Usa, Hillary Clinton ricandidata nel 2024. Ecco tutte le ipotesi per tenere Trump lontano dalla Casa Bianca

Pubblicità
Pubblicità

NEW YORK – Hillary ricandidata nel 2024? O magari un ticket bipartisan che metta insieme Joe Biden e Liz Cheney? Oppure Kamala Harris e Mitt Romney?

La gravità del momento vissuto dalla democrazia americana si capisce anche dalla fantasia con cui i suoi difensori cercano di salvarla. Al punto da considerare anche simili ipotesi, per tenere Donald Trump lontano dalla Casa Bianca, che sulle prime possono sembrare oziose ed eccentriche, ma proprio per questo dimostrano quanto sia alta la posta in gioco alle presidenziali del 2024.

La battaglia di Biden per la libertà di voto parte dalla tomba di King: “Difenderò la democrazia”

La prima idea, ossia quella di una nuova candidatura di Hillary Clinton, l’hanno avanzata Douglas Schoen e Andrew Stein sul Wall Street Journal. Il loro articolo è un editoriale, e quindi non ha la pretesa di aver raccolto informazioni concrete e attendibili sui piani dell’ex segretaria di Stato, senatrice e first lady. Magari, visto il giornale dove è uscito, ha solo lo scopo di tendere una trappola o far litigare i democratici.

Schoen però è un sondaggista che aveva lavorato per Bill Clinton, mentre Stein ha ricoperto cariche importanti nelle istituzioni di New York. In altre parole, sono nella posizione di sentire l’aria che tira e raccogliere indiscrezioni. Il loro ragionamento si basa sul fatto che Biden è chiaramente indebolito, e nel 2024 avrà 82 anni, mentre la vice Harris non è riuscita ad imporsi come l’erede naturale. Altri candidati forti all’orizzonte non si intravedono, con l’eccezione del segretario ai Trasporti Buttigieg, che però deve prima risolvere i problemi della catena di approvvigionamento, e poi scavalcare l’ostacolo di diventare il primo gay alla Casa Bianca.

Quindi, secondo Schoen e Stein, se i democratici perderanno le elezioni midterm di novembre, e Biden continuerà a scivolare nei sondaggi a causa della paralisi legislativa della sua amministrazione, Hillary diventerebbe la scelta più logica per il partito. È più giovane di Joe, preparata, sostenuta da una squadra sperimentata per gestire la campagna elettorale, e pronta a governare in maniera razionale ed efficace dal primo minuto di mandato. In più è una moderata, ossia proprio quello che ci vuole per tornare a conquistare il “centro vitale” di Arthur Schlesinger, dopo che Joe si è lasciato trascinare troppo a sinistra da personaggi come Sanders e Ocasio.

I due autori non rivelano dettagli programmatici che hanno raccolto, ma notano che Hillary ha già iniziato a posizionarsi, criticando proprio la deriva progressista dell’amministrazione in alcune interviste. Per prevalere, ha detto alla televisione Msnbc, i democratici devono “pensare attentamente a ciò che fa vincere le elezioni, e non solo nei distretti azzurri dove vinceranno un democratico e un democratico liberale, o il cosiddetto democratico progressista. La maggioranza alla Camera si ottiene con persone che vincono nei distretti molto più difficili”. Infatti anche la situazione attuale, nonostante veda i democratici alla guida del paese, “non significa nulla, se non abbiamo un Congresso che porta a termine le cose, e una Casa Bianca su cui possiamo contare per essere sana, sobria, stabile e produttiva”. Pare davvero l’abbozzo di un programma elettorale, oltre ad essere un calcio negli stinchi di Joe, Kamala, Nancy Pelosi e Charles Schumer.

Il malumore di Kamala Harris che sente sfumare il sogno di conquistare la Casa Bianca

Thomas Friedman invece sul New York Times si è basato sulla sua antica esperienza mediorientale, per suggerire di imitare il governo di unità nazionale che ha messo insieme il premier conservatore Naftali Bennett e il premier in pectore di centro sinistra Yair Lapid, pur di tenere Netenyahu lontano dal potere.

Lo stesso ragionamento, a suo avviso, si potrebbe applicare agli Stati Uniti. Trump ha chiaramente dimostrato di non essere interessato a tenere in vita la forma di governo democratica, se non è lui il vincitore, e molti colleghi repubblicani hanno accettato di seguirlo su questa strada. Quindi tutti gli altri dovrebbero allearsi in un fronte unico, per evitare che lui o un suo clone possano tornare alla Casa Bianca.

Da qui l’idea di mettere Biden insieme a Liz Cheney, figlia dell’ex vice presidente Dick, ormai rimasta tra i pochi membri del Gop abbastanza coraggiosi da tenere testa a Donald. Oppure unire Kamala con Mitt Romney, Biden con la senatrice dell’Alaska Murkowski, o ancora Cheney con Stacey Abrams e Amy Klobuchar. Questi repubblicani responsabili hanno ormai un pugno di voti, ammesso che ne mantengano qualcuno, ma in un’elezione ravvicinata e contestata come le ultime due presidenziali, potrebbero bastare a fare la differenza tra il fronte democratico unito e quello autocratico. Il tutto per evitare il collasso del sistema rappresentativo, che Friedman dà per scontato nel caso di un ritorno di Trump alla Casa Bianca. Magari è fantascienza politica, ma dimostra come le guerre stellari per la sopravvivenza della democrazia più antica e potente del mondo moderno siano arrivate davvero all’ultimo capitolo decisivo.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source