Usa 2021 il giuramento surreale di Biden quanto conta chi ce e chi non ce

Usa 2021, il giuramento surreale di Biden: quanto conta chi c’è e chi non c’è

La Republica News
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WASHINGTON. Quando Joe Biden salirà sul palco allestito per l’Inauguration Day il 20 gennaio, sotto la cupola del Campidoglio di Washington, il coronamento di mezzo secolo di carriera politica avverrà di fronte a uno scenario surreale, quasi macabro. A mezzogiorno in punto, ora locale, l’inizio del giuramento avverrà di fronte a una spianata del National Mall piena solo di militari e poliziotti: uno spettacolo da colpo di Stato. O golpe mancato, non importa. Le restrizioni già eccezionali imposte dal distanziamento per la pandemia, sono state moltiplicate all’infinito dopo l’assalto al Congresso del 6 gennaio: la Washington di questo inizio di presidenza è una capitale irriconoscibile, deserta e militarizzata.

Quella spianata davanti al Campidoglio, così vuota di cittadini, così piena di militari, autoblindo e barriere invalicabili, ricorderà a Biden quanto è cambiata l’America negli ultimi dieci mesi, e poi ancor più nelle ultime due settimane. Al punto da stravolgere un rito, rendendolo irriconoscibile nei minimi dettagli. Perfino il treno Amtrak dalla sua casa di Wilmington (Delaware) alla Union Station di Washington è stato vietato a Biden per timore di attentati, negandogli una routine pluridecennale da pendolare della politica.

Washington: Trump in chiesa prima del giuramento

Donald Trump non ci sarà, Barack Obama sì

Mancherà il perdente, Donald Trump, sottoposto al secondo impeachment dalla Camera e già partito per la Florida poche ore prima. Non accadeva dall’Ottocento, questa plateale assenza di un presidente uscente al giuramento del successore. Quanti altri repubblicani – per timore della propria base – diserteranno la cerimonia, continuando a non riconoscere la legittimità del nuovo presidente? In un evento così sparuto, in una capitale desertificata, ogni assenza sarà ancora più visibile, non basteranno a compensarla il vicepresidente Mike Pence e tre ex presidenti, Clinton Bush Obama. Un alone di tragedia incombe sull’evento che doveva essere festoso: niente balli mondani, Biden dopo il giuramento andrà a un memoriale in omaggio ai quasi 400.000 americani morti per il Covid.

Il memoriale che rende omaggio alle oltre 200.000 persone morte a causa della malattia da coronavirus
 (afp)

Inauguration Day, cosa prevede la cerimonia di giuramento del Presidente USA

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La crisi del 2008 e la pandemia, i precedenti giuramenti in tempi di crisi

Quella scenografia, quella cerimonia, in quel luogo, dovevano essere un déjà vu per il 78enne che si appresta a diventare il 46esimo presidente degli Stati Uniti. Da vicepresidente di Barack Obama, per due volte nel gennaio 2009 e nel gennaio 2013 ha partecipato come un comprimario alla stessa inaugurazione. Quella del 2009 aveva una triste analogia: anche allora come oggi la nuova presidenza democratica ereditava da un’Amministrazione repubblicana un’economia stremata da una tremenda recessione; nel 2008-2009 veniva definita “la crisi più grave dopo la Grande Depressione degli anni Trenta”, un record che le viene sottratto proprio dal disastro del 2020-21.

