Uno scienziato italiano in Antartide per due mesi: “A -35°C sveliamo i segreti del cambio climatico”

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Il primo obiettivo in Antartide è stato raggiunto, anche se solo qualche settimana fa il team di Beyond Epica (Oltre Epica, cioè European Project for Ice Coring in Antarctic) ancora non aveva alcuna certezza che si sarebbe riusciti a perforare 130 metri di ghiaccio antartico. I primi passi sono stati fatti e ora è tutto pronto per arrivare molto più giù, fino a prelevare i depositi ghiacciati di oltre un milione di anni fa per il progetto europeo arrivato alla sua seconda fase e destinato ad andare avanti.
 

“Abbiamo preparato il campo e la strumentazione per l’anno prossimo – dice Carlo Barbante da Little Dome C, il campo di carotaggio a 40 chilometri dalla base italo-francese Concordia, nell’Antartide orientale. Barbante, direttore dell’Istituto di scienze polari del Cnr e professore dell’Università Cà Foscari Venezia coordina glaciologi, ingegneri e tecnici del gruppo internazionale che collabora al progetto Beyond Epica.

Beyond Epica: in Antartide per studiare il clima tra passato e futuro

La missione in Antartide è soltanto una delle perle nel curriculum di questo professore 59enne che da Feltre, dove è nato, è arrivato ai ghiacci del Polo Sud studiando la dinamica dei processi ambientali nelle sue Dolomiti. È stato professore distaccato presso l’Accademia Nazionale dei Lincei dal 2012 al 2014 e ha ricevuto riconoscimenti prestigiosi per i suoi studi dell’impatto antropico sul clima in epoca pre-industriale. Ma libri, pubblicazioni, premi sono nulla rispetto a trovarsi su quelle distese bianche di cui Barbante coglie molto più dell’aspetto scientifico, come mostrano anche le foto che scatta nelle sue spedizioni.

In volo su Little Dome C, il campo in Antartide dove si studia il clima

Nell’estate antartica le condizioni meteo sono meno proibitive e Barbante non nasconde che nonostante la passione, a volte è davvero dura. Insieme al suo gruppo ha lavorato da inizio dicembre a un’altitudine di 3,233 metri sul livello del mare a più di un chilometro dalla costa, dove le temperature medie sono di -35 °C.

Lavorare a -35 °C

“È davvero difficile fare anche le operazioni più semplici in condizioni estreme, come quelle in cui ci muoviamo ogni giorno”. Barbante, che sta per rientrare in Italia, ha il viso segnato: sole, riverbero e vento (in uno dei video soffia a quasi 20 km all’ora) colpiscono la pelle nonostante le protezioni. E poi bisogna fare attenzione a ogni gesto, controllare ogni movimento, perché a queste temperature una disattenzione può costare cara. “Non possiamo stare fuori a lungo – racconta Barbante – per questo cerchiamo di organizzare tutto alla precisione e per fortuna il gruppo è affiatato. Abbiamo undici ricercatori sul campo dall’inizio di dicembre e una programmazione serrata, perché l’estate australe sta finendo e poi sarà impossibile proseguire”.

Antartide, la missione: “Carote di ghiaccio fino a 3 km di profondità in condizioni climatiche estreme”

Le immagini scattate da Saverio Panichi dell’Enea, da Thomas Stocker dell’università di Berna e dallo stesso Barbante documentano le difficoltà di lavorare in uno degli ecosistemi più ostili per l’uomo. Fissano però anche i momenti di pausa, quando si taglia la pizza (con aglio e peperoncino per i palati più esigenti) o si prende dalla dispensa la mortadella per il pranzo. E immortalano che a volte, nonostante la tecnologia avanzatissima del progetto, ci si arrangia come si può, quando per tagliare il prosciutto si usa una morsa dell’officina.

