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Vaccini Covid, Frega: “Novartis è pronta a produrli in Italia”

La Republica News
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Milano – “Siamo pronti a dare il nostro contributo”. Pasquale Frega, country president di Novartis in Italia e ad di Novartis Farma, mette a disposizione del governo italiano lo stabilimento di Torre Annunziata del colosso farmaceutico svizzero per produrre i vaccini anti-Covid anche nel nostro Paese. “Stiamo valutando in maniera seria quale sia la capacità esistente e i volumi che può generare il nostro stabilimento”, dice Frega, a margine del lancio del cortometraggio “Reimagine” pensato per divulgare la cultura scientifica in Italia.

Dalle vostre prime valutazioni che cosa emerge?

“Che lo stabilimento di Torre Annunziata potrebbe supportare gli sforzi per produrre vaccini in Italia. Entro i prossimi 4 anni abbiamo programmato di investire nel sito oltre 20 milioni di euro per aumentare la sua capacità produttiva. Nel caso fossimo scelti dal governo, gli investimenti saranno aumentati”.

Quindi, è possibile produrre vaccini anti-Covid in Italia?

“Assolutamente sì, l’Italia è il primo produttore europeo di farmaci che esporta in tutto il mondo realizzando un giro di affari di 35 miliardi di euro. Quindi, il nostro paese ha una ottima base di partenza per produrre vaccini. In più, si tratta di un’operazione intelligente per preparare l’Italia all’eventualità in cui i vaccini dovranno essere utilizzati e distribuiti in modo autonomo ogni anno a tutti i cittadini o una parte di essi”

Quando l’Italia potrebbe essere indipendente?

Se ci fossero le condizioni di uno sforzo comune e di una partnership pubblico-privato, dal 2022 l’Italia potrebbe trovarsi in una condizione favorevole”.

Di recente avete siglato una partnership con Pfizer per produrre i vaccini nell’impianto Novartis di Stein, in Svizzera. Quando inizierà la produzione? Avete altri accordi in programma?

“Innanzitutto, l’accordo si è concretizzato perché esiste nello stabilimento una capacità di produzione di decine di milioni di dosi che saranno distribuiti anche in Italia. L’inizio della produzione è previsto nel secondo trimestre 2021, la spedizione del prodotto finito per la distribuzione ai clienti dei sistemi sanitari di tutto il mondo avverrà nel terzo trimestre. Questo accordo non è il primo e non sarà l’ultimo per accelerare la produzione di vaccini in tutto il mondo”.

Sul tema spinoso della licenza obbligatoria dei vaccini che cosa risponde?

“E’ un problema assolutamente falso diffuso da chi non ha capito di che cosa stiamo parlando. Chi ha sviluppato i vaccini sta subendo una pressione fortissima da parte dei capi di governo che chiamano i responsabili delle case farmaceutiche per avere una fornitura di dosi in più. Oggi, chiunque volesse aiutare Pfizer, Astrazeneca, Moderna e altri produttori riceverebbe un ringraziamento”.

In Europa oggi è vaccinata l’8% della popolazione. L’obiettivo è di raggiungere il 70% a fine estate, un miraggio?

“Sono pronto a scommettere che la disponibilità di vaccini da qui all’estate sarà davvero molto ampia. I paesi che sapranno organizzarsi meglio per la vaccinazione potrebbero raggiungere l’obiettivo”.

Perché ci sono tanti ritardi nella distribuzione dei vaccini?

“E’ sbagliato parlare di ritardi, perché un vaccino ha bisogno mediamente di 5 anni per essere sviluppato. In questo caso, siamo stati avvantaggiati perché siamo partiti da una base di studi scientifici realizzati in passato su altre tipologie di coronavirus che hanno fatto guadagnare un paio di anni, gli altri tre sono stati recuperati grazie ad uno sforzo senza precedenti delle aziende farmaceutiche e una forte collaborazione pubblico-privato. Quindi, c’è stato un anticipo storico rispetto ai tempi standard per sviluppare il nuovo vaccino. Se qualcuno ci avesse chiesto 8 miliardi di vaccini il primo gennaio 2023, saremo stati in grado di fornirli. Difficile riuscirci due anni prima, non possiamo fare miracoli”.

Il caso virtuoso di Israele fa scuola nel mondo. Perché lì è stato possibile avviare un’immunità di gregge e in altri paesi no?

Premetto che è uscita una statistica questa settimana la quale dice che l’investimento del Pil sulla ricerca è l’1,4% in Italia e il 4,9% in Israele. In questo paese, la ricerca vuole dire futuro. In più, c’è stato un intervento forte del governo israeliano direttamente su Pfizer a cui ha fatto una proposta: se ci fornite il farmaco per tutti i cittadini del nostro Paese, noi vi raccogliamo dati scientifici che vi serviranno per supportare la sicurezza e l’efficacia di questi vaccini. E’ come se Israele avesse fatto un enorme studio clinico real time sulla popolazione israeliana. E’ una grande visione a maggiore ragione per un paese che è fondato sulla ricerca. In Italia per fare ricerca clinica bisogna fare un percorso ad ostacoli. Siamo ancora in preda alla burocrazia e a centinaia di comitati etici che vogliono il loro piccolo potere ed ostacolano la ricerca. Ecco perché in Israele si è verificato il miracolo”.

Novartis è la prima azienda farmaceutica a puntare sul cinema per sensibilizzare le persone verso i vaccini e la scienza. In Italia, è così forte la cultura anti-scientifica?

“Abbiamo provato la strada del cinema con un cortometraggio di forte impatto per portare il messaggio della scienza nelle case degli italiani per superare gli stereotipi e i sentimenti anti-scientifici che ancora esistono nel nostro Paese. Dai dati dell’Ocse e da un sondaggio di Swg emerge un elemento preoccupante in Italia rispetto ad altri paesi: le fasce giovanili sono quelle più curiose che presentano un sentimento anti-scientifico più forte per questo motivo è necessario soddisfare la loro curiosità con informazioni attendibili”.

Novartis in Italia investirà 250 milioni nei prossimi 3 anni in ricerca e sperimentazione clinica. In quale ambiti?

Nelle nostre aree principali di ricerca: oncologico, malattie neurologiche, terapie geniche e cellulari e malattie cardiovascolari”.

L’effetto pandemia sulle altre patologie è stato forte in Italia, ora la situazione sta migliorando

“La situazione sta migliorando, ma molto lentamente. C’è stata una responsabilità delle istituzioni nel corso del 2020. Tra qualche anno avremo un aumento importante di una serie di patologie perché lo scorso anno non si sono fatte terapie e prevenzione. Ci sono dati sui decessi cardiovascolari allarmanti: nei primi 10 mesi del 2020 si sono contate 500mila diagnosi e 1,5 milioni di visite specialistiche in meno rispetto al 2019; in oncologia le nuove diagnosi sono crollate dell’11% e l’avvio di nuovi trattamenti del 14%. Non è solo un problema italiano ma mondiale”.



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