Von der Leyen: “Da regole Usa anti-inflazione rischi di distorsione del mercato. Ue risponderà”

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La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dice che non è il caso di impegnarsi in una “guerra commerciale” mentre ancora impazza una guerra vera. Ma le norme dell’amministrazione Biden sul supporto alle imprese americane chiamano a una risposta da parte dell’Europa. Se n’è parlato nelle cancellerie del Vecchie continente, se lo sono detti il presidente americano e il francese Macron nel recente incontro. Ora la presidente dell’esecutivo europeo dice che la Ira, la legge americana per la riduzione dell’inflazione, “sta sollevando preoccupazioni in Europa, in un contesto molto particolare per la nostra industria ed economia” a causa del Covid che “ha esacerbato i colli di bottiglia in molte catene di approvvigionamento critiche” e a causa “dell’aggressione russa che ha limitato l’approvvigionamento energetico globale” e ciò “influisce sulla competitività di molte industrie europee, in particolare i settori ad alta intensità energetica della nostra economia”.

Nel suo discorso a Bruges, Von der Leyen ha detto chiaramente che “c’è il rischio che l’Ira possa portare a concorrenza sleale, potrebbe chiudere i mercati e frammentare le stesse filiere critiche che sono già state messe alla prova dal Covid. Dobbiamo esaminare attentamente questi problemi e allo stesso tempo imparare cosa potremmo fare meglio”, ha evidenziato von der Leyen prima di annunciare una risposta europea all’iniziativa americana. “L’Europa farà sempre quello che è giusto per l’Europa. Quindi sì, l’Ue risponderà in modo adeguato e ben calibrato all’Ira. Ma questo significa che ci impegneremo in una costosa guerra commerciale con gli Stati Uniti nel bel mezzo di una vera guerra? Non è nel nostro interesse nè nell’interesse degli americani. E danneggerebbe anche l’innovazione globale”, ha spiegato.

“Ecco perchè ora dobbiamo lavorare così duramente in Europa e negli Stati Uniti per affrontare le distorsioni. Negli ultimi due anni, l’Ue e gli Stati Uniti hanno dimostrato che siamo più forti individualmente quando siamo uniti collettivamente. Quando ci concentriamo su ciò che ci lega: i nostri valori e l’amicizia, la nostra fede nella concorrenza leale e nei mercati aperti e il nostro impegno per l’ordine basato sulle regole. Per amici come noi, competizione e cooperazione possono essere due facce della stessa medaglia”, ha aggiunto von der Leyen.

Tecnicamente, Bruxelles pensa quindi di riadattare le regole sugli aiuti di Stato per evitare che ci sia ujn esodo degli investimenti causato dai generosi sussidi americani. Si tratta di 430 miliardi di dollari con vie privilegiate per il Made in Usa, che potrebbero svantaggiare le compagnie europee in settori chiave quali l’automotive o la produzione di tecnologie per l’energia verde. Di carne al fuoco ce n’è dunque in vista dell’incontro del 5 dicembre dei rappresentanti Usa e Ue proprio in materia tecnologica e commerciale. “La legge sulla riduzione dell’inflazione negli Usa (Ira) dovrebbe farci riflettere su come migliorare i nostri quadri normativi sugli aiuti di Stato e adattarli a un nuovo ambiente globale”.

“Esamineremo anche il modo in cui sostenere l’intera catena del valore, fino alla produzione di massa delle soluzioni green-tech più strategiche e dei prodotti finali puliti. Anche attraverso gli investimenti pubblici. Il nostro quadro normativo sugli aiuti di Stato esiste per preservare il nostro prezioso mercato unico. Ma se gli investimenti in settori strategici si allontanassero dall’Europa, ciò non farebbe altro che minare il mercato unico.
Ecco perché stiamo riflettendo su come semplificare e adattare le nostre norme sugli aiuti di Stato”, ha aggiunto la presidente della Commissione Ue.

Se c’è un ambito, invece, nel quale von der Leyen non ha dubbi sulla necessità di collaborazione atlantica è quello delle commodity. “Oggi la produzione e la lavorazione di alcune delle materie prime critiche per la rivoluzione verde sono controllate da un unico Paese, la Cina. L’Europa e gli Stati Uniti possono costruire un’alternativa a questo monopolio istituendo un club delle materie prime critiche. L’idea alla base è semplice: la cooperazione con partner e alleati per l’approvvigionamento, la produzione e la lavorazione ci dà la possibilità di superare il monopolio”.

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