Vaccino Covid, per evitare ‘la paralisi immunitaria’ distanziamo i richiami

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Antonio Cassone è membro dell’American Academy of Microbiology

La presenza di limiti è connaturata all’esistenza umana. Solo alla stupidità non ci sono imiti, soleva dire  Antonio de Curtis, in arte Totò.  La migliore delle autostrade si intasa se troppe sono le autovetture che la vogliono  percorrere,  e la posta non è più consegnata regolarmente se  al più efficiente dei postini fai mancare i turni di riposo. Anche quella macchina meravigliosa che è il nostro sistema immunitario ha, come tutti i nostri organi, i suoi limiti di funzionamento e si inceppa fino all’esaurimento se è stimolata troppo o troppo frequentemente. Neanche i vaccini e le vaccinazioni sfuggono a questa regola.

In questi giorni pandemici, in cui anche il ‘buon’ Omicron miete le sue vittime (ma non sarà invece ancora il diabolico Delta?), si parla molto di quarte e poi quinte dosi degli attuali vaccini contro Covid-19, onde rialzare i livelli di immunità che, come gli spinaci di Braccio di Ferro,  è potente ma dura poco.

Non stimoliamo troppo il sistema immunitario

Da qualche parte, con il sottoscritto in prima linea, si dice: attenzione, non stimoliamo troppo il sistema immunitario, ci potrebbe essere la sua paralisi,  l’anergia, la perdita totale o parziale della specifica  risposta immunitaria. Israele sta facendo la quarta dose ai sessantenni ed oltre, mai per alcun vaccino per uso umano, peraltro sviluppato contro un virus che da tempo non è più lo stesso,  sono previste quattro dosi nel giro di un solo anno. Ma cos’è esattamente la paralisi immunitaria e possiamo parlarne a proposito di vaccinazioni?

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La macchina meravigliosa è fatta di organi, cellule e messaggeri chimici, le famose citochine, in continuo e regolato dialogo. Difende la nostra identità, tende quindi ad eliminare l’estraneo, il diverso da noi. A certe condizioni, che sono poi quelle di ricavarne un vantaggio, lo tollera. Ospitiamo nell’intestino e sulle mucose un mondo microbico pur diversissimo da noi e lui ci aiuta in tante cose, in primis proprio lo sviluppo di un efficiente sistema immunitario.

L’infiammazione

Ci sono però aggressori esterni,  virus,  batteri, funghi e parassiti vari  che  eludono e sfuggono al controllo e si moltiplicano nel nostro organismo. Se non è fermato da un chemioterapico, questo aggressore, con la marea di sostanze dannose che produce, sopraffà le capacita di risposta della macchina meravigliosa : si ha la sepsi, mortale, con la paralisi immunitaria , che ne è sia causa che conseguenza. In altri casi, ed il  Covid-19 é uno di questi, la paralisi immunitaria segue ad  una pervasiva ed incontrollata infiammazione, quella che Alberto Mantovani ha chiamato il fuoco interiore , un incendio che brucia anche chi lo genera.

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La ‘paralisi immunitaria’

In questo contesto, si può parlare di paralisi immunitaria anche in tema di vaccinazioni? Lo si può fare se con questo  termine indichiamo una più o meno estesa anergia,  una disfunzione, anche profonda, del sistema immunitario per cui la risposta che, tramite il vaccino,  ci protegge dall’aggressore, viene intaccata, diminuita, al limite anche bloccata. Sperimentalmente, questo si verifica  quando la dose di antigene vaccinale, per esempio la proteina Spike del coronavirus, è troppo elevata o le dosi vaccinali sono fatte troppo frequentemente, a piccoli intervalli di tempo. La macchina meravigliosa va in apnea.

I vaccini contro il Covid

Si pone questo problema per i vaccini anti-Covid che stiamo usando? Chiaramente non si pone per l’eccesso di dose immunizzante perché questa è stata definita sicura ed efficace dalla sperimentazione preclinica e da quella clinica. (Però Moderna, coi 100 microgrammi di RNA, ha caricato il vaccino di effetti collaterali). 

Le dosi successive

Si pone però per le dosi booster che seguono al ciclo primario perché terza, quarta ed eventuali dosi successive non sono state sperimentate adeguatamente per la loro tempistica, cioè a quale distanza di mesi possono essere fatte per assicurare la migliore risposta  possibile  in termini di anticorpi , cellule effettrici e di memoria. nè per la quantità dell’antigene vaccinale che può ben essere eccessiva per un richiamo rispetto a quella necessaria per l’immunizzazione primaria.

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Più distanza fra le dosi

Non è solo teoria, ci sono dati. Sono ancora pochi ma vanno tutti nella stessa direzione. Le risposte anticorpali contro la proteina spike sono state mediamente parecchio più alte nei Paesi, come il Regno Unito, in cui la seconda dose  è stata fatta a distanza di due-tre mesi dalla prima rispetto a quando, come nel nostro e molti altri Paesi,  è stata somministrata a tre  (vaccino Pfizer-Biontech) o quattro ( Moderna) settimane dalla prima.

I dati pubblicati da Brian Grumau e collaboratori su  Jama dimostrano che l’estensione dell’intervallo prima-seconda dose è risultata particolarmente favorevole per ottimizzare la quantità di anticorpi in persone poi infette dalla diabolica Delta. Ci sono ancora pochi dati sui vaccinati con le terze dosi ma quelli finora pubblicati dimostrano che  risposte  anticorpali e  cellulari  sono state migliori nei soggetti che l’hanno fatta a 6 o più mesi rispetto a quelli che l’hanno fatta a 4 o 3 mesi. Non abbiamo ancora nulla di pubblicato sulle risposte alla quarta dose in Israele ma ieri, in un comunicato  stampa dei ricercatori del Beth Institute si dice che la risposta  ha deluso alquanto le aspettative,   non certo quell’elevazione di 30 volte il titolo anticorpale che la terza dose aveva dato.

Il calo dell’efficacia vaccinale

Se questo è il trend delle risposte immuni alle successive dosi, con intervalli di somministrazione così  ristretti, è lecito aspettarsi una progressiva diminuzione dell’efficacia vaccinale che potrebbe  intaccare il merito fondamentale degli attuali vaccini, cioè la protezione contro la malattia grave, l’ospedalizzazione ed il decesso. I dati ufficiali di  Israele ci diranno qualcosa in più.

E  mentre aspettiamo i vaccini di seconda generazione (mucosali, pluri-componenti ed aggiornati alla variante),  che davvero limitino la capacità infettiva del virus, chiediamo un favore ad Omicron : liberaci da Delta.

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