Vitto alloggio e vista cime a Cortina duecento in fila per fare il sagrestano

Vitto, alloggio e vista cime: a Cortina duecento in fila per fare il sagrestano

La Republica News
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VENEZIA – In una Cortina orfana dello struscio natalizio, in Corso Italia c’è la fila per entrare in sacrestia. Quasi duecento persone in attesa, ma senza rischio di assembramenti. “Non sarà facile scegliere”, ammettono dalla parrocchia di Cortina dove il Consiglio per gli affari economici dovrà decidere chi, nei prossimi anni, si occuperà della Basilica minore dei Santi Filippo e Giacomo.
“Siamo a poco meno di 200 candidature per un posto da sagrestano”, racconta il parroco, don Ivano Brambilla. Domande di lavoro arrivate via mail, qualcuna via Whatsapp, sul numero di cellulare del prete. “La maggior parte dal Veneto, ma anche dal resto d’Italia, dalla Sicilia alla Valtellina. Alcune le ho lette, c’è chi ha una vocazione per questo mestiere. Altri sono in cerca di un lavoro per mantenere la famiglia, lo scrivono”. Dal ventenne fresco di laurea al sessantenne. C’è chi fa il volontario nella parrocchia vicino a casa e chi non entra in chiesa da mesi. Quasi tutti maschi, una manciata di donne. Qualche straniero. “Come parrocchia potremo assumere un solo sagrestano”, riflette don Ivano, “ma per rispetto leggeremo tutti i curricula che ci sono arrivati. Le chiedo però una cortesia, scriva che non ne accettiamo più, sarà già molto difficile così”. Dopo la prima scrematura arriveranno i colloqui, anche in remoto. “Per fine febbraio dovremmo farcela”.
A Cortina nessuno si aspettava una risposta simile dopo che, un mese fa, è stato pubblicato l’avviso di ricerca sul foglio parrocchiale. Annuncio ripreso e diffuso online per un posto di lavoro nella perla delle Dolomiti. “Voglio vederli però a spalare la neve nel cuore dell’inverno”, dice Corrado Suani, per 38 anni sagrestano a Cortina, incredulo di fronte al boom di domande. “Credo che molti siano attratti dalla garanzia di vitto e alloggio, ma non sanno nulla del lavoro che li aspetta”. Sia chiaro, Suani ha sempre lavorato con passione. “Con un lavoro del genere non potrebbe essere altrimenti. Ma non sono tutte rose e fiori. L’aspetto più bello riguarda la funzione liturgica, cui partecipa anche il sagrestano spesso con le letture o l’intonazione dei canti”. Ma poi c’è la parte che riguarda il mantenimento della chiesa. “Fare le pulizie, spalare la neve. La chiesa è grande, da lavorare ce n’è eccome”.
Dal 2001 a oggi se n’è occupato il figlio Giovanni, che ora però ha cambiato vita e lavora in pasticceria. Corrado, da pensionato, non ha smesso gli abiti da sagrestano. E nella sua Val Badia, chiesa di San Genesio, è stato per anni volontario. Per i sagrestani dipendenti lo stipendio medio nei primi anni è di circa 1200 euro al mese, tredicesima e quattordicesima, con gli scatti di anzianità e gli straordinari si può poi arrivare a 1500. C’è un contratto collettivo nazionale, rinnovato nel 2018.
“Non sono molte le parrocchie che possono permettersi un sagrestano dipendente a tempo pieno”, dice Maurizio Bozzolan, sagrestano a Sant’Agostino, Milano. Da anni è punto di riferimento della Federazione italiana unioni diocesane addetti al culto, una sorta di sindacato dei sagrestani: “Chi pensa che sia tutto facile si sbaglia, basti pensare che si lavora tutte le domeniche. Per chi ha famiglia non è semplice. Cortina sicuramente è una località che attira, ma questo più che un lavoro è un ministero, una figura fondamentale per la liturgia. Ci pensi chi si candida. Va custodita la chiesa e la comunità”. Bozzolan pensa a Cortina, ma anche alla sua Sant’Agostino. Partito dal Polesine per fare il sagrestano a Milano, andrà in pensione nel 2021. “Faccio questo lavoro da 35 anni, mi piace ancora. Vorrei lasciare la chiesa in buone mani”.



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