“Vendiamo il Colosseo”. Ma in formato digitale

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NEL 1961 Totò firmò uno dei suoi film più riusciti: “TotòTruffa 62”. In una scena, diventata celebre, cerca di vendere la Fontana di Trevi. Oggi, con il digitale, sarebbe possibile e non sarebbe una truffa. Nel maggio 2021 gli Uffizi di Firenze sono stati il primo museo del mondo a vendere una copia digitale di un’opera.

Si tratta del famoso Tondo Doni di Michelangelo, l’unico dipinto certo su tavola dal grande maestro, una sacra famiglia realizzata per il mercante fiorentino Agnolo Doni scegliendo il formato tondo che all’epoca era molto in voga. Ovviamente non è stato venduto il dipinto e nemmeno una sua copia qualsiasi, ma una sua copia autentica. Di più: unica. Si tratta di una copia digitale identica ad altissima definizione, realizzata da una startup fiorentina (Cinello) e poi autenticata con la blockchain – la tecnologia alla base delle critpovalute – per farne un NFT, un Non-Fungible Token. Un’opera unica. E quindi di valore.

Gli NFT stanno avendo un successo notevole per l’arte che nasce digitale. A marzo la casa d’aste Christie’s ha venduto per 69,3 milioni di dollari l’NFT di “Everydays: The First 5000 Days”. Si tratta dell’opera realizzata da un artista che si fa chiamare Beeple il quale per cinquemila giorni ha realizzato ogni giorno una immagine digitale e poi le ha composte tutte in un unico quadro. Chi ha vinto l’asta però non ha comprato il quadro: ma il file digitale autenticato in cui si sostiene che quella copia è unica.

Insomma per l’arte digitale la tecnologia degli NFT risolve il problema della riproducibilità dei file digitali, rendendone alcuni unici. Ma in realtà apre prospettive clamorose anche per l’arte tradizionale, quella custodita nei musei e nei parchi archeologici come dimostra il caso degli Uffizi.
Da qui nasce la proposta, avanzata in queste ore, di valutare la vendita del Colosseo in formato NFT: “Senza toccare una sola pietra e lasciandone la proprietà in capo allo Stato italiano”.

Dietro c’è un gruppo di artisti, filosofi, curatori, politici (tra essi, Alex Braga, Federico Clapis, Andrea Colamedici, Serena Tabacchi e Alessandro Fusacchia) che dice di volersi battere per far conoscere, divulgare, normare, e per incentivare l’ibridazione fra arte e digitale. «Siamo all’inizio di una nuova era e come sempre l’arte ci sta suggerendo una strada. Facciamo del gemello digitale del Colosseo l’inizio di una nuova storia economica e culturale», scrivono in una lettera che avanza la proposta.

Quanto potrebbe valere l’intero patrimonio artistico e culturale italiano in versione NFT? E perché non includere anche quello paesaggistico allora? Qualcuno potrebbe volersi comprare comprare la versione digitale unica delle Langhe o delle Cinqueterre. Non esistono calcoli e neanche stime attendibili.

Questo mercato è appena nato: anche se gli NFT esistono da un paio di anni, è dall’ultima primavera che il mercato è esploso contagiando tutti i settori, sport compreso (negli Stati Uniti la NBA vende gli NFT delle giocate più spettacolari del basket americano; e da noi i nuovi sponsor di Inter e Roma sono due società che tra le altre cose promettono di vendere gli NFT di immagini dei calciatori, per esempio).

Per quel che riguarda l’arte finora le indicazioni non sono univoche: accanto a valutazioni stellari, come quelle di Beeple, ci sono risultati molto diversi. L’NFT del Tondo Doni infatti è stato venduto per “appena” 240 mila euro (la metà dei quali sono andati al museo fiorentino). E c’è molta curiosità per l’asta, in corso sulla piattaforma di Valuart, una startup italiana, che fra tre gironi assegnerà l’NFT di un’opera di Banksy: Spyke. Sarà un record o un flop?

Comunque andrà questa resta una opportunità da studiare e valutare subito per un paese che ha nel patrimonio artistico e culturale il suo punto di forza. Si attende la risposta dell’Agenzia delle Entrate ad un interpello che propone di considerare queste transazioni come cessioni permanenti di alcuni diritti d’autore.

E il ministro Dario Franceschini qualche giorno fa ha detto: «Gli NFT sono emersi da poco. Prima nessuno ne conosceva bene le potenzialità. Emaneremo presto delle linee guida per i musei, che finora si sono mossi singolarmente. E contemporaneamente stiamo studiando come dare indicazioni, anche attraverso future gare d’appalto, per garantire la massima trasparenza e le massime entrate per lo Stato. Bisogna capire come tutelare l’interesse pubblico: non daremo l’esclusiva».

Il gruppo che ha proposto la vendita del Colosseo digitale scalpita: «Con gli NFT potremmo valorizzare il patrimonio artistico senza spostarlo di un centimetro, senza clausole vessatorie, e aumentando l’esperienza del reale con l’emozione digitale. Ce lo immaginiamo tutto quello che un Paese come il nostro potrebbe fare se intercettasse e guidasse questa rivoluzione? Noi lo riassumiamo così: dall’Italia delle teche all’Italia della techne».
 

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