Valentino Rossi: “La malattia mi ha fatto sentire solo. Questo vecchio pilota ora vuole dei figli”

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TAVULLIA. Sfinito, ma felice. Ieri pomeriggio era l’ultimo allenamento in moto sulla pista sterrata del Ranch coi “suoi” ragazzi: li ha cresciuti in tutti questi anni, domenica prossima il Mondiale riparte e quelli gli vorranno stare davanti. “Ingrati”. Valentino Rossi sorride sempre. Nonostante la mascherina sul viso, e l’inquietudine che – anche lui – si porta dentro. “Questa volta non parliamo solo di MotoGp, va bene?”. D’accordo, Doc. Una giornata con lo sportivo italiano più conosciuto e vincente al mondo, una lunga chiacchierata che non ti aspetti. Riflettendo su pandemia e vaccini. “Speriamo li facciano presto a tutti. Draghi mi sembra uno tosto: bisogna dargli fiducia”. Dolore, solitudine. “Io l’ho fatto, il Covid: è stata dura, per la prima volta in vita mia sentirmi come un appestato”. Amicizia. “Ci ho investito tanto, fin da bambino”. Le prime rughe, qualche capello bianco. “Come pilota sono vecchio, ma per il resto sto sbocciando”. Il desiderio di un figlio. “Magari due: altrimenti cosa fai, quando il tempo passa?”. Il matrimonio. “Se la mia ‘morosa’ proprio insiste…”. Naturalmente, quella che dicono sarà la sua ultima stagione in sella. “Invece io voglio correre ancora due anni”. Passando da Fausto Gresini a Mario Draghi, Marc Marquez, Charlie Chaplin, Antonio Conte e l’Inter, Alberto Sordi: Valentino, 42 anni, campione. 

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Voi piloti vi state vaccinando, che fortuna. 
“Sì, siamo dei privilegiati. È successo in Qatar, dove eravamo all’inizio del mese per i test: merito di un accordo tra il governo locale e i gestori del motomondiale. Con la prima dose non ho sentito nulla. Pfizer. La seconda la faccio sempre a Doha dopo la seconda gara, ai primi di aprile. Dicono che per chi è stato contagiato, può esserci qualche piccola reazione: non mi interessa, è troppo importante”. 

In Italia i tempi saranno lunghi. 
“Spero che lo facciano tutti e al più presto. Penso gli anziani. E ai miei genitori, che ormai cominciano ad avere una certa età. Ma anche ai ragazzi. Perché questa storia ci sta logorando. Noi della MotoGp possiamo almeno portare un pizzico di gioia, leggerezza: siamo come il calcio e la F1, un intrattenimento. La gente quando mi vede mi vuole bene perché ho fatto passare loro un sacco di domeniche belle. E ora ne avrebbe bisogno”. 

Le piace come sta lavorando Mario Draghi? 
“Molto. È in gamba. Ci voleva un uomo così, in un momento del genere. È tosto, ha un sacco di esperienza: dobbiamo avere fiducia. Mi rende ottimista, ma mi rendono ottimista anche gli italiani: perché quando c’è un allarme, sappiamo sempre reagire nella maniera giusta. Purtroppo poi ci rilassiamo, così come è successo dopo la scorsa estate”. 

Fausto Gresini, due volte campione mondiale e manager nel paddock, è morto a 60 anni dopo aver lottato per più di un mese in ospedale. 
“Che dolore. Credo che in tutti gli ambienti di lavoro qualcuno abbia perso una persona cara. Penso anche a Mirko Bertuccioli detto Zagor: era il leader di una band pesarese, i Camillas. Un grande amico e musicista, legato a Bugo e a quelli dello Stato Sociale. Bellissima persona, lo andavo sempre ad ascoltare. Aveva 5 anni più di me. Non è giusto”. 

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Valentino, lei il Covid se lo è preso a metà ottobre. Come è possibile, con tutte le precauzioni che avete voi campioni? 
“La domenica di Le Mans torno qui e vado a mangiare una pizza. Incontro questo ragazzo di Milano, ci conosciamo da tanto. È felice, mi racconta, “perché in città è un inferno ma mi sono appena arrivati i risultati del tampone: negativo”. Non so neanche se l’ho abbracciato o gli ho solo dato la mano. Però 2 giorni dopo mi telefona, ha un po’ di febbre: ahia, penso. Altri 2 giorni e mi sveglio con un mal di schiena bestiale e la temperatura alta. Alè, è andata”. 

