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“Violati i diritti dei minori, riaprite le scuole in presenza”

Adolescenti ancora invisibili nei provvedimenti emanati al rientro dopo la pausa natalizia: tra i banchi l’11 gennaio sono tornati, al 50% delle presenze, solo gli studenti delle superiori di Toscana, Valle D’Aosta e Abruzzo. E mentre il Tar della Lombardia ha respinto l’ordinanza del governatore Fontana che disponeva le lezioni a distanza sino al 25 gennaio e in Emilia-Romagna, dove il provvedimento è stato analogo, un gruppo di genitori ha appena presentato un ricorso, si moltiplicano gli appelli per il rientro nelle aule. E non solo: una sessantina di psicologi ha firmato un documento per sollecitare l’Ordine nazionale e gli ordini regionali a prendere posizione ufficiale sul disagio psicologico di bambini e ragazzi con la scuola a distanza.

L’ultimo appello per la scuola in presenza è promosso da associazioni e movimenti (ActionAid, Coordinamento presidenti Consiglio d’istituto Lazio, Forum Disuguaglianze e Diversità, ‘OQuarantotto, Priorità alla Scuola, Unione degli studenti) e già firmato da intellettuali, infettivologi, pedagogisti, economisti: Tito Boeri, Bruno Tognolini, Raffaele Mantegazza, Silvia Vegetti Finzi, Daniele Novara, Antonella D’Arminio Monforte, Stefano Rusconi e Sergio Lo Caputo, rispettivamente docenti di Malattie Infettive a Milano e Bari, Francesca Incardona (amministratore EuResist Network), i registi Francesco Munzi e Susanna Nicchiarelli, Carlo Federico Perno, professore di Microbiologia a Roma.

“Con scuole secondarie ancora chiuse da dieci mesi e i limiti ormai riconosciuti della Dad, sono minati i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e con essi il futuro dei nostri ragazzi e ragazze e del nostro Paese”, la sintesi dell’appello già consegnato a Nicola Zingaretti e inviato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e ai ministri alla Salute e all’Istruzione.

“Gli studi dell’Istituto Superiore di Sanità italiano dimostrano lo scarso contributo dato dalla scuola all’epidemia in Italia: solo il 2% dei focolai nel periodo 31 agosto – 27 dicembre – si legge –  Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) ha ribadito che la scuola in presenza con le misure di distanziamento e protezione non è un driver dell’infezione, concludendo che “Chiudere le scuole non è un modo efficace per combattere l’epidemia”.

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Le richieste dei firmatari riguardano interventi per garantire la didattica in presenza, la prevenzione sanitaria, la qualità dell’apprendimento. Accanto alla riapertura degli istituti scolastici, l’adozione di misure straordinarie per rafforzare i mezzi pubblici, “che si adeguino alle esigenze scolastiche e non viceversa”; i monitoraggi rapidi a livello scolastico e la tutela dei lavoratori della scuola, “che siano considerati categorie prioritarie nella campagna di vaccinazione”; il rispetto dei decreti delegati e dei diritti di tutte le componenti scolastiche; una strategia a livello nazionale di monitoraggio della qualità degli strumenti di apprendimento a distanza e sulla dispersione scolastica.

I firmatari – qui l’appello completo – chiedono urgentemente anche un piano strategico per il mondo dell’istruzione: che “l’investimento nella scuola, infrastrutture e personale, sia preminente nelle scelte del Governo, in modo da garantire la sicurezza e permettere un’offerta formativa migliorata per recuperare almeno in parte il gap accumulato”.

Gli psicologi: “Si prenda posizione ufficiale sul disagio di bambini e ragazzi”

“Da molti mesi ormai assistiamo ad annunci in cui il governo e le regioni si impegnano a far ripartire le attività scolastiche tutte e in presenza, ma puntualmente le promesse vengono disattese. In particolare sono le scuole superiori a pagare il prezzo più alto, e in parte anche le medie senza contare la grande disparità regionale, che assegna il primato per scuole chiuse alla Campania, in cui anche i bambini della primaria sono rimasti a casa”.

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Comincia così l’appello di 60 psicologi e psicologhe di tutta Italia, da Torino a Napoli. Un lungo documento dove si riportano gli esiti di ricerche e studi sugli effetti della pandemia e delle scuole a distanza per i bambini e i ragazzi. “Siamo molto preoccupati degli effetti che la chiusura protratta della scuola e il confinamento dentro le mura domestiche hanno e potranno avere sulla salute mentale dei bambini e dei ragazzi. La salute e la cura delle giovani generazioni è un bene comune e anche noi psicologi siamo chiamati eticamente ad esplicitare, viste le nostre competenze, quali sono i danni che la gestione di questa pandemia sta producendo.

I professionisti vogliono sollecitare l’ordine nazionale degli psicologi e gli ordini regionali “che ci rappresentano, ad esprimere in modo chiaro e ufficiale, attraverso i canali di cui dispongono, la nostra preoccupazione, che nasce dall’osservazione diretta e dagli studi nazionali e internazionali”.

“La chiusura della scuola – viene osservato – contemporanea alla riapertura delle attività commerciali, trasmette ai ragazzi un segnale di disattenzione nei loro confronti se non come consumatori. Segna un paletto di cui crediamo si sottovalutino le conseguenze, nel rimandare loro il totale disinvestimento sulla dimensione di crescita, di messa a parte del mondo sociale, se non esclusivamente in termini di soggetti abilitati a spendere denaro.

E ancora: “Se la pandemia crediamo possa indurre nella popolazione giovanile una sensazione di ansia e di malessere rispetto all’incertezza del presente e del futuro, vogliamo porre l’attenzione sul fatto che il mantenimento delle scuole chiuse toglie ai ragazzi un luogo di confronto, pensiero e supporto dove potersi immaginare attori agenti del loro futuro, e dove essere sostenuti nel poterlo pensare e diventare”.

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L’Ordine degli psicologi ha siglato con il ministero all’istruzione un accordo e sono arrivati già i primi finanziamenti alle scuole per Sportelli di sostegno psicologico, partiti con colloqui a distanza in molte realtà. Il documento mette però anche in guardia dai rischi di questi interventi: “La presenza dello psicologo nella scuola è sicuramente importante ma occorre essere molto cauti e attenti a non trasmettere un segnale di patologizzazione del disagio dei ragazzi offrendo un contenitore che non tiene in considerazione la sanità di tale disagio. Che non va placato, sedato con dei palliativi, ma ascoltato nel suo significato profondo”.

 



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