“Vieni a fare due passi con me?” E la stupra con un amico nel B&B

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Sparita a 17 anni nel nulla in una sera d’estate da un pub del Celio dopo aver conosciuto un ragazzo. Elena è stata ritrovata dai suoi amici in strada, vicino a una stazione metro, seduta per terra. Lividi sulle braccia, lacrime sul viso. “Sono stata violentata da due ragazzi ” , è stata la rivelazione shock agli amici della comitiva. Era agosto scorso.

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Dopo otto mesi quei due uomini, 25 e 31 anni, Jamal Amel e Jalgem Abdulrahman, sono stati arrestati dalla quarta sezione della squadra mobile con l’accusa di violenza di gruppo. Sono due uomini richiedenti asilo, erano arrivati in Italia dalla Libia. Sono due amici e quella notte si sono approfittati di una studentessa romana di 17 anni.

Elena è stata attirata in una trappola da uno dei due libici, l’ha convinta a seguirlo. “Facciamo due passi insieme? ” , è stato l’invito di quel giovane dopo avere conosciuto Elena davanti a quel pub. Un bicchiere di birra, quattro chiacchiere e qualche risata. Elena non ha pensato nulla di male quando lui l’ha invitata a passeggiare al suo fianco nelle vie del centro, pochi passi dal Colosseo. Si è fidata.

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Elena è poi salita in camera di un B& B insieme a quel giovane, dove ha trovato un altro uomo. Tutti e due hanno abusato di lei per circa due ore, lei si è opposta ma non ha vinto contro di loro. È stata sopraffatta, a nulla sono valse le sue grida di aiuto. Poi, i due, l’hanno abbandonata in strada senza nemmeno chiederle se avesse bisogno di un medico. Gli amici, che l’avevano vista allontanarsi con quell’uomo, hanno cominciato a chiamarla al cellulare. Ma il telefonino squillava a vuoto, Elena non rispondeva. Si sono fatte strada le ipotesi più assurde, anche quella di una rapina da parte di quel ragazzo o di un incidente stradale. La verità era tutta un’altra: drammatica e inaccettabile. Gli amici non hanno più abbandonato Elena.

Quell’orrore la ragazzina lo ha dovuto ripercorrere nei mesi d’indagine da parte della quarta sezione della squadra mobile, che si occupa dei reati sessuali, contro le donne, i minori e le fasce deboli. I suoi amici dopo avere iniziato a battere palmo a palmo le strade della movida, l’hanno ritrovata vicino a una fermata della metro B.

Da quell’agosto Elena ha attraversato il tunnel degli abusi una seconda volta. Ha raccontato, aiutata dagli psicologi, cosa le era accaduto nel verbale di denuncia alla polizia. La stessa notte in cui è stata violentata ha chiamato i genitori. Gli investigatori della squadra mobile hanno sequestrato le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Coordinati dalla procura, i poliziotti hanno ascoltato gli amici, i ristoratori. Si sono messi sulle tracce dei due uomini anche grazie alla descrizione di chi aveva visto il primo ragazzo libico davanti a quel pub del Celio.

Quando i poliziotti sono arrivati alla loro identificazione, il giudice per le indagini preliminari ha deciso per un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Anche Elena li ha riconosciuti, non aveva di certo dimenticato quei due volti.
Il primo dei due uomini è stato rintracciato venerdì scorso, il secondo lunedì mattina. Erano in due case di fortuna diverse. Adesso tutti e due sono in carcere e Elena da casa sua dice soltanto: “Non voglio più parlare di questa terribile storia”.
 

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