Universitari sul piede di guerra: “Dal governo nessuna risposta, affitti aumentati: rimontiamo le tende”

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Tornano gli studenti che per settimane hanno manifestato davanti alle università di tutta Italia per denunciare il caro affitti che affligge le principali città italiane. La loro è stata una resistenza pacifica e ferma, che ha costretto la politica a guardare la questione e provare a dare delle soluzioni. Che però, secondo i manifestanti, non sono arrivate. La denuncia arriva, tra gli altri, dalla rete Udu, l’Unione degli universitari e da Link coordinamento universitario, che non perdonano al governo di aver fatto saltare i 500 milioni di euro messo a disposizione per gli studenti nella terza rata del Pnrr, posticipando la discussione.

Il silenzio della politica

In una nota, l’Udu denuncia l’immobilismo del Governo: “Ad oggi, il ministro Matteo Salvini non ha fatto nulla per contrastare il caro affitti. Gli avevamo chiesto di intervenire urgentemente sulle agevolazioni fiscali, spostandole dal mercato libero al mercato concordato. Sarebbe stata una misura a costo zero, ma avrebbe aiutato a mantenere sotto controllo i canoni mensili, incentivando gli accordi territoriali. Abbiamo appreso che Salvini vuole aprire un tavolo e auspichiamo di essere coinvolti con la massima urgenza. Porteremo alla sua attenzione le nostre richieste in vista della prossima legge di bilancio”.

Secondo Virginia Mancarella, coordinatrice di Link coordinamento universitario, “la politica, durante la nostra protesta delle tende, ha risposto positivamente e si è resa disponibile sull’onda della mediaticità, ma a distanza di qualche mese non c’è stata nessuna risposta concreta e a settembre ci aspettiamo il peggio”.

Verso l’assemblea del 16 e 17 settembre

Proprio per affrontare quello che sembra un autunno caldo, il 16 e il 17 settembre gli studenti si riuniranno in assemblea a Milano, la città simbolo del caro affitti, per discutere come portare avanti questa protesta. “La prima cosa su cu ribadiamo la necessità di un intervento è la creazione di nuovi studentati – prosegue Mancarella – perché le grandi città, ormai, sono preda degli affitti brevi. Il diritto all’abitare e allo studio dovrebbe essere sacrosanto”. I dati Edisu, l’Ente regionale per il diritto allo studio,  fotografano bene la situazione: i posti letto messi a disposizione nelle residenze universitarie sono 40mila, a fronte di un numero di studenti pari a 1,8 milioni. “Diventa evidente che né per il Governo, né per la Regione lo studio è al centro del loro modo di fare politica, altrimenti capirebbero che investire sulla creazione di residenze universitarie o mettere a disposizione i tanti immobili sfitti diventerebbe una priorità” conclude Mancarella. 

I prezzi delle camere continuano a salire

Se la politica non mantiene, il mercato immobiliare non è da meno. Secondo l’ultimo rapporto di Immobiliare.it, l’aumento dei prezzi per i fuorisede non si è affatto fermato. Da un lato cresce l’offerta degli appartamenti messi a disposizione per gli studenti, ma il prezzo è rimasto invariato o addirittura è cresciuto. Milano resta la città più cara, dove una camera singola costa 626 euro, ma per la prima volta Bologna supera Roma con i 482 euro medi per una stanza singola, registrando un aumento dell’8 per cento. La capitale è al terzo posto con una media di 463 euro, quarta Firenze dove il costo per una singola si aggira sui 435 euro. Stazionari i prezzi delle doppie, con il capoluogo lombardo che resta il più caro (348 euro). L’aumento sostanzioso dei prezzi riguarda soprattutto le città universitarie minori: una stanza a Bari è aumentata, rispetto allo scorso anno, del 29 per cento; Brescia e Palermo registrano un +18, mentre a Parma e Pescara i prezzi aumentano del 16 per cento.

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