Usa Ue e la Cina la nuova frontiera delleuro atlantismo

Usa-Ue: è la Cina la nuova frontiera dell’euro atlantismo

La Republica News
Pubblicità

“Riteniamo che l’Europa sia il nostro partner naturale nella gestione delle aree di competizione con la Cina e lavoreremo per stabilire priorità, strategie e strumenti comuni”. Così il Partito Democratico americano aveva incapsulato la sua visione per un approccio transatlantico ai rapporti con Pechino nel suo programma elettorale. L’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca è un’ottima notizia per i governi europei intenti ad elaborare nuove risposte alla sfida cinese.Diversi in Europa hanno già segnalato a Biden l’intenzione di lavorare insieme sulla Cina. L’Alto Rappresentante Ue per gli affari esteri Josep Borrell si è detto pronto a dialogare con Washington, dove la formulazione di politiche risolute verso Pechino è una priorità condivisa da democratici e repubblicani. Lo scorso 23 ottobre, Borrell e il suo omologo uscente, Mike Pompeo, avevano inaugurato un nuovo forum bilaterale interamente dedicato alla Cina. Sul suo blog, il capo della diplomazia Ue prevede che il format continuerà “con rinnovata energia” sotto la prossima amministrazione Usa.
Nelle settimane a venire si delineerà in modo più chiaro come Europa e Stati Uniti potranno cooperare concretamente. Ciò che è certo è che un ritorno al multilateralismo e l’ipotizzabile abbandono dell’approccio bellicoso verso la Cina (e l’Europa) di Trump racchiudono un enorme potenziale per il coordinamento delle rispettive politiche sulla Cina.L’Europa condivide molte delle valutazioni sulla Cina dell’attuale governo americano. Le pratiche commerciali sleali di Pechino, i rischi per la sicurezza nelle collaborazioni con enti legati al governo cinese e le sfide alla democrazia e l’ordine internazionale liberale poste dall’ascesa di una potenza autoritaria sono viste con preoccupazione su entrambe le sponde dell’Atlantico.L’amministrazione Trump ha inoltre il merito di aver puntato i riflettori su problemi che da tempo affliggono i rapporti con Pechino, smuovendo le acque anche in Europa.Tuttavia, l’approccio unilaterale, gli eccessi di Trump e la strumentalizzazione di alcune questioni cinesi a fini politici hanno impedito la creazione di una vera e propria intesa euro-atlantica sulla Cina.L’America di Biden promette di mantenere una linea dura su Pechino e dare uguale, se non ulteriore importanza a questioni di democrazia. Al tempo stesso, sembra non escludere a priori la cooperazione con il governo cinese su temi come la salute pubblica e il cambiamento climatico, avvicinandosi alla linea dell’Europa che vede la Cina simultaneamente come partner e rivale.Inoltre, se Washington tornerà ad essere alleato dell’Europa nelle organizzazioni multilaterali, crescerà il potere negoziale delle democrazie occidentali. La ritirata degli Stati Uniti di Trump dalla governance globale aveva spianato la strada a Pechino, ad esempio nel Consiglio per i diritti umani dell’Onu, dove l’uscita degli Usa aveva eliminato un importante contrappeso all’influenza autoritaria della Cina. Approcci congiunti aumenterebbero anche le possibilità di successo nelle negoziazioni con Pechino, affinché quest’ultimo rispetti le promesse e gli accordi sottoscritti a livello internazionale, ad esempio sulle questioni di libero commercio, come l’apertura dei mercati e il rispetto della proprietà intellettuale.Ma non bisogna farsi illusioni. I problemi interni agli Usa terranno Biden impegnato. E un Senato probabilmente repubblicano continuerà a spingere per politiche con cui l’Europa è in disaccordo, come il disaccoppiamento netto dall’economia cinese. È per questo che i governi europei dovranno lavorare assiduamente per proporre all’amministrazione Biden, idealmente all’unisono, la loro agenda per i rapporti con Pechino. L’Italia, che dopo la fase del Memorandum sulle Vie della Seta ha visto le sue politiche evolversi in linea con quelle dell’Ue e ha ribadito la sua vocazione atlantica, non deve farsi scappare l’opportunità di contribuire alla definizione di un approccio transatlantico verso la Cina.Lucrezia Poggetti è ricercatrice del Mercator Institute for China Studies (Merics)


Go to Source