Vaccini Zaia Unazienda privata non puo decidere da sola a chi consegnare le dosi

Vaccini, Zaia: “Un’azienda privata non può decidere da sola a chi consegnare le dosi”

La Republica News
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Padova – «Non solo tagliano le forniture ma decidono le quote di ripartizione regione per regione. Questo è incomprensibile, oltre che vergognoso. Ho chiesto all’avvocatura un parere, per capire se ci sia margine per tutelare i veneti eventualmente per vie legali». Il governatore del Veneto Luca Zaia non accetta il -53% nell’assegnazione delle dosi di vaccini della Pfizer-BioNTech. La campagna iniziata il 27 dicembre scorso vedeva la sua regione in testa alla classifica con oltre 107 mila dosi somministrate. La macchina era stata avviata a pieno regime ma, a un certo punto, è arrivata la doccia fredda: con una nota l’ufficio del commissario straordinario Domenico Arcuri ha comunicato che la casa farmaceutica non consegnerà in Italia 165 mila delle 562 mila dosi previste. Dunque le 48 mila previste per il Veneto si vaporizzano in modo preoccupante, in una fase considerata cruciale.

Governatore Zaia, davvero vuole denunciare Pfizer?
«Noi non cerchiamo la rissa, perché in questa fase deve prevalere sempre il dialogo. Ma il momento è molto delicato e deve essere gestito con rigore. In Veneto le porte per Pfizer sono aperte: si facciano vivi, ci portino i vaccini e per noi la questione è chiusa».

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Avete mai avuto rapporti con questa azienda farmaceutica?
«Assolutamente no. Ma questa è una terra di imprese, comprendiamo che qualche problema possa emergere. Parliamone, risolviamo i problemi insieme. Non siamo noi ad aver firmato i contratti, siamo parte lesa ma non controparte giuridica».

Cosa intende dire?
«Il contratto l’ha firmato il Governo, sottoscrivendo degli accordi precisi. Non vorrei che fossero già previste le decurtazioni. In questo caso si aprirebbe tutt’altro scenario e Pfizer passerebbe dalla parte della ragione».

Insomma questa non passa, sembra di capire.

«È fondamentale che si ripristinino le forniture, come stabilito. Non esiste che accettiamo tagli in questo modo. Un’azienda privata bypassa il piano sanitario nazionale? Non è affatto un bel segnale».

Parla del taglio in generale o delle quote di ripartizione che penalizzano il Veneto?
«Secondo quanto riferito dal commissario, Pfizer avrebbe deciso a chi dare e quanto dare. Sulla base di quale principio hanno deciso il -53% del Veneto, il -54% del Friuli, il -51% dell’Emilia Romagna e lo zero per cento di altre regioni? Una simile decurtazione non è giustificata né dai dati epidemiologici, né da quelli clinici».

Pfizer ha già annunciato altri ritardi. Cosa rischia il Veneto ora?
«Dopo una pessima notizia, eccone una seconda drammatica. In queste condizioni non saremo in grado di fare per tutti i richiami con le seconde dosi, oltre a dover fermare le prime. Ci sono tempi da rispettare: 21 giorni da una iniezione all’altra. E non è possibile mescolare vaccini di aziende differenti».

Ha avuto un confronto con il Governo su questo tema?
«In questo momento il dibattito nazionale vede il Governo concentrato sui “responsabili” e sulle poltrone, ma la crisi vera che deve preoccupare è quella dei vaccini. Non voglio buttarla in politica, ma dobbiamo uscire da questo incubo della pandemia. Il tema del Covid e, conseguentemente della sua cura, deve essere la priorità in Italia. Le ricadute sono sanitarie, economiche, psicologiche».

Che soluzioni propone per provare a risolvere questa situazione fino a che le forniture non saranno ripristinate?
«L’unica opzione è prendere atto che ci sono regioni con percentuali di vaccinazioni basse, con scorte in magazzino. Non sarebbe male pensare a una ridistribuzione. Sarebbe folle lasciare le dosi in magazzino da una parte e non fare i richiami da qualche altra».

La preoccupa il fatto che si possano sforare i 21 giorni di attesa tra una dose e l’altra?
«Sarebbe un dramma, certo che mi preoccupa. I numeri non sono casuali, sono frutto di studi scientifici. I cittadini hanno diritto ad avere la copertura totale».

Ci potrebbero essere anche guai giudiziari?
«Non lo escludo, noi come autorità sanitaria dobbiamo garantire quantomeno il completamento della vaccinazione per chi l’ha avviata».

Lei sospetta che ci sia stato un trattamento diverso per l’Italia?
«Sento dichiarazioni di leader che vogliono fare milioni di vaccini. Dove li vanno a prendere? Questo è anche un tema etico, il farmaco deve essere a disposizione di tutti. Abbiamo anziani che continuano a morire, ci sono aziende che non riescono a ripartire, locali chiusi, ragazzi a casa da scuola. La trasparenza delle regole deve essere totale».

Dunque cosa chiede?
«Ritengo un obbligo del Governo verificare l’entità dei tagli negli altri paesi europei, al fine di chiarire se il trattamento sia stato dedicato solo a noi o se coinvolga anche altre comunità»



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