Verdi, consumatori e produttori tutti uniti contro la tassa sulle rinnovabili

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Nel pieno delle trattative per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, giovedì 27 gennaio è stato varato il “decreto sostegni”, che prevede tra l’altro una serie di interventi per alleggerire i costi della bolletta elettrica degli italiani. Ma la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non ha placato le polemiche e anzi ha compattato un fronte quantomai eterogeneo che va, incredibilmente, da Confindustria a Greenpeace.

Energia

Perché per ridurre le bollette pazze si vuole tassare gli extra profitti delle società energetiche

La pietra dello scandalo sono i cosiddetti extra-profitti di chi vende, con complessi meccanismi di mercato, elettricità prodotta con le rinnovabili (eolico, fotovoltaico idroelettrico) a prezzi determinati invece dal costo del gas naturale. Il governo ha ideato un meccanismo per calcolare tali extra-profitti incassati nel 2022 e chiederli indietro alle aziende produttrici. La logica, come si legge nel documento esplicativo che accompagna il provvedimento, è la seguente: “Gli impianti fotovoltaici stanno quindi beneficiando di un incentivo fisso, cui si aggiungono i proventi della vendita dell’energia, che sta avvenendo – sulla base dell’andamento del mercato – a prezzi molto più elevati rispetto a quelli vigenti o comunque prevedibili nei momenti in cui sono state adottate le decisioni di investimento ed è stato definito il livello dell’incentivo. La forte variabilità del prezzo del mercato spot, a causa del costo del gas, ha reso, in questa congiuntura, evidentemente instabile questo tipo di incentivo determinando un extra margine per i produttori…”.

L’appello

Le associazioni contro il governo: “Così non si risolve né crisi climatica né caro-bollette”

Già venerdì 15 gennaio era circolata una bozza provvisoria che, pur con qualche lacuna, delineava la misura. Le imprese che operano nel settore delle rinnovabili avevano protestato chiedendo un confronto, cosi come le associazioni ambientaliste. Con tanto di polemica a distanza tra il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, che accusava via social il governo di far pagare alle rinnovabili il rincaro dei combustibili fossili, e il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani.

Si sperava in una correzione di rotta nel testo finale, ma a giudicare dalle reazioni anche il decreto pubblicato delude profondamente i paladini dell’eolico e del fotovoltaico. Elettricità Futura, l’associazione che all’interno di Confindustria raggruppa le imprese elettriche, in una nota sottolinea come “Tale norma mette a grave rischio il corretto svolgimento delle dinamiche di mercato e non risolve minimamente la situazione emergenziale in corso… Tra l’altro un intervento estemporaneo e di complessa attuazione come quello proposto, senza voler entrare nel merito degli eventuali profili di legittimità dello stesso, comunque evidenti, rischia seriamente di non raggiungere l’obiettivo auspicato di introdurre modifiche strutturali al sistema elettrico al fine di favorire la crescita delle fonti rinnovabili in grado di ridurre e stabilizzare i prezzi di borsa, e mette a rischio anche le dinamiche di mercato energetico così come strutturato… È indispensabile l’apertura rapida di un tavolo di confronto su di un tema così importante come quello della attuale crisi energetica del nostro Paese”.
 

Sorprende l’adesione trasversale al documento, cui hanno aderito le principali associazioni ambientaliste (Wwf, Greenpeace, Legambiente, KyotoClub) e a difesa dei consumatori.

“C’è un problema di metodo: l’assenza di un confronto con le parti interessate. E poi uno di sostanza”, dice Ciafani. “Se si vuole far pagare bollette meno salate agli italiani vista l’impennata dei prezzi del gas, si dovrebbe usare sempre meno gas per fare elettricità: nel 2020 se ne sono bruciati 30 miliardi di metri cubi. Occorre fare elettricità in un altro modo, con le fonti rinnovabili, per emettere meno CO2 ma anche per affrancarsi dalle impennate dei prezzi dei combustibili fossili. E invece il governo finisce per penalizzare proprio il settore che dovrebbe spingere di più. Non è un bel segnale per gli investitori del settore: in Italia, oltre al problema delle autorizzazioni, c’è una aleatorietà delle norme che scoraggia chiunque voglia cimentarsi con un impianto eolico o fotovoltaico”. Ora tocca al Parlamento. “Speriamo”, conclude Ciafani, “che faccia le modifiche necessarie a limitare i danni alle rinnovabili in Italia”.

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