Valentino porta a Venezia la sua haute couture, tra arte e moda

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Il giorno dopo l’astronave di Saint Laurent con a bordo i suoi ragazzi magri e inquieti, a Venezia è stata la volta di Valentino. A Pierpaolo Piccioli, come a tutti, nei mesi passati è mancato il contatto, la connessione, il dialogo con gli altri. Perciò quando s’è trattato di gettare le basi per la collezione d’alta moda per il prossimo autunno/inverno, gli è venuto spontaneo metter su una specie di Factory. Assieme a Gianluigi Ricuperati ha selezionato 17 artisti di tutto il mondo e con loro via Zoom, telefono, chat, ha avviato il confronto. Con un’idea chiara: la moda non è arte, e non è inferiore a essa.

Valentino Des Ateliers: la sfilata Haute Couture autunno/inverno 2021-22

Nel complesso delle Gagiandre all’Arsenale di Venezia il direttore creativo Pierpaolo Piccioli ha presentato Valentino Des Ateliers, la sfilata Haute Couture per l’autunno/inverno 2021-22. Ottantaquattro uscite in passerella di cui venti nate dal dialogo con una selezione di diciassette artisti provenienti da tutto il mondo e portati da Piccioli in atelier per costruire una comunità creativa che orbiti intorno alla Maison Valentino. Due mondi separati arte e moda, ma entrambi dotati di grande forza espressiva che, maneggiata con talento, genera bellezza.

“La moda per funzionare deve essere rapportata a un corpo; l’arte no, è sufficiente a se stessa“, spiega Piccioli prima della sfilata. “Questo non significa che una sia superiore all’altra: entrambe hanno un lessico e una forza con cui influenzare la società”.

Quello tra lui e i diversi artisti – alcuni già affermati, altri appena emersi – è stato perciò un dialogo alla pari; spesso, prosegue lo stilista, s’è trovato a cambiare modo di discutere: ma lo scopo finale, vale a dire fare capi effettivamente portabili (la haute couture è fatta per essere venduta e indossata, non importa quanto spettacolari siano certe creazioni) ha imposto confini precisi entro cui muoversi.

In realtà, la ventina di mise frutto di questo scambio sono solo una piccola parte rispetto agli 84 look uomo e donna – la couture ormai è indifferentemente maschile e femminile – visti in passerella, e si amalgamano assai bene con il resto della sfilata. “Non mi interessava che il pubblico cogliesse il senso di ogni opera rappresentata; anzi, mi piace l’idea che rimangano un ‘segreto’ all’interno della collezione. È il linguaggio-moda che deve prevalere“.

Ovviamente è stata l’arte a determinare la scelta di Venezia, e di sfilare all’interno della Biennale d’Architettura, scegliendo una struttura poco conosciuta rispetto ad altri punti della città come le Gagiandre, la struttura ad arcate parte dell’Arsenale in cui nel ‘500 si ricoveravano le barche, inserendo al suo interno una passerella sull’acqua a serpentina, con gli spettatori – tutti vestiti di bianco come da richiesta della maison – a fare da sfondo.

La sequenza di modelli è lunga e in apparenza ininterrotta. Si va dai segni grafici di Sofia Silva riprodotti sulla tela al paesaggio di Andrea Respino rimontato per diventare un cappotto e composto da un patchwork di oltre 150 tessuti, passando per il cinese Wu Rui, la cui ricerca per riprodurre il “colore della luna che si rispecchia di notte nel lago”, da una leggenda cinese, nello show diventa una lunga sottoveste di paillettes color acqua sormontata da una cappa in cui il tessuto s’aggrappa e s’increspa, fino ai corpi intrecciati di Alessandro Teoldi, riprodotti nell’abito da sera composto da tutte le tonalità di rosso presenti nell’archivio Valentino.

Come si diceva, tutto questo si fonde e s’annulla nell’intera collezione, anche perché ogni uscita è altrettanto forte, a prescindere dal fatto che dietro ci sia un dialogo con un artista o meno: i microabiti balloon portati con i cappelli di piume che paiono meduse (diventati un simbolo della poetica di Piccioli), le tuniche che s’avvitano attorno al corpo, i completi soprabito, giacca e tubino che reinventano i codici estetici formali degli anni Sessanta, gli enormi abiti da ballo con le maniche scolpite alla maniera di Roberto Capucci, gli accappatoi con l’interno di paillettes che tintinnano a ogni passo.

E poi i colori, uno più pieno e vibrante dell’altro. L’effetto finale, nel vederli tutti assieme affacciati sull’acqua, è straordinario, a prescindere dagli elementi da cui sono composti. Pierpaolo Piccioli ha ragione, la moda è uno strumento molto potente.

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