Venezia 78. ‘Spencer’, Diana in versione Kirsten Stewart: “La donna più famosa del mondo era sola”

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Per Jackie, il biopic su Jacqueline Kennedy, Pablo Larraín aveva scelto le drammatiche ore dopo l’uccisione di Jfk per Spencer, dedicato alla principessa Diana, ha scelto di concentrarsi sui tre giorni durante le feste di Natale del 1991 alla residenza di Sandringham, dove tutto era iniziato dieci anni prima, in cui Lady D. decise lasciare la famiglia reale. “Volevo fare un film che potesse piacere a mia madre, ne ho fatti tanti che lei non ha amato – ha spiegato il regista cileno che dopo tanti film con protagonisti maschili negli ultimi tempi si è concentrato su ritratti femminili – Mi sono chiesto cosa vedeva in Diana una donna come mia madre che all’epoca si vestiva e pettinava come lei: un’icona, certamente, una donna famosa, bellissima ma era anche una madre e in particolare una persona capace di creare un’empatia bellissima. Ero curioso di capire perché una come lei, che viveva una situazione privilegiata, riusciva a essere così ordinaria, più guardavo Diana e più vedevo una donna di mistero e magnetismo. Poi abbiamo trovato questo miracolo, Kirsten che ha capito che il mistero che non si capisce mai bene a fondo. È interessante quando il cinema lascia spazio al pubblico per completare il mistero”.

Venezia 78, ‘Spencer’: Lady D. vista da Pablo Larrain con Kristen Stewart

L’operazione di Larraín è molto diversa da quella di una serie in sei stagioni come The Crown, qui il punto di vista è concentrato su quelle poche ore essenziali, l’arrivo nella grande residenza di campagna dove la leggenda vuole Diana abbia visto per la prima volta Carlo (gli Spencer abitavano lì vicino), i rituali assurdi a cui da secoli tutta la famiglia si sottoponeva (come pesarsi all’arrivo e alla partenza per certificare di aver preso almeno un chilo), le colazioni, i pranzi, le cene infinite che per Diana, in continua lotta con i suoi problemi alimentari, si trasformano in incubi, i duri scontri con Carlo. Ma anche i momenti di intimità con William e Harry, i tentativi di fuga e soprattutto un rapporto onirico e immaginario con Anna Bolena, regina cinquecentesca decapitata dal marito, accusata di tradimento mentre era il re Enrico VIII a voler sposare un’altra donna: “È il cuore del film, quell’idea che 500 anni dopo la storia si ripeta. Con lo sceneggiatore e i produttori abbiamo voluto raccontare una storia con una struttura fiabesca; da bambini ci raccontano favole che crescendo sappiamo non esistono, qui abbiamo una principessa che ha appena deciso che non vuole essere regina ma costruirsi la sua identità. Migliaia di persone osservando la figura di Diana hanno creduto nella possibilità che questa fiaba si potesse avverare, che la donna scelta dal principe potesse diventare una regina per sempre. Se pensiamo a lei, al suo vestito di sposa, tutti avevamo l’illusione che la fiaba potesse avere il suo happy ending”. D’altronde il primo cartello del film non lascia dubbi: “Una favola da una vera tragedia”.

Kristen Stewart con il regista Pablo Larrain (ansa)

A incarnare Diana è l’americana Kirsten Stewart, ex star adolescenziale con la saga Twilight, da anni riferimento del cinema d’autore, che si è calata nel ruolo apprendendo l’etichetta (“non dimenticherò mai come si fa l’inchino”), trasformandosi fisicamente ma soprattutto cercando di entrare nello stato d’animo della principessa. “Diana credo che sia nata con una dote innegabile, un’energia penetrante, tutti credevano di conoscerla, come se fosse loro amica, ma ironia della sorte lei era invece la persona più difficile da conoscere. Mi ha affascinato la sua fragilità, aveva uno stile incredibile e usava i vestiti come un’armatura. Nell’immaginare questi tre giorni volevamo che arrivasse davvero al culmine. È triste che avesse questa normalità e allo stesso tempo fosse sola e isolata, faceva sentire gli altri sostenuti dalla sua luce ma tutto quello che voleva era che le fosse restituita. Era sempre alla ricerca disperata di un collegamento con gli altri, nella storia ci sono poche persone con un tale fuoco”.

(agf)

A chi le chiede una sorta di parallelo tra Hollywood e la famiglia reale, tra l’attenzione riservata a Diana e quella di cui è stata lei oggetto nella sua carriera l’attrice, 31 anni, risponde: “Lei era la donna più famosa e fotografata al mondo, ho assaggiato un po’ di questo ma certo non l’essere così simbolica e rappresentativa. Ogni tanto ho avuto la sensazione di non avere il controllo delle situazioni ma è un’impressione che proviamo tutti qualche volta, è frustrante quando la storia che viene divulgata non è quella vera e vorresti tornare indietro per cambirae un colloquio, un incontro. D’altronde è qualcosa che sperimenta ogni donna moderna nella società occidentale, non occorre essere tutto e fare tutto, a me non piace la rigidità imposta, ho sentito il suo sentirsi un outsider”.

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