Vanessa Ferrari, piena di grazia

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TOKYO — “Svegliati, svegliati/e diventa amica mia/farfalla che dormi”. In un haiku di Basho un invito, una preghiera, un’immagine. Lei era là. La notte era stata serena, il mattino tranquillo, al pomeriggio l’ansia è arrivata. Il minuto e mezzo che valeva tutto è filato via rapido ed eterno, è durato più di ogni per sempre. Alla fine è salita sul podio e la medaglia le è sembrata grande e pesante, e mentre suonava l’inno americano per Jade Carey, Vanessa aveva occhi solo per lei, per quell’oggetto tondo e freddo con la Nike su una delle due facce, e sull’altra, quella che non si vede mai, tutta la fatica, le lacrime, i “non ce la faccio”, le…

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