Usa 2024, duello tv tra i rivali di Trump: nessuno brilla e il vero vincitore della serata è l’ex presidente

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Milwaukee – Era passata quasi un’ora, nel dibattito presidenziale di Milwaukee tra i candidati repubblicani alla Casa Bianca, quando “l’elefante non presente nella stanza”, come il moderatore della Fox News Bret Baier ha definito Donald Trump, è stato nominato per la prima volta. Nessuno degli “otto nani” sul palco del Fiserv Forum, però, sembra aver centrato la prestazione di cui tutti avevano bisogno per intaccare l’enorme vantaggio nei sondaggi dell’ex presidente, che nel frattempo rubava audience e attenzione con un’intervista registrata da Tucker Carlson e trasmessa sull’ex Twitter. La cosa che invece è balzata agli occhi è stata la profonda divisione tra gli altri candidati su questioni fondamentali come la gestione dell’economia, la guerra in Ucraina, l’aborto e lo stesso Trump, evidenziando quanto difficile sarà coalizzare l’opposizione interna su un solo rappresentante in grado forse di sfidarlo sul serio e metterlo in difficoltà.

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L’ex capo della Casa Bianca non ha degnato i rivali della sua presenza, perché ha oltre venti punti di vantaggio sul secondo e non ha alcuna convenienza ad offrire agli avversari occasioni per recuperare. Perciò a Milwaukee si sono ritrovati solo il governatore della Florida Ron DeSantis, l’ex vice Mike Pence, gli ex governatori di New Jersey e Arkansas Chris Christie e Asa Hutchinson, l’ex ambasciatrice all’Onu Nikki Haley, il senatore Tim Scott, il governatore del North Dakota Doug Burgum, e il giovane imprenditore Vivek Ramaswamy, che forse ha colpito più degli altri come surrogato di Donald, perché come lui non è un politico di professione, parla in maniera diretta, e condivide le posizioni più estremistiche.

Il primo scontro è avvenuto sull’economia, perché è vero che tutti accusano il presidente Biden di aver provocato l’inflazione e spinto l’America verso il declino, ma Haley ha ammesso che “l’esplosione del debito è stata provocata soprattutto dall’amministrazione Trump”, di cui peraltro faceva parte.

Il secondo scontro è avvenuto sull’aborto, perché mentre DeSantis ha approvato il divieto dopo le sei settimane di gravidanza in Florida, e Pence ne vorrebbe imporre uno dopo le 15 settimane a livello federale, gli altri non sono così convinti di puntare su questo tema che rischia di far perdere loro milioni di voti nell’elettorato femminile. Infatti proprio Haley si è incaricata di riportare i colleghi con i piedi per terra: “Al Congresso non c’è la maggioranza necessaria per stabilire questi divieti federali, e quindi sarebbe meglio essere più onesti con i nostri elettori, promettendo solo quello che possiamo davvero ottenere”.

Discutendo l’emergenza clima nessuno ha detto di ritenere che il comportamento dell’uomo abbia avuto qualsiasi impatto sul problema, e quindi almeno su questo punto si è ricostituita l’unità, ma sul lato dell’irresponsabilità già scelta da Trump quando era alla Casa Bianca.

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Lo scontro è tornato proprio sull’eleggibilità del tycoon, perché solo Christie e Hutchinson hanno avuto il coraggio di dire che non lo voterebbero, dopo le incriminazioni. “Ognuno è libero di pensare quello che vuole sulla solidità dei capi d’accusa – ha spiegato l’ex procuratore Christie – però dovremmo essere tutti d’accordo nell’affermare che bisogna fermare questa condotta, perché è sotto lo standard richiesto ad un presidente. Trump ha detto che era pronto a sospendere la Costituzione per fare il proprio interesse politico personale, mentre il dovere del capo della Casa Bianca sancito dal suo giuramento è quello di difenderla e proteggerla”.

Ron DeSantis con la moglie Casey dopo il dipattito tv

Pence ha rivendicato il suo comportamento del 6 gennaio 2021, quando si era rifiutato di obbedire agli ordini di Trump che gli chiedeva di “violare la Costituzione per rovesciare il risultato elettorale”, ma non si è spinto a dire che il suo ex capo non è più eleggibile, perché come tutti gli altri colleghi teme la forza e la popolarità del miliardario nella base del Partito repubblicano, che nessuno degli avversari può permettersi di alienare. Così il dibattito è sembrata un’audizione per fare il vice presidente o strappare una poltrona nel governo, più che una vera sfida all’inevitabile re.

L’ultimo scontro, ancora più preoccupante dopo quanto è accaduto nelle ultime ore all’aereo di Prigozhin, è avvenuto sull’Ucraina. Ramaswamy ha detto che metterebbe fine a tutti gli aiuti, DeSantis ha attaccato l’Europa chiedendo che paghi e faccia di più, mentre Pence, Christie e soprattutto Haley hanno difeso con forza gli aiuti a Zelensky: “Un presidente – ha detto l’ex ambasciatrice – dovrebbe essere in grado di distinguere il bene dal male, e il giusto dall’ingiustizia. L’Ucraina, Paese a noi amico, è la frontiera per la difesa degli Stati Uniti, perché se Putin vincesse poi minaccerebbe i membri della Nato, trascinando anche noi nel conflitto. E poi dovete capire che una vittoria di Mosca sarebbe una vittoria anche di Pechino, e quindi togliendo gli aiuti a Kiev faremmo un favore al nostro principale avversario geopolitico”.

Nel frattempo Trump diceva a Carlson che le incriminazioni sono “un gioco”, l’assalto al Congresso era stato in realtà “una giornata di amore e unità”, i suoi rivali non hanno credibilità, Biden è un fallimento. Ma soprattutto rispondeva così alla domanda se gli Usa spaccati corrono il rischio di una nuova guerra civile: “Non lo so. C’è un livello di passione che non avevo mai visto prima. C’è un livello di odio che non avevo mai visto. E questa probabilmente è una cattiva combinazione”. Oggi sarà ad Atlanta per il quarto arresto, nel caso relativo al complotto per rovesciare il risultato elettorale in Georgia, alimentando questi timori.

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