuovo, meno demagogia televisiva e più proposte per gli italiani: altrimenti non si chiuderà la forbice tra i sondaggi nazionali e la povertà dei risultati locali.
Quanto alla sinistra, la situazione è opposta. Debole nelle proiezioni generali, solida nelle amministrazioni cittadine. In quale misura, lo vedremo lunedì sera. Ma è chiaro che il nodo resta ancora il rapporto con i Cinque Stelle di Conte. Il “fronte progressista” ha senso se quel che resta del movimento “grillino” si fa assorbire via via dal Pd. Secondo lo schema di Bologna più che di Roma. Nella capitale Conte non vede l’ora di sostenere Gualtieri nell’eventuale ballottaggio, ma incontra difficoltà e resistenze tipiche del declino in cui si agitano i 5S.

L’Italia sospesa e nevrotica è dunque un Paese in cui le forze politiche hanno pochi margini d’azione sul piano nazionale e appaiono prigioniere, chi più chi meno, dei propri conflitti. Il che può offrire ulteriori spazi al governo Draghi, reso forte fino a oggi proprio dall’equilibrio delle impotenze. In realtà la storia è più complessa. Il voto amministrativo costituirà comunque uno scossone. Poi l’avvicinarsi della contesa sul Quirinale accentuerà le tensioni, se nessuno sarà in grado di disinnescarle in anticipo. Può sembrare un controsenso accennare a un logoramento dell’esecutivo dopo aver descritto la debolezza dei partiti. Ma proprio qui è il pericolo. Il primo a esserne consapevole è il presidente del Consiglio: gli applausi e le lusinghe circa il suo essere insostituibile non bastano a mascherare la realtà. Vale a dire che le situazioni incerte e sospese non durano a lungo e di solito non portano fortuna. Nessuno ha una soluzione alternativa a Draghi e una crisi sarebbe un fenomeno di autolesionismo. Ma il gioco dei veti e lo stillicidio quotidiano possono essere distruttivi. Di certo il premier non intende soggiacervi.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source