Vi racconto Joe Biden Sechi intervista Nuschese il Re della dinner diplomacy di Washington

“Vi racconto Joe Biden”, Sechi intervista Nuschese il Re della dinner diplomacy di Washington

Libero Quotidiano News
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21 novembre 2020
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(Agenzia Vista – Agi) Roma, 19 novembre 2020 Il direttore dell’Agi, Mario Sechi, intervista Francesco Nuschese, proprietario del Cafe Milano a Washington che, dal 1992 al civico 3251 di Prospect Street NW a Georgetown, è il punto di ritrovo per tanti nomi illustri della politica americana. Da Bill Clinton agli Obama, passando per Ivanka Trump, fino all’attuale neo presidente Joe Biden, Nuschese ha avuto il piacere e l’onore di far sedere ai tavoli del suo ristorante intere generazioni di politici. Il Cafe Milano apre il sipario nella capitale 28 anni anni fa, la giostra s’accende insieme alla presidenza di Bill Clinton, anno 1992. Un altro mondo, Bill apriva il ciclo della seconda globalizzazione con Tony Blair a Downing Street (la prima fu di Ronald Reagan e Margaret Thatcher) e si chiudeva la prima Guerra nel Golfo. Dice Hillary Clinton che il Cafe Milano è importante per la cucina, ma sono più importanti le relazioni… “Washington è il cuore della politica americana, le relazioni sono importantissime, al Cafe Milano si viene per incontrare, finalizzare qualche deal importante”, dice Nuschese aprendo lo scrigno dei ricordi. Anche il prossimo presidente, Joe Biden, qui è come nel Lord Jim di Conrad, uno dei nostri. “Biden, un cliente abituale, ho avuto il privilegio di stare a cena a casa sua durante le feste di Natale quando era vicepresidente. È un gentiluomo, il classico senatore americano, cattolico, si è sempre dedicato alla famiglia, persona stupenda, molto umile, si è sempre ricordato di tutti, abbiamo fatto delle feste private nel passato, con lui e la sua famiglia”. Il presidente giusto per una transizione politica dopo la presidenza Trump? “Io direi di sì, con la differenza che Trump non veniva dal mondo politico, mentre il futuro presidente è stato nel Senato per più di 40 anni e penso che questo lo aiuterà”. Il presidente è il Commander in Chief, la sabbia che scorre nella clessidra è guerra e pace, una cronaca senza Tolstoj: “Io mi ricordo”… Nuschese entra in una dimensione che corre indietro e sembra di vederlo, in un’America che andava verso un’era di crescita senza le bare imbandierate che tornano a casa: “…mi ricordo che quando arrivò Clinton, venivamo dal periodo di Bush padre, c’era stata la Guerra del Golfo. Mi ricordo… i bar erano strapieni, la gente beveva, non ho mai capito se bevevano perché stavano celebrando o perché erano arrabbiati. C’è stato un grandissimo cambiamento. Anche quando è arrivato Obama, venivamo ancora una volta da una guerra, c’era stato l’11 settembre, un afroamericano alla presidenza per la prima volta nella storia”. Anche Obama fa parte dell’album di famiglia. “La prima volta venne qui con la moglie per celebrare il suo compleanno, poi ancora per la laurea delle figlie. Bellissima coppia. Obama ha lavorato per essere il presidente di tutta l’America. Ci ha provato, con l’America conservatrice non è un messaggio semplice”. Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev



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