Violenza sulle donne / “Verrete a mettermi i lumini”, i femminicidi del 2021: quelle vittime anche da vive

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“Farò una brutta fine, verrete a mettermi i lumini” diceva Ylenia Lombardo alla madre, prima di finire massacrata a botte e bruciata a 33 anni nel suo appartamento di San Paolo Belsito, nel Napoletano, per mano dell’uomo con cui aveva una relazione. Ma anche Clara Ceccarelli viveva nell’angoscia e nella paura, tanto che a Genova aveva già provveduto a pagare il suo funerale, certa come mai che lui l’avrebbe uccisa. Lo ha fatto sì, con 100 coltellate 100.

OSSERVATORIO FEMMINICIDI – LE VITTIME DEL 2021

Chissà cosa si prova a vivere ogni giorno nel terrore di venire ammazzata. Chissà la solitudine, la paura e l’angoscia provata da tutte le donne vittime di violenza fisica, psicologica, vittime di stalking, dello stillicidio costante di insulti, soprusi, manipolazioni. Donne braccate.

Saman Abbas, la 18enne ribelle fatta sparire da Novellara e dalla faccia della terra dalla famiglia, aveva fatto capire chiaramente che se non si fosse fatta viva in 24 ore sarebbero stati guai. Ed Elena Casanova si era vista lasciare addirittura scritte e scritte sui muri della via dove abitava a Castegato, nel Bresciano, perché capisse ‘gli errori commessi’. Così, tante volte non fossero bastati il tormento costante, la tempesta di messaggi, le gomme tagliate dall’ex, che fiero di averla finita a martellate ha dichiarato: “L’ho detto e l’ho fatto”. Un po’ come il figlio di Milena Calanchi, 71enne di Modena, terrorizzata da quell’uomo ormai pari a un estraneo che le era tornato a vivere in casa, il gradasso che è andato a raccontare la sua impresa omicida al bar.

LA MAPPA DEI FEMMINICIDI

Morti annunciate, si dice. Come quelle di tutte le vittime di femminicidio punite dopo aver osato denunciare. L’ultima, in ordine di tempo, storia esemplare alla vigilia delle manifestazioni per la Giornata contro la violenza sulle donne del 25 novembre, la vicenda di Juana Cecilia Hazana Loayza: l’assassino denunciato più volte, anche dalla precedente compagna, figlio di una donna vittima lei stessa di femminicidio, arrestato, tornato in libertà e pronto a fargliela pagare. Aggredita in un parco di Reggio Emilia, sgozzata. E non certo per la foto insieme ad alcuni amici postata dalla donna sui social. I femminicidi sono pressoché sempre pianificati, un progetto criminale che matura e si compie. Crediamo davvero che Sonia Lattari, 43enne di Fagnano Castello, nel Cosentino, sia morta per mano del marito perché ha fatto tardi la sera prima? L’uomo la maltrattava, come di maltrattamenti continui, cinque anni di violenze domestiche, è morta Silvia Del Signore a Portoferraio. L’idea del consorte di farlo passare per incidente in casa non ha funzionato, perché l’autopsia ha scoperto la caterva di bastonate che l’ha annientata una volta per tutte. Tentativo patetico, quasi quanto quello del fidanzato della 18enne di Caccamo Roberta Siragusa, di sostenere il suicidio della sua ragazza che a suo dire si sarebbe cosparsa di benzina, data da sé alle fiamme e gettata di sua volontà in un burrone.

L’ex marito di Ilenia Fabbri è uno che a Faenza è arrivato ad assoldare un sicario per eliminare l’ex moglie. E non lontano, a Sassuolo, la scorsa settimana si è compiuta una strage che ha fatto gelare il sangue: distrutta l’esistenza e la famiglia di una donna, Elisa Mulas, che a 43 anni decide di andarsene, sterminata insieme a sua madre e a due dei suoi tre figli. Una vicenda agghiacciante, come la fine del piccolo Matias, 10 anni, ucciso a Vetralla dal padre sottoposto a divieto di avvicinamento per colpire la mamma. Marjola Rapaj non è riuscita a dire altro: “Sapevo che voleva uccidermi, era preparata a questo, non a perdere mio figlio”.

Pensiamo però a Chiara Gualzetti, appena 16 anni: non viveva nell’angoscia di avere un aguzzino nella propria vita. Incontro al suo assassino, un coetaneo, ci è andata con gioia e il cuore pieno di aspettative. Né tantomeno Alessandra Zorzin,  21 anni, di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, poteva immaginare che quell’amico accolto in casa – l’uomo che frequentava forse, perché la sua versione dei fatti non l’avremo mai – le avrebbe sparato a bruciapelo, mentre la figlia di due anni era all’asilo e prima di suicidarsi, in auto e ormai senza più vie di fuga.

Rita Amenza, 31 anni, è stata uccisa con quattro colpi di pistola davanti alla fabbrica dove lavorava a Noventa Vicentina dal marito che voleva lasciare. Il giorno prima era andata dai carabinieri, lo aveva denunciato per le botte e gli insulti. Si era rifugiata da una amica. Ada Rotini, 45enne di Bronte, l’anno scorso denunciò il marito e si rifugiò in una comunità protetta. E’ stata ammazzata con 40 coltellate in strada mentre assisteva un anziano che ha provato a difendere la sua badante rimanendo ferito anche lui. Poche ore dopo si sarebbe celebrata l’udienza di separazione. Giuseppina Di Luca si era invece separata dal marito un mese prima che lui l’ammazzasse con dieci coltellate. Aveva anche cambiato aria, trasferendosi in un altro comune. Ma lui sapeva tutto, orari, spostamenti: l’ha aspettata davanti casa. L’ha uccisa alle 7.40 del mattino. Si era trasferita per rifarsi una vita anche Sonia Di Maggio, 29 anni: da Rimini al Salento. Lo stesso tragitto ripercorso sulle sue tracce dall’ex, partito armato di coltello da Napoli. “Siete due morti che camminano”, il messaggio per la donna e il suo nuovo ragazzo ad annunciare l’agguato.  

Ad Aci Castello, la 26enne Vanessa Zappalà, è stata freddata in strada a colpi di arma da fuoco, in mezzo alla folla, sempre dal suo ex. Denunciato più volte per stalking, era sottoposto a divieto di avvicinamento, ma la procura per uno di quegli episodi aveva chiesto e ottenuto gli arresti domiciliari. Per Elsie Michelle Pezemo, strangolata, fatta a pezzi e gettata in un cassonetto a Bologna, tutti sapevano: amici, parenti. L’avevano vista piangere solo pochi giorni prima. Victoria Osagie, invece non ha mai denunciato si è presa i pugni per mesi, fino alle coltellate. “Pensava di cavarsela da sola”. Sola in effetti era. E sole si sono ritrovate tutte le altre vittime dell’anno, quelle che abbiamo cercato di ricordate nell’Osservatorio di Repubblica aperto all’inizio del 2021 senza illuderci un momento di poter riuscire a raccontare davvero l’abisso di ciascuna di loro. Nelle cronache, d’altronde, non ci sono mai. Non ci sono più.

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