Viaggio tra i pini attaccati dalla “peste” cocciniglia: il panorama di Roma cambierà per sempre

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La “peste” dei pini è arrivata dal Sudamerica a bordo di qualche pianta importata e senza predatori in Italia. Nel 2016 era i Campania. Dal 2018 è a Roma. Si chiama “cocciniglia tartaruga”, si riproduce velocissima, succhia la linfa dall’albero e in tre anni lo uccide. A Roma ci sono un milione di esemplari, molti sono veri e propri monumenti. E molti sono già spacciati, tutti secchi o comunque pieni di melata, lo scarto dell’insetto parassita sul quale prolifera un fungo che annerisce le chiome di alberate storiche: nelle splendide pinete di castel Fusano e castel Porziano, nei quartieri Eur e Garbatella, a corso Trieste. A rischio ora anche piante che rendono unici al mondo villa Borghese e Villa Pamphilj, via dei Fori imperiali, il Palatino. Il sempreverde può vivere fino a 250 anni e arrivare a 30 metri di altezza

Viaggio in un paesaggio che potrebbe essere stravolto nel giro di 5-10 anni se non si corre ai ripari. Un primo pesticida si potrà usare fino al 31 agosto, un nuovo prodotto sino a dicembre. Ma servono risorse. Italia Nostra prevedeva un investimento di 5 milioni di Euro, il Comune a oggi ne ha stanziati 250 mila, contro i 60 destinati a potature e tagli. E dire che oltre alla cura con terapia endoterapica a base di abectamina, secondo gli esperti l’urgenza ora sarebbe ripiantumare subito nuovi pini

a cura di Valeria D’Angelo, Cecilia Gentile e Giulia Santerini

video di Camilla Romana Bruno

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