Volersi bene, ecco la ricetta per il benessere cardiovascolare nella donna

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Per Natale, facciamoci un regalo. Vogliamo bene a noi stessi. Accettiamoci, riflettiamo con calma attraverso la meditazione sul nostro essere. Ed anche la salute dell’apparato cardiovascolare sarà migliore. Almeno per la donna di mezza età, questa semplice strategia psicologica può rivelarsi utilissima per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, in modo indipendente dai classici fattori di rischi come colesterolo alto e ipertensione.

A segnalare l’importanza della “Self Compassion”, ovvero della gentilezza verso sé stesse, è una ricerca coordinata da Rebecca Thurston, dell’Università di Pittsburgh, pubblicata su  Health Psychology. L’indagine è particolarmente attuale, considerando che sempre più spesso è la donna ad assistere il resto delle persone in famiglia, genitori, marito, figli, e questa tendenza si è ulteriormente ampliata con la pandemia di Covid-19, ulteriore motivo di stress psicologico e fisico.

L’indagine ha preso in esame poco meno di 200 donne tra i 45 e i 67 anni, associando parametri fisici alla condizione psicologica. In questo senso è stato compilato dalle partecipanti un questionario mirato a conoscere gli aspetti più intimi relativi alla propria vera o presunta inadeguatezza, ai difetti che consideravano più pesanti e comunque in grado di influenzare il loro benessere, alle attenzioni in termini di tenerezza che si riservavano nelle condizioni emotive più complesse.

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Sul fronte fisico, per valutare le correlazioni tra condizioni psicologiche e stato della salute delle arterie, le donne coinvolte nella ricerca sono state sottoposte ad un controllo ecografico dello spessore delle arterie carotidi, che portano il sangue e l’ossigeno verso il cervello. I risultati dell’indagine sono stati estremamente chiari. Chi si “apprezzava” di più tendeva ad avere una parete arteriosa più sottile, con una minor presenza di lesioni aterosclerotiche potenzialmente correlabili, negli anni successivi, con possibili problemi cardiovascolari. Questa tendenza si è mantenuta anche dopo la valutazione di comportamenti che potrebbero influire sul rischio, come la sedentarietà, uno stato emotivo negativo o il vizio del fumo.

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D’altro canto, non è la prima volta che lo stato emotivo e il bisogno di meditazione che migliori la percezione del proprio essere viene correlata con un pericolo più o meno accresciuto di andare incontro a problemi come infarti o ictus. Basti pensare in questo senso al valore di un “percorso” antistress – in questo caso per chi già soffre di cuore – valutato nell’ambito di una ricerca apparsa su JAMA, condotta dall’equipe coordinata tra gli altri da Viola Vaccarino, docente presso l’Università Emory di Atlanta. Lo studio, che non si può ovviamente considerare conclusivo sul tema ma che segnala una serie di indicazioni molto significative, ha preso in esame 918 persone di età compresa tra 18 e 79 anni, con malattia stabile delle arterie coronariche, un terzo dei quali è stato ricoverato per attacco cardiaco nei due quadrimestri precedenti l’inizio della ricerca.

Studiare il versante psicologico ed evidenziare chi è a rischio potrebbe rappresentare una necessità per mettere in atto contromisure specifiche, dalla mindfulness fino allo yoga e ad attività fisica aerobica guidata, o magari anche farmaci che possano influire sugli effetti cardiovascolari della tensione emotiva. Insomma: per la salute del cuore l’importante è imparare ad apprezzarsi e volersi bene, magari sfruttando tecniche di meditazione e rilassamento specifiche da scegliere caso per caso. E’ un impegno, per tutti. Per augurarsi davvero un buon Natale.

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