Verstappen vince il Gp dell’Arabia Saudita. Secondo Perez, poi Leclerc. Settimo l’esordiente Bearman

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Doppietta Red Bull anche a Gedda. Ma è Ollie a fare meraviglie. È ancora Bearman il pilota di giornata: il 18enne inglese, il più giovane esordiente della Ferrari, chiamato all’ultimo sabato per sostituire Carlos Sainz operato di appendicite (lo spagnolo, zoppicante, va a sostenere la squadra ai box), al suo primo gp della vita chiude 7°, davanti alla McLaren di Lando Norris e alla Mercedes di Lewis Hamilton: porta 6 punti alla Scuderia, che scopre una stella. Il presidente John Elkann prima fa coraggio e poi si complimenta con il padre di Oliver, David, che dentro al garage trema per tutti i ansiogeni 50 giri di Gedda.

Lodi anche da Charles Leclerc, terzo, al suo primo podio dell’anno: il monegasco più non può, si toglie almeno il gusto del giro veloce poco prima del traguardo togliendolo al suo prossimo compagno di squadra, Hamilton, col quale ha un incontro ravvicinato in un sorpasso in gara. “Avevamo un gran bel passo, ho fatto il giro veloce anche grazie all’ala mobile, nel complesso le sensazioni sono state buone, ma la gara noiosa, le Red Bull troppo veloci. Ollie? Straordinario, pieno di talento come tutti hanno sempre detto, è finito a punti alla sua prima gara, è solo questione di tempo”.

Quello che non conosce Max. Verstappen contro tutto e tutti. D’altra parte è facile quando combatti in un’altra dimensione. In uno dei fine settimana più turbolenti in casa Red Bull, l’olandese vince a modo suo anche in Arabia Saudita: (quasi) tutto solo. Successo numero 56, il 2° dell’anno in due gare, il 2° sul Mar Rosso (dopo quello del 2022). Come in Bahrain la settimana scorsa, c’è l’altra blu alle sue spalle, quella di Sergio Perez, che partiva 3°. Il messicano si è liberato della Ferrari di Leclerc molto presto (al 4° giro) e nonostante una penalità di 5’’ rimediata ai box per manovra pericolosa in uscita mentre arrivava Alonso, riesce a mantenere la posizione sul podio. Con la penalità, chiude a 13 secondi dal campione del mondo.

Non c’è niente che fermi l’olandese: le inchieste sul capo Horner, le parole al veleno di suo papà Jos, la minaccia dell’azienda di far fuori Helmut Marko, l’80enne consulente austriaco a lui fedele, poi rientrate anche grazie all’ad austriaco Oliver Mintzlaff volato sul Mar Rosso per mettere (almeno apparentemente) pace. Il rischio sarebbe stato grosso: Max, senza Marko, sarebbe pronto a lasciare il team ben prima del 2028. Oltre ad averlo detto chiaramente, ce lo avrebbe scritto anche nel contratto. Ma questo lui sembra neanche pensarci: “Penso che nel complesso sia stato un fine settimana fantastico per tutta la squadra ma anche per me stesso, dato che mi sono sentito benissimo in macchina. Gli ultimi giri con i doppiati e le gomme vecchie sono stati un po’ scivolosi, ma siamo riusciti a gestire il distacco con il distacco”. Distacco dal mondo, più che altro.

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