Il gruppo ha passato qui le feste di Natale e la sera di Capodanno dalla base Concordia è arrivato anche lo champagne per brindare, ma in anticipo rispetto a casa, e non per questioni di fuso orario. “La sera siamo tutti davvero molto stanchi – dice Barbante – alle 21 al massimo di solito siamo a letto, anche perché i tempi di lavoro sono stretti: sveglia alle 7 per la colazione e via sul campo. Pausa caffè alle 10 circa e pranzo dalle 12.30 alle 13.30, uno stop per la merenda e poi lavoro fino alle 19”.

In Antartide: il carotaggio del ghiaccio

Stare lontani da casa, mangiare soprattutto cibi preconfezionati, farsi bruciare la pelle da gelo e sole che il ghiaccio moltiplica sono un sacrificio indispensabile perché è soltanto in Antartide che si possono trovare le informazioni essenziali per comprendere la temperatura e la concentrazione di gas serra nell’atmosfera del passato. Negli strati di quel ghiaccio, accumulati in centinaia di migliaia di anni, sono intrappolate bolle d’aria da cui gli scienziati traggono i dati indispensabili per la loro ricerca. Una lettura che procede lentamente, per andare indietro nel tempo, anche se l’urgenza di capire di più per poter fermare la crisi climatica spinge ad andare oltre. Subito.

“Ghiaccio e neve in Antartide conservano le temperature dell’ultimo milione e mezzo di anni”

Gli obiettivi della missione

“Durante il nostro precedente progetto Epica, terminato nel 2008, siamo riusciti a estrarre e analizzare una carota di ghiaccio di 800.000 anni fa. – spiega Barbante – Ora stiamo cercando di andare ancora più indietro nel tempo: perché se vogliamo ottenere una prospettiva corretta su ciò che il mondo sta attualmente vivendo con il cambiamento climatico, e adottare strategie di mitigazione adeguate, dobbiamo indagare periodi sempre più lontani”.
 

Cosa si legge nelle carote di ghiaccio

Una parte importante del progetto si svolge anche nei laboratori e nei centri elaborazione dati delle università europee. Il gruppo di Little Dome C è in costante contatto con l’Italia. “Il mio gruppo di ricerca all’Università Cà Foscari Venezia analizzerà la composizione isotopica della carota di ghiaccio Beyond Epica, in collaborazione con i laboratori dei partner di progetto – dice Barbara Stenni, professoressa di geochimica e paleoclimatologia – questo permetterà di ricostruire le temperature al sito di perforazione in Antartide. Le variazioni di temperatura saranno rapportate a quelle ottenute dall’analisi dei gas serra. Un obiettivo, insieme a Cnr-Isp Venezia, sarà fornire l’ampiezza delle variazioni e i tempi di risposta di questi parametri nelle transizioni tra periodi glaciali e interglaciali negli ultimi 1,5 milioni di anni”.

Le temperature e la concentrazione di CO2

La precedente campagna di Epica ha già dato la certezza che negli ultimi tre milioni di anni ci sono stati periodi in cui le temperature hanno oscillato e si sono alternati intervalli quasi regolari più caldi e più freddi. I dati raccolti nel 2008 hanno verificato che le concentrazioni di gas serra nel passato non sono mai state così alte come oggi. E intorno al 1850, in corrispondenza con l’aumento delle attività antropiche e l’uso di combustibili fossili per l’industrializzazione, c’è un picco spaventoso di aumento delle temperature.

Un progetto da 11 milioni di euro

Beyond Epica vuole scavare ancora di più nel passato per migliorare le nostre capacità di prevedere gli scenari climatici del futuro. È un progetto emblematico dell’impegno dell’Unione europea per la mitigazione e l’adattamento al cambio climatico, finanziato dalla Commissione Europea con 11 milioni di euro. L’Italia ha un ruolo importante visto il ruolo del professor Barbante, che coordina dodici istituti di ricerca internazionali europei ed extraeuropei con le sinergie dell’Istituto Polare Francese e le attività del Programma Nazionale Antartico Italiano.
 

A cura di Paola Rosa Adragna e Gaia Scorza Barcellona
Infografiche: produzione Gedi Visual

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