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Violenze, il prete anti-denunce di Trapani: “Il marito perfetto non esiste”

La Republica News
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Le sue opinioni sulla gestione della violenza domestica hanno creato polemiche ma lui ribadisce che sono tante le persone che non ragionano da cristiane e per questo diventano aggressive con chi, come lui, pensa e agisce da cristiano in relazione all’unità familiare come priorità. Padre Michele Antonio Crociata, di Castellammare del Golfo, resta fermo nella posizione che ha espresso sui social sulla denuncia delle violenze alle donne, difendendo la tesi della ” famiglia a tutti i costi”: “Non me la sento e non me la sono mai sentita di consigliare a qualcuno di lasciare il coniuge – spiega senza fare mezzo passo indietro – e non devo essere io a farlo: il sacerdote deve essere un punto di riferimento per la pace e per la riconciliazione della famiglia, cellula fondamentale della società e dello Stato. Poi, chi desidera farlo lo faccia: non serve il mio permesso”.

Ma come la mettiamo con il peso che ha alle orecchie dei fedeli la parola di un uomo di Chiesa? “Non si abbandona il tetto coniugale per delle sciocchezze, ma scherziamo? Il male è sempre esistito e sempre esisterà e io da sacerdote cerco di mettere una buona parola. Non credo di fare del male, ho sempre lavorato per far ritrovare la pace alle coppie in difficoltà, tante volte ci sono riuscito e ancora oggi dopo anni quando mi incontrano mi baciano come si bacia un padre. Altre volte no”.

Castellammare, il sacerdote che invita le donne picchiate a non denunciare

Don Crociata aveva espresso dissenso sui social circa l’opportunità di contattare il numero telefonico di emergenza 1522 per le donne vittime di abusi in casa che intendono far partire l’iter di allontanamento e protezione: ” La violenza è inconciliabile con i principi cristiani ma il prete deve fare il prete e cercare di tenere unita la famiglia. Non giudico i confratelli che agiscono in modo diverso dal mio anche se non immagino un prete che non voglia l’interesse della comunione familiare”.

I dati degli ultimi quattro anni raccontano di un caso di femminicidio ogni tre- cinque giorni e che il delitto viene quasi sempre commesso tra le mura di casa e da un familiare. E la gran parte dell’opinione pubblica spinge a contattare i centri antiviolenzi e i consultori, primo passo da compiere quando si pensa di essere in pericolo. ” Denunciare non serve sempre – ribatte don Crociata – a volte si giunge a brutti esiti nonostante la denuncia”. Secondo don Crociata quando all’interno della famiglia si innescano meccanismi di violenza psicologica e fisica bisogna ” coltivare le virtù per contrastare i vizi e cercare di perfezionarci, ricordando che non esiste la moglie perfetta né il marito perfetto ” .

Resistere, insomma, anche e sopratutto in presenza di figli, che così crescerebbero in un ambiente violento. ” Crescerebbero peggio se un genitore fosse qui e l’altro altrove, viviamo in un mondo complicato: la magistratura potrebbe affidarli a istituti o a famiglie di estranei – aggiunge il sacerdote – teniamo ben presente che per queste situazioni così al limite abbiamo l’aiuto dei nonni o degli zii. Una soluzione per la pace si trova sempre, occorre solo cercarla”.

Padre Crociata spiega anche che spesso ci si dimentica che contraendo matrimonio si rinuncia alla propria vita per donarla al coniuge e che poi insieme la si dona ai figli: “Non è come il fidanzamento che se qualcosa non va ti riorganizzi da un’altra parte – dice – una volta che ti sposi vita non ne hai più. Il matrimonio pone in essere una famiglia, che è una comunità e all’interno di una comunità si devono valutare gli interessi di tutti non i propri”. L’invito a non denunciare abusi è quindi confermato: “Si può ricorrere alla separazione “terapeutica”, un periodo di lontananza e di cure tutt’altro che finalizzato al divorzio e durante il quale si trova un rimedio per aiutare la coppia grazie ad attenzioni rivolte alla presunta vittima e al presunto colpevole e si studia il modo di farli riconciliare”.

Alle donne che hanno subito sulla propria pelle maltrattamenti e abusi in casa dice “che la perfezione non esiste e che dobbiamo cercare di essere meno imperfetti avendo fiducia nella misericordia di Dio, nella grazia e nella fede” . E un uomo che maltratta le donne? “Nella solitudine di una conversazione a due lo frusto ma in pubblico cerco di appianare la faccenda. Il prete deve fare il prete ed essere uomo di riconciliazione, mai giudice”.
 



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