Vaccino Covid linverno del nostro ritardo

Vaccino Covid: l’inverno del nostro ritardo

La Republica News
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Il ministero della Salute tedesco si è stufato di aspettare. E, svela Le Monde, ha fatto sapere all’Agenzia europea del farmaco (Ema) che il ritardo con cui si procede nell’approvazione del vaccino anti Covid-19 non è tollerabile. Berlino soccombe sotto morti e impopolarissimo lockdown natalizio; e si arrabbia. Qualche ragione ce l’ha. Non si capisce, infatti, perché la FDA americana (la più severa e attenta agenzia del mondo) sia riuscita ad accelerare le pratiche, tanto che a New York c’è già stato il primo vaccinato, mentre l’agenzia europea è ancora lì a baloccarsi con i dossier.
O meglio: si capisce. Una ragione che stimola la nostra benevolenza è l’attenzione, ma ci si deve chiedere: a che prezzo? Poi c’è il fatto che la burocrazia europea è sempre in salute. E, non ultimo, quello che Ema è appena arrivata ad Amsterdam (tra mille polemiche non edificanti), dopo aver lasciato Londra a causa della Brexit. A Londra la macchina delle registrazioni era oliata, dagli anni di esperienza e dalla straordinaria comunità medico-farmacologica anglosassone. Amsterdam ha soffiato l’agenzia a Milano (e ancora non riusciamo bene a capire cosa sia successo, così come ancora siamo piuttosto arrabbiati). E’ vero che l’Olanda ha una tradizione consolidata di ricerche farmacologiche, di laboratori, di sperimentazioni esemplari, ma non è l’Inghilterra. E poi una macchina come l’Ema è complessa, pesante e anche un po farraginosa. Non stupisce che in questa manciata di mesi non sia riuscita a rendersi efficiente quanto l’emergenza Covid richiederebbe.
Così è che siamo finiti in fondo. I canadesi, i messicani, gli statunitensi, per non dire degli inglesi, (così come i cinesi e i russi) sono in fila per vaccinarsi. Noi no: siamo giusto in fila al ristorante o al negozio di regali per assembrarci ben bene in preparazione della terza ondata.
Ma non è tutto. I funzionari Ema chiamano continuamente in causa la sicurezza del vaccino. Sappiamo che la FDA prende la faccenda così sul serio che non accetta le conclusioni delle aziende tratte dall’analisi dei dati, e rifà tutte le analisi biostatistiche per conto suo. L’Ema solitamente non lo fa, quindi dobrebbe essere più veloce. Anche in virtù del fatto che la sicurezza è al primo posto, ma tutti sanno che prima si inzia a vaccinare la gente prima saranno chiari i confini delle possibili reazioni avverse (lievi per lo più, con gli inevitabili e rarissimi casi un po’ più seri). E tracciare questi confini in vista della vaccinazione di massa che prenderà l’abbrivio nel 2021 non è una faccenda derogabile. Certo, così facendo, queste informazioni (che i tecnici chiamano “dati real world”) le avranno prima gli americani, che prima ne godranno i frutti medico-scientifici. D’altra parte così è da decenni: noi arriviamo dopo, ci lustraimo le penne con la nostra burocrazia, e loro stimolano ricerca e industria. Oltre, e con Covid in giro non è banale, avere prima accesso ai farmaci e ai presidi salvavita.



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