È rimasto fermo quasi un mese: paura? 
“No, respiravo abbastanza bene. Mia madre era spaventata ma eravamo attentissimi, mi lasciava da mangiare e scappava via: se lo è preso anche lei, poverina. È stata dura perché ero isolato da tutto. Io, che da quando sono nato è sempre una festa, perché chiunque incontro mi sorride e mi sembra di portare allegria: mi sono sentito un appestato. Un diverso. Credo di aver capito cosa sia la solitudine: non mi era mai successa una cosa del genere”. 

Domenica prossima riparte il motomondiale. È la sua stagione numero 26: come gli anni di Franco Morbidelli, che lei ha adottato sportivamente e non solo. Ma quanto vuole andare avanti? 
“Yamaha per la squadra ufficiale ha scelto Viñales e Quartararo: li capisco. Però sono andato lì, gli ho detto: “Non mi lascerete mica a piedi?”. Non potevano dirmi di no: eccomi con la squadra satellite, la Petronas. Con Franky. E poi Luca, mio fratello. E Pecco Bagnaia, uno dei miei “studenti”. È troppo divertente: come andare a giocare al calcetto con gli amici il lunedì sera, noi invece si corre in pista la domenica. Ufficialmente per un anno, però il mio obiettivo è correrne ancora due. Dipenderà da come vanno le cose nel 2021: se mi diverto, lotto per vincere o per il podio, se resto tra i migliori 5, allora continuo. Altrimenti, faticare così tanto non varrebbe più la pena”. 

Dopo un anno fermo per infortunio, Marc Marquez sta per tornare. 
“Il suo rientro non mi cambia nulla. Secondo me lo vedremo dalla prima gara. Presto sarà più forte di prima. Ma in sua assenza, gli altri ragazzi sono cresciuti molto. E non hanno più paura di lui”. 

Se Marquez non gli avesse fatto perdere il 10° titolo, nel 2015, Valentino avrebbe smesso. 
“Neanche per sogno. Vincendo il 10°, c’è ancora più gusto a continuare”. 

Non si sente vecchio? 
“Qualche ruga. Forse un paio di capelli bianchi. Gli anni ti pesano perché recuperi molto più lentamente dopo le gare. Tutto qui. Sono vecchio come pilota, ma a parte qualche preoccupazione – a 25 non mi importava di nulla – è un’età bellissima. Io ci sto dentro bene”. 

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Sarebbe l’ora di mettere su famiglia. 
“Vorrei un bambino. È un po’ che ci penso, credo di avere trovato la ragazza giusta. Uno o due figli: si può fare. Anche perché dopo passano gli anni e ti annoi, così invece ne vale la pena”. 

Charlie Chaplin, ne ha avuti 11, l’ultimo a 73 anni. 
“Però la sua morosa era giovane, vero? Dipende tutto dalla mamma. Ho avuto molte fidanzate con cui sono stato insieme diverso tempo: ma avevo capito subito che non ci avrei passato tutta la vita insieme (ride). E in 3-4 situazioni mi sono salvato per un pelo. Con la mia morosa di oggi è una cosa diversa”. 

Alberto Sordi è rimasto signorino per tutta la vita. E se invece Francesca Sofia Novello le chiede di sposarla? 
“Io sono più interessato al figlio. Però se a un certo punto mi guarda negli occhi e mi dice: ‘Oh, dài…’, allora va bene”. 

Doc: non vince un Mondiale dal 2009. All’Inter manca lo scudetto dal 2010. 
“Quest’anno possiamo farcela. L’Inter, almeno. Antonio Conte mi piace, anche se noi interisti soffriamo il suo passato da juventino. È un allenatore vero, che tira fuori il 100% dai suoi giocatori, non dà mai niente per scontato e lo seguono tutti. È uno tosto. Il Draghi nerazzurro”.

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