Venezia 78. Michele Riondino papà fantasma: “I genitori fanno errori e ogni padre o madre lo sa”

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Un papà e un bambino ogni sera quando è il momento di andare a letto, dalla soffitta dove sono nascosti, si truccano con cerone e abiti antichi, cominciano a fare strani rumori, manomettono il sistema elettrico e giocano a fare i fantasmi. Ma se questo è un gioco per Orlando, sei anni, per il padre Valerio è la strategia che si è inventato per rimanere nell’appartamento da cui sono stati sfrattati. Tutto cambia però quando nell’appartamento viene a stare con la sua bimba di un anno e mezzo Myriam, una ragazza israeliana, appena fuggita dal marito violento. I nostri fantasmi di Alessandro Capitani, presentato alle Giornate degli Autori – Notti veneziane e in sala il 30 settembre, è un film di genere che sposa il cinema sociale.

“L’idea del fantasma funziona molto per raccontare l’idea dell’invisibilità, questo padre e figlio vivono una condizione di povertà inaspettata e un lutto – spiega Michele Riondino protagonista del film insieme all’attrice israeliana Hadas Yaron – Loro, come lo stesso film, usano il fantastico per rivendicare il proprio spazio, si fingono fantasmi perché i fantasmi rimangono invisibili finché non decidono loro di mostrarsi. L’incontro di queste due solitudini trasporta il film verso un altro genere, come in un gioco di specchi Valerio e Myriam cercano di ricostruirsi un’identità”.

Valerio ha detto al figlio che se raggiungeranno un certo punteggio, se riusciranno a cacciare tanti invasori dalla casa, saranno i vincitori e potranno tenersi l’appartamento, una bugia bianca che ricorda quella di Benigni nella Vita è bella. “Certo, però la differenza con quel film è il fatto che là Benigni usava un gioco per rendere positiva un’esperienza drammatica, qui invece il mio personaggio inventa questo gioco perché è incapace di raccontare al figlio la verità, cioé che la mamma è morta, lui ha perso il lavoro e sono stati sfrattati. Mi interessava molto questo elemento di fallibilità che non ha nulla a che vedere con l’amore o la paternità, ma i genitori fanno errori e ogni padre o madre lo sa”.

Da Venezia, dove era stato padrino nel 2018 e dove dice di sentirsi sempre a casa, l’attore 42 anni, annuncia anche il suo prossimo progetto: una produzione internazionale con il regista olandese Jaap van Heusden The Man from Rome, in cui interpreta un prete che dall’Italia viene mandato in Olanda a indagare sul fenomeno di una statua della Vergine che ha lacrimato sangue e per stabilire se si tratti di un miracolo. “Passo da padre fantasma a padre spirituale –  scherza – una bellissima avventura sta per iniziare intanto perché è un film in inglese, poi si sta instaurando un bel processo creativo col regista. Un film spirituale ma in modo diverso da quello che ci possiamo immaginare, il mio prete non ha dubbi sulla fede ma sente Dio molto lontano. Perché è un uomo di scienza, un fisico, un chimico, io lo vedo un po’ come Giuda, anche Giuda fa parte del disegno divino, un disegno che lo ha portato a essere il traditore di Gesù. Nel disegno di Dio il prete che interpreto ha come ruolo quello di dissacrare il sacro, questo lo allontana dalla sua fede, la lotta che si trova a combattere nel film è per riuscire a sentire Dio più vicino”.

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