Vlhova cosi la slovacca dello Stelvio ha imparato a battere linarrivabile Shiffrin

Vlhova, così la slovacca dello Stelvio ha imparato a battere l’inarrivabile Shiffrin

La Republica News
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Adattamento. Alle circostanze, alle piste, alle avversarie. Adattamento persino alla grandezza, teoricamente inarrivabile, di Mikaela Shiffrin. Qualche tempo fa, a Zagabria, il suo coach Livio Magoni, s’inventò l’allenamento nel garage: “Ci piace allenarci fuori dalle palestre. Lo sci è uno sport all’aperto e non mi sembra opportuno rinchiudersi cambiando scenari e logiche”. Oppure, rovesciando i fattori, con la stessa filosofia, basata sull’adattamento, Petra Vlhova si è messa al servizio della neve reperibile in Lituania, ad agosto, nella Snow Arena Druskiniankai, per il suo primo ciclo di preparazione lontano dall’abituale Stelvio. La parola “adattamento” sta alla base dell’esistenza privata e pubblica, civile e sportiva, di Petra, più di un metro e ottanta di talento slovacco al servizio delle discipline tecniche, di quello sci in cui conta sapersi districare a prescindere dal concetto più elementare e arcaico: la velocità. Petra è una slovacca nata sugli sci, come tanti. Come pochi però ha saputo far tesoro degli insegnamenti, quasi involontari, della vita. È lei, da due anni, l’alternativa, in ottica perfezione, se alla Shiffrin serve tempo per elaborare il lutto della morte di papà Jeff e per tornare in condizione: due aspetti che non risolvi in una settimana di competizioni, né in due mesi di preparazione intermittente e limitata (Shiffrin non ha mai re-indossato gli sci più lunghi).Venticinque anni, Petra ha vinto due slalom in due giorni. Che sarebbe un dettaglio, se anche lei, come altre, non avesse da smaltire le tossine della concentrazione mancata, di dubbi sulle modalità di ripresa, dei continui alti e bassi d’umore perché lo sci, come ogni altro sport, è figlio della società che lo genera e quindi soffre le difficoltà che tutti noi incontriamo per strada, nello sguardo mancante degli altri, nell’angoscia di una progettualità limitata, condizionata. Petra ha il fascino del talento che si dispera, ma non troppo, nel dover ammettere di essere arrivata al top proprio quando, accanto a lei, maturava una ancora più forte di lei. Soltanto con la pervicace tendenza, quasi un vizio celeste, a non mollare mai nemmeno un centimetro di pista, soltanto con la sua determinazione, riesca a colmare il disavanzo. Cosa che l’ha portata anche a battere la tremenda Mikaela.
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Le due gare di Levi, in questo senso però, non fanno testo. Troppo lontana, soprattutto di testa, è stata l’americana, troppo vicina è, nei limiti, rimasta Petra (che era in Finlandia da giorni e giorni). Dove Mikaela è fluida, Petra è aggressiva, dove una scivola, l’altra attacca. Spesso i due sforzi conducono a risultati analoghi, a volte le loro performance si distinguono per i classici “nonnulla”. Petra ha una squadra alle spalle che consta di due familiari, papà Igor, il fratello Boris, la mamma Zuzana e di uno staff italiano. Il suo allenatore è, come detto, Livio Magoni (quello che stava dietro a Tina Maze e che si è dovuto difendere anche dalle accuse di aver “spiato” gli allenamenti della Shiffrin), gli skimen sono Pierluigi Parravicini e Matteo Baldissarrutti, il nutrizionista è Marco Porta, uno dei fisioterapisti Mattia Freo.Gareggia in Coppa del Mondo dal 2012: fu alla fine di quell’anno, il 29 dicembre, che debuttò in slalom a Semmering. Prima gara, ad appena 17 anni, e primi punti con un fantastico undicesimo posto (quella gara venne vinta dalla sua connazionale Zuzulova). Lo scorso anno ha vinto l’oro mondiale nello slalom di Åre. Dopo questo trionfo, Magoni, che era stato scaricato dalla Maze e anche per questo aveva vissuto momenti legittimamente difficili, disse: “Mi sento come Gasperini. Quando allenò l’Inter nessuno lo capì. Poi si è preso la rivincita con l’Atalanta”. La sua “Dea” si chiama Petra e sorride come un angelo. E fra i paletti vola come un angelo. Quanto basta per provare a immaginare la Coppa vera, non quella di specialità, possa essere più vicina di quanto si pensi. Mikaela permettendo.


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