Università telematiche, la protesta di studenti e sindacati: “Troppe storture, più poteri di controllo al ministero”

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ROMA – “Sulle università telematiche apriamo il dibattito pubblico”, scrive Gianna Fracassi, segretaria di Flc Cgil. Il longform di Repubblica “La fabbrica delle lauree facili”, di fatto, ha iniziato il percorso.

La fabbrica delle lauree facili

Fracassi fa sapere: “Oggi c’è un salto di qualità nelle dimensioni, nella possibilità di costituire università profit, nel trasferimento delle loro logiche distorte agli atenei in presenza con corsi in streaming, sedi distaccate, esami standardizzati e accompagnati. Stiamo denunciando le storture del sistema da anni e il prossimo 10 aprile presenteremo il rapporto ‘Il piano inclinato: università profit, telematiche e ibride’. I problemi si sono visti per l’ateneo bosniaco che rilasciava titoli inutili, e li ha confermati la stessa ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, in Parlamento. La questione è la mancanza di controllo del ministero, dell’agenzia di valutazione Anvur e del Consiglio universitario Cun”.

Dice ancora Fracassi: “La logica oggi imperante, che le università sono istituzioni autonome e quindi a loro spetta autoregolarsi, sta producendo disastri. È arrivato il momento di ridare poteri di supervisione e intervento a Mur e Cun”.

Il segretario della Gilda degli insegnanti, Rino Di Meglio, è tranchant: “Tra titoli fasulli e dottorati in Paesi strani a spese dello Stato, è una tragedia per la cultura”.

Udu: “L’istruzione superiore resti pubblica”

Gli studenti dell’Unione degli universitari si sono schierati, nel corso dell’approvazione del Decreto Milleproroghe, contro l’emendamento della Lega che voleva far slittare di un anno il testo – voluto dal Governo Draghi – che chiede agli atenei online di adeguarsi ai parametri dei tradizionali, a partire dal rapporto docenti-studenti. “È inaccettabile che le università online mostrino un rapporto così sproporzionato, con una media di un docente ogni 384,8 studenti quando la media degli atenei pubblici è di un professore ogni 28,5”; sostiene l’Udu. E continua: “Questa disparità non solo mina la qualità dell’istruzione, ma accresce il rischio di pratiche corruttive, come hanno dimostrato i numerosi casi giudiziari che hanno coinvolto atenei privati telematici negli anni. La visione aziendalistica dell’istruzione superiore, promossa dalle strutture online, tradisce i principi fondamentali dell’università come luogo di formazione, ricerca e dibattito. L’istruzione superiore deve restare pubblica, accessibile a tutti”.

Il rettore dell’Alma Mater, Giovanni Molari, che nel longform di Repubblica sostiene che il modello telematico “non fa bene al Paese”, ora aggiunge: “Sul digitale, comunque, noi atenei storici proveremo a fare di più”.

“Le statali alzano ostacoli”

Adia Barretta, docente di Informatica in un liceo di Benevento, spiega: “La prossima settimana iniziano i corsi abilitanti per i docenti già abilitati che vogliono prendere una seconda idoneità, Le università telematiche sono partite prima. Le statali sono quasi tutte in ritardo e siamo costretti a scegliere gli atenei online se vogliamo conseguire il titolo in tempo per inserirci nelle Graduatorie per supplenti”.

Rosa Sigillò, docente di scuola materna all’Aquila, aggiunge responsabilità a carico dell’accademia tradizionale: “Fino a quando le università statali metteranno paletti inutili agli universitari, il risultato sarà l’iscrizione di massa altrove. Per gli studenti lavoratori è impossibile frequentare gli atenei pubblici a causa della loro impostazione bigotta. L’ho vissuto sulla mia pelle, un percorso ad ostacoli per ottenere una laurea in Scienze dell’educazione. Ho dato otto mesi all’Università di Pescara e poi sono stata costretta a passare a una telematica chiedendone il riconoscimento. Il successo degli atenei online è figlio della disorganizzazione e della pigrizia pubblica”.

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