“Vogliono rapirmi”: un’app spia nel telefono di Luca Ventre, italiano morto nell’ambasciata in Uruguay

Pubblicità
Pubblicità

Qualcuno in Uruguay voleva rapire Luca Ventre. Questa a quanto pare la ragione per cui l’imprenditore, terrorizzato, voleva tornare subito in Italia e il giorno di Capodanno ha saltato il muro dell’ambasciata italiana a Montevideo chiedendo aiuto, ma è stato bloccato a terra per 22 minuti da un poliziotto uruguayano che gli ha tenuto un braccio premuto contro il collo ed è morto. Ignoti tra l’altro da almeno due mesi controllavano ogni mossa della vittima, sul cui cellulare era stata inserita un’applicazione spia. Sono questi gli ultimi particolari emersi su un caso su cui sta indagando la magistratura italiana e su cui ha aperto un’inchiesta anche la Procura della Repubblica di Roma, delegando le indagini ai carabinieri del Ros.

Luca Ventre, cosa sappiamo dell’italiano morto dopo essere entrato nell’ambasciata in Uruguay

Dopo aver trascorso otto anni in Uruguay e aver avviato diverse attività imprenditoriali, riuscendo a fare nel Paese latinoamericano una vita agiata, Luca Ventre voleva rientrare a Vicenza. Aveva parlato con la madre, tornata in Italia nel 2018, con il fratello Fabrizio e con il padre Mario, che è ancora in Uruguay. La relazione con una 49enne del posto, da cui sette mesi fa aveva avuto una figlia non andava, non aveva amici in America Latina e voleva riunirsi alla sua famiglia. Progetti rallentati dall’emergenza Covid, ma tra il 29 e il 30 dicembre il 35enne aveva detto ai suoi familiari che rientrare era diventato per lui una necessità impellente perché era minacciato. Emerge ora che aveva parlato di qualcuno che voleva sequestrarlo e, come gli avevano consigliato i familiari, aveva anche presentato una denuncia contro ignoti alla polizia.

Uruguay, caso Luca Ventre, parla il fratello: “Morto dopo essere entrato in ambasciata italiana, rischio insabbiamento”

Sarebbe stata questa la ragione che lo ha spinto, alle 7 dell’1 gennaio, a suonare al citofono dell’ambasciata italiana a Montevideo e, non ricevendo risposta e ignorando che nel giorno di festa gli uffici erano deserti, a saltare il muro di recinzione chiedendo aiuto. Lo stesso poliziotto che, come si nota dai video delle telecamere di sorveglianza, lo blocca a terra e gli tiene un braccio premuto sul collo fino a che l’imprenditore non si muove più, interrogato dagli inquirenti uruguayani ha detto: “Vale la pena ricordare che detto uomo si è presentato chiedendo aiuto e aggiungendo che lo avrebbero ucciso”.

Morto dopo essere entrato nell’ambasciata in Uruguay: interrogata la compagna di Luca Ventre

Un italiano che rischiava la vita anziché ricevere aiuto dall’Ambasciata è stato dunque soffocato come George Floyd negli Usa e portato ormai privo di vita o comunque agonizzante in ospedale, dove meno di un’ora dopo i medici hanno constatato il decesso? I familiari di Luca Ventre pensano che le cose siano andate esattamente così e chiedono giustizia.

La madre di Luca Ventre, l’italiano morto a Montevideo: “Mio figlio soffocato, in ambasciata poi hanno fatto finta che fosse vivo”

A confermare il sospetto che effettivamente qualcuno intendesse fare del male al 35enne è poi stato scoperto che nel suo cellulare, a partire almeno da ottobre, era stata inserita un’App spia e un gran numero di dati venivano trasmessi ad alcuni numeri di telefono, a misteriose persone che sapevano in tal modo esattamente con chi avesse parlato l’imprenditore al telefono e cosa avesse scritto nei messaggi. “Abbiamo chiesto copia della denuncia presentata da Luca al commissariato in Uruguay e per quanto riguarda il telefono spiato attendiamo a breve tutto il materiale per poter far compiere una consulenza e scoprire così a chi arrivavano i dati di mio fratello”, assicura Fabrizio Ventre. Un mistero sempre più fitto.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source