I membri della banda militare vestiti con costumi del XVIII secolo provano vicino al Campidoglio degli Stati Uniti  (reuters)

Biden penserà intensamente a quest’ironia della sorte: il destino sembra condannare i democratici come lui a “riparare” un meccanismo economico e sociale schiantato da uno shock sotto il governo altrui. Ma la sua memoria risale inevitabilmente più indietro nel tempo. Dopotutto, Biden iniziò a fare politica in un’epoca più vicina a quella dei presidenti Calvin Coolidge (1923-29) e Herbert Hoover (1930-33) che non al mondo del 2021. Ecco altri due presidenti repubblicani, Coolidge e Hoover, che lasciarono in eredità al democratico Franklin Roosevelt un’America devastata, impoverita e impaurita da una calamità economica. Biden dunque ripenserà al gennaio del 2009 – quando Obama stava per consegnargli la responsabilità di gestire il salvataggio dell’industria automobilistica americana – ma anche al marzo del 1933. Franklin Roosevelt s’insediò alla Casa Bianca a un’epoca in cui la transizione era ancora più lenta – durava dall’Election Day di novembre fino a marzo – e pure lui ebbe rapporti tesi, cooperazione minima con il suo predecessore repubblicano. I paragoni con Roosevelt sono anche personali, intimi e dolorosi. FDR, il leader del New Deal, apparteneva a un mondo in cui la classe dirigente pagava di persona, mandava i figli a morire in guerra. Biden ha sofferto lo stesso destino tragico in tempi molto diversi, quando il patriottismo è sbeffeggiato dalla sinistra, e manipolato da una destra dove George W. Bush e Donald Trump s’imboscarono come tanti privilegiati per non andare al fronte.

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Joe Biden, il presidente che ha attraversato la storia americana

La profondità storica darà a Biden una prospettiva inedita su questo Inauguration Day. Anomalo come lo è stata la figura di Trump e il quadriennio di governo nazional-populista concluso con l’ignobile assalto al Congresso; però un po’ meno anomalo di quanto si creda. Dall’alto dei suoi 78 anni, Biden ha la saggezza e le letture utili per ricordare che la storia degli Stati Uniti aveva conosciuto altre insurrezioni populiste (più spesso di sinistra); altri isolazionismi in politica estera. Chi oggi lamenta la delegittimazione reciproca tra le due Americhe, o è in malafede o è troppo giovane. Biden no, lui ricorda di aver esordito in politica nell’America ferita dalla guerra del Vietnam, dall’esplosione di tensioni razziali, dai primi segnali di una de-industrializzazione che infieriva contro la classe operaia (all’epoca era la concorrenza giapponese a mettere in ginocchio il Midwest). Biden ha lo sguardo che abbraccia i tempi lunghi. Sa di essere arrivato al traguardo di una vita – dopo due tentativi falliti malamente – sull’onda di una vittoria a metà. Non c’è stata la riconquista del voto operaio, e questo pesa sul vecchio Joe che si sente vicino all’America delle fabbriche.

Jimmy Carter cammina mano nella mano con Rosalynn e sua figlia, Amy, durante la sua parata inaugurale a Washington il 21 gennaio 1977 

Non gli è riuscita l’operazione per la quale lui si era sentito più adatto di Hillary nel 2016: ricostruire il legame storico tra il partito democratico e le classi lavoratrici. Biden ha un vantaggio generazionale: è vaccinato dall’età e dai capelli bianchi contro il “politically correct” delle élite costiere, degli intellettuali radicali che liquidano 74 milioni di elettori trumpiani come dei fascisti o dei razzisti o degli “utili idioti che votano contro il proprio interesse”. Anche l’orrore di un quasi tentato-golpe non lo distoglierà dall’attenzione verso l’America dei “bifolchi senza laurea”, che lui non vuole regalare agli eredi del trumpismo. Biden sa che aver consegnato alla destra la rappresentanza dei lavoratori – operai tradizionali o nuovo precariato, maschi bianchi o ex-immigrati – è un errore strategico da affrontare con una lunga terapia. Fra meno di due anni arrivano le elezioni di mid-term, in cui sarà di nuovo in palio la maggioranza al Congresso.

