Ventuno modi di dire il 2021

Ventuno modi di dire il 2021

La Republica News
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Ventuno modi di dire per il 2021. Prendendo spunto dal libro di Saro Trovato Perché diciamo così (Newton Compton Editori), sull’origine e sul significato di trecento modi di dire italiani, ecco una mappa delle espressioni che ci possono servire nell’anno in cui, si spera, sconfiggeremo il virus. Con l’aiuto dell’autore, sociologo, esperto di comunicazione, fondatore della community dedicata ai libri e alla cultura Libreriamo abbiamo selezionato le “frasi fatte” della nostra tradizione, per un dizionario, in ordine alfabetico, che contiene molte verità, all’insegna della resilienza, della forza e della rinascita che caratterizzeranno il 2021. Le parole contengono mondi, dire le cose è sempre il modo migliore di affrontarle e la lingua italiana è la più bella del mondo.

#1 Abbiamo fatto trenta, facciamo anche trentuno

È una esortazione a compiere un ultimo sforzo per portare a termine un lavoro già avviato. Per quanto riguarda la sua origine, durante il pontificato di Leone X il Papa avrebbe voluto un numero massimo di trenta Cardinali, ma aveva dimenticato un prelato e quindi ne aggiunse un trentunesimo, dicendo: “Tanto è trenta che trentuno”. Modo di dire perfetto per il periodo che stiamo vivendo.

#2 Ad maiora

“È una locuzione latina il cui significato è verso cose più grandi, cose maggiori”. Dev’essere lo slogan del nostro 2021.

#3 Andare a manetta

“Utilizzata soprattutto per commentare le corse automobilistiche e di motociclismo, l’espressione andare a manetta significa correre, andare sempre di fretta e, per estensione, fare qualcosa con grande foga. La ‘manetta’, infatti, è quella del gas che un tempo, in alcuni veicoli, ‘comandava’ l’afflusso del carburante: più si apriva la manetta, più affluiva il carburante, incidendo, naturalmente, sulla velocità del mezzo di trasporto”. Pronti, partenza, via. Nel 2021 vogliamo tutto e va bene così.

#4 Calma e gesso

“È una simpatica espressione usata comunemente per indurre qualcuno a riflettere prima di agire e a non prendere decisioni troppo affrettate delle quali poi potrebbe pentirsi”. Deriva dal gioco del biliardo, dove il gesso rende il colpo più preciso. S’impara, in parte, con l’età, ma viva anche quel pizzico di sana follia, che ci porta in territori inesplorati.

#5 Capro espiatorio

“La locuzione trae origine dalla tradizione ebraica e viene citata nella Bibbia, in particolare nel libro del Levitico. Qui si narra che gli uomini del tempo erano soliti offrire una volta all’anno in sacrificio a Dio un capretto in cambio della sua remissione dei peccati. Nello specifico venivano scelti due capri: al primo, caricato di tutti i peccati dell’uomo, veniva tagliata la gola, mentre il secondo veniva liberato. Il primo era chiamato capro espiatorio, mentre il secondo capro emissario”. Lo scrittore francese Daniel Pennac adora questo modo di dire. Che il Covid non diventi un capro espiatorio, un alibi per non andare avanti.

#6 Colpo basso

Espressione  presa in prestito dal pugilato, utilizzata per indicare un colpo sferrato sotto la cintura dei pantaloncini del pugile. “Questo colpo rappresenta una gravissima scorrettezza ed è punibile con richiami e talvolta persino con la squalifica”, come ci ricorda Saro Trovato. Il Covid? Un colpo basso, ma dobbiamo farcela.

#7 Di punto in bianco

Deriva dal linguaggio militare, in particolare dalla balistica. “Il tiro di punto in bianco era il tiro di artiglieria, con la linea di mira orizzontale, sparato ad alzo uguale a zero, cioè senza elevazione, e con il congegno di puntamento che non segnava alcun numero (era in bianco). Non dovendo richiedere particolari operazioni di calcolo preliminare della traiettoria, questo tiro poteva essere sparato all’improvviso e a distanza ravvicinata”. Un fatto accaduto all’improvviso, qualcosa che non ci ha dato il tempo di rendercene conto e, di conseguenza, di reagire nel migliore dei modi, come è avvenuto nel caso della pandemia. Ma ora i tempi sono maturi per vincere questa “battaglia”.

#8 Essere all’insalata

È l’opposto di “essere alla frutta” perché un tempo l’insalata si mangiava all’inizio del pasto. Significa essere all’inizio di qualcosa. Abbiamo molto bisogno di inizi.

