Vie d’Italia, il Paese prova a riaprire

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Il Paese che prova a riaprire assomiglia a un grande cantiere. Il lungo anno della pandemia ha cambiato le città, le abitudini, ci ha tolto abbracci e affetti. Nelle vie d’Italia abbiamo trovato tutte le ferite e qualche idea di futuro. Aspettando la ripartenza abbiamo voluto dare un volto, un nome, a chi fa vivere le nostre vie, le nostre città. Grazie ai giornalisti e ai fotografi delle redazioni di Repubblica, sentinelle preziose in tutto il Paese, possiamo raccontare cos’è cambiato, chi si è reinventato, chi ha dovuto chiudere.

È vero, siamo stati chiusi in casa e l’e-commerce è decollato, ma a Torino un tabaccaio si è messo ad aiutare gli anziani a fare bonifici online, a Genova un pescivendolo si è inventato i piatti pronti da cucinare, a Palermo un libraio si è spostato online. C’è una forza, nelle nostre vie, che racconta puntualmente il Paese. Per chi ha la fortuna di aver frequentato almeno un po’ queste vie, basta il nome: via Veneto a Roma, via Mazzini a Torino, via della Maddalena a Genova, corso Buenos Aires a Milano, via Sparano a Bari, Borgo Ognissanti a Firenze, via San Felice a Bologna, via San Gregorio Armeno a Napoli, corso Vittorio Emanuele a Palermo. Sono storie da leggere per capire, storie in evoluzione.

I volti delle persone, il coraggio di chi apre ogni mattina la bottega è encomiabile, e arriva diretto negli scatti dei nostri fotografi. È però importante non confondere la forza dell’aneddoto con la realtà. Le storie ci servono da sempre, anche per poter capire il nostro ruolo nel mondo, ma dobbiamo sapere che le riaperture non significano ritorno al passato. Dobbiamo sapere che un quarto delle imprese della ristorazione potrebbe non riaprire. Dobbiamo sapere che troppe imprese-famiglie non avevano i conti in ordine anche prima della pandemia, e che il blocco dei licenziamenti sta tenendo l’economia in una bolla. Mentre l’Italia riapre e il governo prova a progettarne il futuro, gli esperimenti piccoli di queste botteghe vanno incoraggiati, sostenuti, ma devono portare vero valore aggiunto. I turisti torneranno, anche gli uffici torneranno, ma non è detto che i ritmi siano gli stessi del passato. Trovare un nuovo equilibrio è la vera sfida delle nostre città.

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