Venezia 78. Applausi per Sorrentino: “A 50 anni un film come nuovo inizio. Il rammarico che non lo vedrà Maradona”

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“A un certo punto nella vita si fanno i bilanci. Bukowski disse ‘Gli dei sono stati buoni, l’amore è stato bello e il dolore, il dolore è arrivato a vagonate’. C’era stato molto amore e molto dolore nella mia vita da ragazzo e mi è sembrato che si potesse declinare in un racconto cinematografico. L’ho fatto adesso perché forse ho l’età giusta, 50 anni, mi sembrava di essere maturo per questo. Un amico mi diceva sempre che non facevo cose personali, l’ho colta come provocazione”.

‘È stata la mano di Dio’, le prime immagini del film di Paolo Sorrentino

Paolo Sorrentino presenta in concorso a Venezia È stata la mano di Dio, film personale (applaudito in proiezione per la stampa) che racconta di un diciottenne alle prese con un grande dolore, la morte dei genitori, e le incertezze del proprio futuro e di quello che vuol fare da grande. Sullo sfondo la Napoli che ha accolto Diego Armando Maradona e che si prepara a vincere lo scudetto. Il film, prodotto da Netlix, uscirà in sala e sulla piattaforma.

Venezia 78, Paolo Sorrentino: “Questo film è la mia oasi di spensieratezza”

“Il titolo è una bellissima frase paradossale, detta da un giocatore di calcio che fa riferimento all’unica parte del corpo che non si può usare per giocare, una bella metafora. C’è chi crede nel potere divino, io credo in quello semidivino di Diego Armando Maradona. Il mio più grande rammarico è che non posso farglielo vedere, era il mio primo desiderio. Non è mai stato mai facile parlare con lui, non ho avuto modo purtroppo”. Per il regista premio Oscar per La grande bellezza questo film personale, intimo (“essenziale che puntasse sulle emozioni e i sentimenti”) potrebbe essere un nuovo inizio. “Eravamo qui vent’anni fa con Toni Servillo e L’uomo in più, oggi siamo di nuovo qui, può essere una svolta. Il primo giorno di riprese con la direttrice della fotografia Daria D’Antonio abbiamo messo un carrello e ci sentivamo delusi, abbiamo capito che non poteva essere come quelli precedenti, molto semplice esteticamente”. Per Sorrentino la cosa più difficile però non sono state le riprese ma la fase di scrittura: “Ritengo di essere molto pauroso nella vita ma nei film mi sembra di essere stato coraggioso. Qui però si richiedeva un tipo di coraggio differente. Le paure che avevo sono quasi del tutto svanite nella quotidianità del set”.

Venezia 78, Toni Servillo: “Un film sincero, diretto con una mano leggera”

Nella storia il giovane attore Filippo Scotti è Fabietto, alter ego del regista, la biografia di Sorrentino si mescola con elementi narrativi. “Un film ha delle esigenze che non tengono presente la mia storia e il mio dolore, tutto andava declinato nel racconto cinematografico, cronaca e narrazione. Quello che non doveva essere tradito però erano le emozioni durante gli accadimenti. Capisco il gioco tra il vero e il falso, se avessi avuto una zia come Luisa (Ranieri, ndr) la mia vita sarebbe stata diversa, mentre è stata quello che è stata perché i miei vicini erano veramente degli appassionati del Tirolo”. Sulla scelta del giovane protagonista: “Cercavo un bravo attore e Filippo ha sbaragliato la concorrenza, ma soprattutto intravedendolo ai provini ho avuto la sensazione che la sua timidezza e senso di inadeguatezza avesse un’assonanza col ragazzo che io mi ricordavo di essere a 18 anni”.

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