#9 Essere in bolletta

Deriva dalla “bolla” che un tempo era il sigillo in ceralacca che Papi, re e imperatori apponevano sui loro documenti ufficiali e, per estensione, su qualsiasi atto emanato da una pubblica autorità, esponendo in pubblico la lista dei nomi dei debitori e dei falliti. Sappiamo bene cosa significa, ma dopo una crisi c’è sempre una rinascita, ci dev’essere.

#10 Fare baldoria

“il termine indica allegrezza, felicità, gioia, ma soprattutto allegria rumorosa”. Proviene dall’antico tedesco bald con cui s’indicava un giovane festoso, allegro, che ardeva come il fuoco che si accendeva per festeggiare qualche lieto avvenimento. E sì, ci manca.

#11 (Non) Fare gabole

Significa “tessere imbrogli” e si rifà alla voce longobarda gabola (trappola). Non vogliamo gabole nel 2021.

#12 Fare le pulci

Significa cercare i difetti e gli errori di qualcuno, prendendo spunto dalle pulci, che s’intrufolano ovunque. Ovvero: teniamo gli occhi aperti, ma con uno spirito, se possibile, non malevolo.

#13 (Non dobbiamo) Gettare la spugna

Dal pugilato, quando il pugile in difficoltà chiede l’interruzione dell’incontro. Una dichiarazione di resa che noi, invece, non abbiamo intenzione di fare.

#14 Pagare lo scotto

“Deriva dal franco skot, tassa, che costituiva il prezzo da pagare per avere mangiato e alloggiato in una locanda. Da tassa a pena, castigo o punizione il passo è stato breve” scrive Trovato, e vengono in mente le conseguenze del virus per tutti noi, i sacrifici di tutti.

#15 (Non) Parlare a vanvera

“Compare per la prima volta nel 1565 in uno scritto dello storico fiorentino Benedetto Varchi che attesta come già allora fosse di uso comune nel parlato quotidiano e avesse lo stesso significato odierno, cioè parlare a vuoto, a caso, senza riflettere, dire cose senza senso o senza fondamento”. Ovvero: meno chiacchiere, più fatti.

#16 Partire in quarta

Quanti cambi di vita stiamo progettando in questo passaggio della Storia? Partire in quarta che, in senso figurato, significa iniziare un’azione o un progetto con grande entusiasmo, partire con slancio, lanciarsi con decisione, proviene dalla scherma e dal linguaggio automobilistico. Velocità massima, energia. L’importante è non fermarsi.

#17 (Non) Prendere sottogamba

 “Significa prendere le cose con troppa disinvoltura e leggerezza, sottovalutare le eventuali difficoltà e l’importanza di un impegno”. È nato nei circoli bocciofili ed è Il modo di dire perfetto nell’eterna lotta tra chi rispetta le regole e chi, invece, sottovaluta l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, vanificando gli sforzi dei primi.

#18 Promettere mari e monti

Questa espressione idiomatica trae origine dalla letteratura latina, ed è citata dallo storico Sallustio. Rappresenta, come leggiamo nel libro, “chi s’impegna a garantire che qualcosa sarà fatto ma con la riserva mentale del non fare nulla e, nel linguaggio comune, sta a significare fare grandi promesse, promettere qualcosa al di sopra delle proprie possibilità senza avere la volontà di mantenere l’impegno preso”. Sperando che il vaccino ci sia per tutti, in tempi brevi, magari prima dell’estate.

#19 Rimettersi in sella

“L’espressione fa riferimento agli antichi cavalieri medievali per i quali essere colpiti e disarcionati e cadere da cavallo durante il combattimento significava andare incontro a morte certa. Il rimettersi rapidamente in sella rappresentava, pertanto, l’unica possibilità di sopravvivenza”. Farlo subito!

#20 Sbarcare il lunario

“Già nella prima metà dell’Ottocento si trovano diverse attestazioni sull’uso di questa locuzione che trae origine dal lunario, l’almanacco popolare, un tempo assai diffuso tra gli agricoltori, che riporta giorni e mesi dell’anno, fasi lunari (da cui deriva il nome), previsioni meteorologiche, proverbi, ricette, notizie sulle fiere e sui mercati. L’origine del modo di dire sta proprio qui; in senso esteso, per lunario si intende anno e quindi sbarcare il lunario significa arrivare, in qualche modo, alla fine dell’anno”. Pronti per l’Olimpiade, in questa specialità.

#21 (Non bisogna) Tirare i remi in barca

“La locuzione deriva dallo sport e fa riferimento al vogatore che, smettendo di remare, lascia lavorare i vogatori rimasti (se presenti) o si lascia trasportare dalla corrente. Quindi colui che decide di tirare i remi in barca non fa altro che sospendere un lavoro/azione con l’intento che venga svolto da altri, o semplicemente vuol smettere un’attività lasciando tutto al destino”. Ma non è il momento di farlo.



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