Vaccini la rabbia per i tagli. Ora faremo solo i richiami

Vaccini, la rabbia per i tagli. “Ora faremo solo i richiami”

La Republica News
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Meno 165 mila dosi di vaccino, proprio nella settimana del piano inclinato: la più vicina al rischio terza ondata Covid. Non sono servite le proteste del commissario Arcuri, né le rimostranze dei ministri della Salute Ue contro «l’unilaterale, inaccettabile» decisione di modificare le consegne in Europa da parte di Pfizer-BioNTech. Da oggi, all’Italia si consegnano solo 397 mila e 800 dosi (calcolandone 6 per ogni fiala, anziché 5) invece delle 562.770 pattuite. E sul governo ricade l’ira delle Regioni, diversamente colpite dal taglio.

«Inaccettabile», per il presidente del Friuli Venezia Giulia, vedersi recapitare il 54 per cento in meno di antidoto: così, nei fatti, Massimiliano Fedriga decreta lo stop momentaneo della vaccinazione, annunciando che «dal 19 verranno inoculati solo i richiami, mentre chi è in agenda per la prima somministrazione da martedì, circa tremila persone, verrà ricontattato». E chiede inoltre ad Arcuri «equità nel redistribuire il taglio sul territorio nazionale».

Anche il collega della Toscana corre ai ripari modificando la road map della vaccinazione: temendo infatti che Pfizer disattenda gli impegni ancora per qualche settimana (come alcune rassicurazioni giudicate troppo tiepide autorizzano a temere), il presidente Eugenio Giani blocca da oggi («per il 18, 19, 20 e 21 gennaio») la prima somministrazione: per preservare le dosi a favore di chi deve completare il processo di immunizzazione. E analogamente, Bonaccini da Bologna ed Emiliano da Bari valutano di far slittare di qualche giorno la prima iniezione.

Da qualunque versante geografico lo si guardi, è un macigno momentaneamente caduto sulla macchina delle vaccinazioni. Che avrebbe dovuto volare. «Il ritardo da parte di Pfizer potrà provocare un rallentamento, comunicato unilateralmente da parte di Pfizer, senza neanche una interazione con la struttura commissariale che ha egregiamente coordinato tutte le attività: ma ci si augura che Pfizer riprenda già dalla prossima settimana a mantenere le dosi concordate», riconosce Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità, ieri su Rai3 da Fazio.

Le più colpite dal dietrofront di Pfizer, in numeri assoluti, sono Lombardia e Emilia Romagna: con meno 25 mila e 740 dosi. Ma ne perdono 11 mila e 700 sia Puglia che Sicilia, mentre l’alleggerimento delle nuove consegne danneggia gravemente, in percentuale, anche le Province di Trento e Bolzano (ne avranno rispettivamente il 60 e il 57,1 per cento in meno) e il Veneto col 52,5 per cento di fiale che mancano all’appello. La Sardegna ne perde la metà, la Puglia e la Calabria il 38,4, la Toscana il 36, e il Lazio il 25. Solo sei i territori risparmiati dalla decurtazione: Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta. Un’asimmetria che è benzina sul fuoco delle divisioni già sperimentate in ogni fase della pandemia.

Anche il Lazio non nasconde l’apprensione. «La preoccupazione c’è — sottolinea Alessio D’Amato, assessore regionale alla Sanità — Il rallentamento non aiuta perché eravamo pronti a fare il salto di qualità con 10 mila vaccinazioni al giorno. Con queste dosi potremo farne la metà».

Si temeva un contraccolpo anche per la Campania che, avendo accelerato e attestandosi come la più virtuosa per percentuale di vaccinati, rischiava di rimanere al palo con la fase 2: ma il taglio è considerato poco rilevante (4.600 dosi in meno), e l’unità di crisi campana fa sapere che le vaccinazioni continueranno regolarmente: sia per la somministrazione della dose iniziale, sia per il richiamo. Anzi: De Luca sarà oggi al Cotugno, di nuovo in prima fila, col braccio offerto all’iniezione. Era stato il primo e unico governatore a decidere di farsi vaccinare nel V-day, insieme ai medici. Sarà il primo presidente a completare la missione.
 



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