I preparativi per l’inaugurazione del presidente eletto Joe Biden  (reuters)
Mentre Biden ha un disperato bisogno di uscire dal clima di “guerra civile a bassa intensità” che assorbe tanta parte dell’attenzione dei suoi, sa che il mondo non aspetta. Una parte del mondo è partita in una fuga in avanti, in ripresa dall’estate scorsa, e questa è la prima sfida che attende Biden: la Cina si rafforza come portatrice di un’alternativa globale e sistemica. Una vasta area del pianeta, con la Cina al suo centro, e nei primi cerchi concentrici l’Estremo Oriente e il sud-est asiatico, ha “profittato” della pandemia per una fuga in avanti che distacca l’America. Per quanto Biden sia un atlantista legato alla vecchia Europa, la logica geostrategica è stringente: si occuperà molto dell’Asia-Pacifico, dove si gioca il futuro e dove l’America rischia di rappresentare il passato. La rinascita dell’America sarà il tema dell’anno ma non basterà una rinascita della “vecchia”America, dello status quo ante. La seconda ondata dei contagi e dei lockdown ha provocato una ricaduta nella recessione: in una sola settimana le richieste di indennità di disoccupazione sono aumentate di un milione. Nel frattempo c’è un’America che si è arricchita ancor più grazie a questa calamità.

“Da quando è iniziata la pandemia – denuncia Biden – l’un per cento dei più ricchi ha aumentato il proprio patrimonio di 1.500 miliardi”.

C’è un non-detto dietro questa severa constatazione: Big Tech e Wall Street, che nel covid hanno trovato una miniera d’oro, sono gli stessi poteri forti sempre più identificati con l’establishment democratico, un’alleanza che per il popolo di destra continuerà ad alimentare sospetti e teorie complottiste.

Dentro la Casa Bianca

 

Le prime sfide dell’amministazione Biden

Mentre fa il suo giuramento solenne nell’Inauguration Day quasi virtuale, Biden già pensa al frenetico attivismo legislativo che ha promesso fin dalle prime ore pomeridiane del 20 gennaio. Prima ancora che entri in vigore il suo American Rescue Plan, la maxi-manovra anti-covid e anti-recessione da 1.900 miliardi di dollari – che richiede l’approvazione del Congresso – userà con vigore lo strumento dei decreti esecutivi, per disfare gli atti più controversi del suo predecessore. Un crescendo di decretazione d’urgenza darà all’America e al mondo intero il segnale di un cambio di rotta. Fin dal primo giorno, Biden firmerà il rientro degli Stati Uniti negli accordi di Parigi per la lotta al cambiamento climatico e nell’Organizzazione mondiale della sanità.

Membri della Guardia Nazionale all’interno del perimetro di sicurezza vicino al Campidoglio (ansa)

Abolirà il cosiddetto Muslim Ban con cui Trump vietò l’ingresso da molti paesi, prevalentemente di religione islamica (restano però le restrizioni più recenti dovute alla pandemia). Renderà obbligatoria la maschera in tutti gli edifici pubblici federali e mezzi di trasporto che collegano i 50 Stati Usa. Prolungherà il blocco degli sfratti per aiutare coloro che hanno perso lavoro e reddito. Sarà concessa un’ulteriore proroga ai pagamenti degli interessi sui prestiti per gli studenti universitari. Ordinerà alle agenzie federali da cui dipende il controllo delle frontiere di agevolare la riunificazione dei figli minorenni separati dai genitori nel corso delle retate di immigrati clandestini. Ma avrà bisogno del Congresso e degli Stati per affrontare le sfide più sostanziali, da cui dipende la sorte della sua presidenza.

La promessa di raggiungere quota 100 milioni di vaccinati nei primi 100 giorni richiede un salto di velocità che dipende in parte dal governo federale, in parte dalle autorità locali, dall’industria farmaceutica, dagli ospedali e dalle farmacie. Idem per la riapertura delle scuole, altra promessa solenne: va concordata con governatori e sindaci. Sul sostegno bipartisan del Congresso per la manovra anti-recessione si terrà il primo test per i repubblicani nel dopo-Trump. Per questo Biden scruterà con ansia i presenti e gli assenti, dal palco di Capitol Hill.

Un elicottero sopra il Campidoglio degli Stati Uniti durante le prove generali prima dell’inaugurazione
 (reuters)



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