Venezia 78, ‘Il potere del cane’. Il ritorno di Jane Campion: “Al cinema niente può fermare le donne”

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“Credo che tutte le donne di cinema si stiano comportando molto bene; una donna ha vinto Venezia e poi l’Oscar, Chloé Zhao,se dai loro una possibilità niente ferma le donne – dice Jane Campion, unica regista a vincere la Palma d’oro a Cannes, nel 1993 per Lezioni di piano, prima di Julia Ducornau quest’anno con Titane – Le statistiche non sono ancora dalla nostra parte, tutti si rendono conto che non ci sono abbastanza voci di donne nella narrativa perché noi vediamo in modo diverso. In televisione le donne sono più presenti, ma c’è un cambiamento in atto e credo che le donne abbiano oggi più coraggio e più sostegno, dalle altre donne ma anche dagli uomini che si rendono conto delle diseguaglianze”.

Venezia 78, ‘The power of the dog’. Il ritorno al cinema di Jane Campion

Dodici anni dopo il suo ultimo film, Jane Campion torna con un titolo per il grande schermo. La regista di Lezioni di piano presenta in concorso Il potere del cane, una storia di “maschilismo tossico”, come lo definisce lei nata dal colpo di fulmine per il romanzo di Tomas Savage del 1967. Sullo sfondo del mondo rurale del Montana anni Venti due fratelli proprietari di mandrie si scontrano quando uno dei due, George (Jesse Plemons), sposa la vedova Rose (Kirsten Dunst) e la porta al ranch. Il fratello più in gamba, intelligente ma tormentato, Phil (Benedict Cumberbatch), prima rende la vita impossibile alla cognata e poi si lega in modo ambiguo al figlio di lei, Peter (il bravo Kodi Smith Mc-Phee) con un finale inaspettato (per chi non conosce il romanzo).

Dopo tante storie con protagoniste femminili la regista ha scelto una storia piena di uomini. “Sono una persona creativa, non ho calcolato le percentuali di genere, ho semplicemente pensato che quello di Savage fosse un libro bellissimo, che ha avuto un effetto forte su di me. Ho sempre creduto nel mondo che Savage descrive, ho viaggiato in grande profondità nel suo libro. Raramente riesco a finire i romanzi negli ultimi tempi, questo libro mi ha tenuta immersa, nelle settimane successive i temi affrontati continuavano ad interrogarmi. Un libro che lavora sulla psiche e lentamente mi sono avvicinata alla creazione del film”. Un processo lungo che è andato avanti per diversi anni, l’incontro con Netflix (“mi hanno dato un budget e una libertà che nessun altro mi dava e ora il pubblico avrà la possibilità di vederlo sia al cinema che sulla piattaforma”) la scelta di Benedict Cumberbatch come protagonista e infine le riprese. Il Montana degli anni Venti è stato ricostruito in Nuova Zelanda per via della pandemia ma anche perché “oggi come oggi gli spazi veramente vuoti non si trovano più negli Stati Uniti, abbiamo girato in un punto della Nuova Zelanda dove era come essere su una barca sperduta sull’oceano, il punto più ventoso del paese che ci ha creato molti problemi con un tempo così estremo, ma ha ricreato uno spazio giusto per il film” ha spiegato Campion.

(reuters)

Di questo ruolo di allevatore spigoloso, duro ma anche profondamente ferito, solo e tormentato l’attore inglese di Doctor Strange e Sherlock Cumberbatch dice: “Per me la tossicisità del personaggio di Phil è il prodotto di come è stato cresciuto. Capisco quello che vive, non lo giudico, non lo condivido ma lo capisco, è un uomo senza redenzione, sempre sulla difensiva, ha paura che gli portino via quello che ha. Non credo che sia un mostro, un cattivo, qualcuno da chiudere e buttare via la chiave, perché le persone danneggiate tendono a danneggiare gli altri. Quello che Savage ha scritto e Jane ha adattato per il cinema è una figura complessa e poetica”.

“Con Benedict abbiamo tenuto le distanze, molte delle mie scene non erano con lui, ho creato i miei demoni – racconta Kirsten Dunst che nel film ha più scene con Plemmons, suo marito anche nella vita reale – Non c’è una scena in cui combattiamo o ci scontriamo, tutta la tensione è raccontata nella sequenza al pianoforte (in cui Rose si esercita su un motivetto ma Phil da un’altra stanza con la chitarra le suona sopra, ndr). Rose rappresenta tutto il dolore che Phil ha dentro, rimanda un’immagine più ampia del suo isolamento”. Il personaggio della giovane vedova che viene a rompere il precario equilibrio tra i fratelli nel film è ampliato rispetto al romanzo originale. “Da donna mi interessava molto e ho cercato di amplificarla tenendo conto che è una donna del 1925. A quel tempo era davvero difficile lamentarsi del fratello col marito, la gentilezza insita in Rose, la mancanza di fiducia in sé stessa, il suo senso di vergogna che le fa pensare di essere sbagliata la porta a trovare l’alcol come unica soluzione. Credo che Savage abbia raccontato con intelligenza le lacrime di Rose”. Il film sarà nelle sale a novembre prima di arrivare su Netflix il 1° dicembre.

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