Violenze nel carcere di Torino, silurati direttore e comandante delle guardie

La Republica News

 Il direttore del carcere di Torino, Domenico Minervini, è stato rimosso dall’incarico. Analogo provvedimento nei confronti del comandante della polizia penitenziaria Giovanni Battista Alberotanza. Il provvedimento, secondo quando appreso, è del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) per motivi di opportunità, dopo che la procura di Torino ha chiuso le indagini sulle presunte violenze, in alcuni casi torture, ai danni dei detenuti del carcere ‘Lorusso-Cutugno’. Minervini e Alberotanza figurano tra i 25 indagati nell’inchiesta del pm Francesco Pelosi.Torino, il detenuto denuncia le violenze davanti al direttore: “Mi hanno picchiato fino quasi a morire”in riproduzione….Condividi  Il direttore Minervini, sottolinenano gli inquirenti, sapeva delle vessazioni e delle violenze cui le guardie carcerarie sottoponevano i detenuti delle Vallette. Ne era a conoscenza perché arrivavano segnalazioni, da più persone. Relazioni, colloqui e preoccupazioni: non solo la garante cittadina dei detenuti Monica Gallo gli aveva chiesto di intervenire, senza risultato.C’erano anche medici, insegnanti e psicologi che raccoglievano confidenze, racconti, paure dei detenuti intimoriti dalle botte già ricevute, dagli insulti, e dalle umiliazioni. In diciassette – tante sono le vittime che hanno riferito di aver subito angherie degli agenti della polizia penitenziaria – hanno raccontato e denunciato di aver subito violenze.La maggior parte all’interno del padiglione C, in particolare nel settore detentivo “sex offender – protetti promiscui”, quello dove l’ispettore Maurizio Gebbia e la sua “squadretta” infierivano e spadroneggiavano. La preoccupazione del direttore, soprattutto, era di mettere in guardia la polizia penitenziaria: “Non chiamate gli indagati”, e poi “non dite niente al telefono, perché credono più ai detenuti che a voi”, diceva loro nelle riunioni con gli agenti.Era sconfortata la garante dei detenuti dalla passività e dall’inerzia del direttore dalla mancanza di reazioni di fronte alle sue continue denunce e non ne faceva mistero. Puntualmente lui la rassicurava, ma alle parole non sarebbero mai seguiti fatti, tanto che a garante lo farà mettere a verbale nella sua deposizione: “Con il direttore Minervini non parlavo più perché comunque non mi dava retta”.Anche al Provveditorato regionale per l’amministrazione penitenziaria erano stati informati della gravità della situazione. Tanto che a Minervini era stato consigliato, dallo stesso provveditore, di far ruotare gli agenti di polizia penitenziaria per porre un freno a comportamenti non più tollerabili. L’ispettore Gebbia, in particolare, era indicato da più persone come autore di troppe violenze.“Le coercizioni in carcere ci sono sempre state, ma abusive e non tracciate” dirà il direttore in una intercettazione captata il 30 ottobre 2019, mentre parla con il direttore sanitario del carcere. Sono scattati gli arresti dei primi agenti polizia penitenziaria accusati di tortura e lui al telefono si dilunga a nell’interpretazione giuridica del reato di tortura, e sul cambiamento portato dagli arresti e dall’indagine in corso.


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