Vent’anni al pedofilo della Torino bene: ha violentato per due anni i bambini di una coppia di amici

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Una condanna pesante, 20 anni di carcere, al pari delle atrocità da lui commesse. Era un orco insospettabile, e quello che ha fatto ha destato lo sconcerto di chiunque abbia affrontato il suo caso. Il giudice Giacomo Marson ha inflitto oggi una pena equiparabile a quella per omicidio al libero professionista della Torino bene che ha plagiato e violentato due bambini per almeno due anni, portandoli spesso nelle abitazioni che erano nella sua disponibilità, fuori città e in montagna. Ha prodotto foto e filmati terrificanti, usando quelle immagini come merce di scambio nel dark web, senza mai destare sospetti.

Nel corso delle indagini della pm Lisa Bergamasco, erano poi emerse anche altre tre vittime, sempre a lui molto vicine, che avrebbero ricevuto attenzioni morbose.

Arrestato ad aprile

Il professionista era stato arrestato il 12 aprile dagli agenti della polizia postale che sono riusciti a risalire alla sua identità con un’indagine delicatissima partita da Roma. Quando era scattata la perquisizione nella sua abitazione, era stata trovata un’impressionante quantità di materiale pedopornografico celata nel computer: oltre 300 mila file di cui circa 9000 filmati e immagini auto prodotti, suddivisi in cartelle classificate anno per anno.

Il pedofilo era riuscito a creare un legame insidioso con i bambini, un maschietto e una femminuccia abusati, secondo l’accusa, quando avevano tra i sei e gli otto anni. Immagini devastanti così esplicite che la procura di Torino non aveva nemmeno avuto bisogno di ascoltare i minori in audizione protetta. Era poi emerso anche il sospetto che i piccoli venissero narcotizzati o comunque sedati, visto che erano stati trovati farmaci di quel tipo in casa sua e nei video autoprodotti a volte le vittime sembravano incoscienti. Il cinquantenne, difeso dallo studio Zancan, era così sicuro di non essere individuato da riprendersi in volto nei suoi filmati terrificanti. Cambiava server e identità, utilizzando nickname: lo faceva in continuazione.

Un nickname per proteggersi

Era poi riuscito a comprare il silenzio dei bambini rendendosi una figura di riferimento per loro. Creando un legame di fiducia così forte da far sì che loro non rilasciassero confidenze a nessuno su quello che stava succedendo. Li portava in montagna e si offriva di tenerli quando i genitori erano impegnati. I genitori, assistiti dall’avvocato Alberto De Sanctis, dopo l’arresto dell’uomo avevano immediatamente avviato un percorso di sostegno psicologico per i loro figli. Nessuno si era accorto di nulla, mai un segnale di sofferenza e disagio raccontato o espresso da parte dei bambini è stato colto all’esterno. L’orco usava lo stratagemma del gioco per plagiarli e violentarli, per poi riversare tutto l’orrore commesso sul dark web diventando in poco tempo quotatissimo nella rete dei pedofili.

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