Via libera alla caccia. La deroga agli spostamenti tra Comuni che fa infuriare gli animalisti

“Via libera alla caccia”. La deroga agli spostamenti tra Comuni che fa infuriare gli animalisti

La Republica News
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Prima l’Umbria, poi il Molise, infine la Sardegna. Sono almeno tre le Regioni in cui i rispettivi governatori hanno firmato ordinanze che, nonostante le restrizioni anti Covid, danno il via libera alle battute di caccia anche oltre i confini comunali. Una scelta, in deroga ai decreti nazionali e alla zona arancione istituita in tutta Italia, che fa infuriare gli animalisti.

Il 7 gennaio è stata la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, a firmare il provveddimento che consente ai cacciatori umbri di muoversi al di fuori del proprio comune in questo weekend (9 e 10 gennaio) per esercitare le attività venatorie e di controllo della fauna selvatica. Il giorno successivo era stato il governatore della Regione Molise, Donato Toma, a emettere una ordinanza che disciplina la caccia al cinghiale fino al 15 gennaio stabilendo che lo spostamento all’interno del territorio regionale è consentito. E lo stesso ha fatto ieri sera il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas.

Tutte e tre le ordinanze fanno riferimento alla necessità di “prevenire e scongiurare” la diffusione di epidemie animali, “gravi danni all’agricoltura e incidenti stradali”. E richiamano alle misure di sicurezza dell’era Covid: l’uso di mezzi di trasporto privati per ciascun cacciatore, il distanziamento di almeno due metri e l’utilizzo delle mascherine.

Ma il Wwf e un pool di associazioni ambientaliste hanno chiesto la revoca o l’annullamento dei provvedimenti. “Le ordinanze – dicono – vanno in contrasto con le disposizioni contenute nel dpcm del Governo e con le norme sulla caccia“. La battaglia si è accesa proprio dopo il caso umbro, quando il Wwf ha sottolineato: “È chiaro che per la governatrice, mentre tutti i normali cittadini devono rinunciare ad una passeggiata in montagna fuori dal proprio comune o anche a svolgere una serie di attività economiche, i cacciatori possono muoversi liberamente su tutto il territorio regionale”.

“La caccia – aggiunge l’associazione ambientalista – è una discutibile attività ludico-ricreativa che non ha valenza economica”. E “l’illegittimità delle disposizioni di questo provvedimento regionale è del tutto evidente perché in contrasto con il dpcm in vigore e lesivo del principio secondo cui le Regioni non possono derogare, se non in misura ulteriormente restrittiva, alle disposizioni nazionali poste a tutela della salute pubblica, ed appare una chiara violazione tanto del diritto alla salute quanto nel principio fondamentale di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione”, evidenzia ancora il Wwf che si è appellata anche al ministro dell’Ambiente Sergio Costa.



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