Voto ai 18enni per i senatori, alla Camera secondo via libera: solo 5 contrari e 6 astenuti

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Secondo via libera dell’Aula della Camera alla proposta di legge costituzionale che abbassa l’elettorato attivo per il Senato della Repubblica a 18 anni. Attualmente, infatti, all’elezione dei senatori possono partecipare solo i cittadini dai 25 anni in su.  La proposta di legge che uniforma l’età per votare i senatori a quella già prevista per i deputati modifica l’articolo 58 della Costituzione è stata approvata a Montecitorio con 405 voti a favore, cinque contrari e sei astenuti. Ora toccherà al Senato esaminare per la seconda volta la proposta (che in prima lettura a Palazzo Madama era stata approvata a settembre).
 

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“Il voto di oggi è importante per due motivi”, spiega il pd Stefano Ceccanti, cappogruppo dem in commissione Affari costituzionali e ideatore del progetto di legge con Valentina Corneli del M5S. “Il primo – prosegue – è per l’importante estensione dei diritti politici ad almeno tre milioni e settecentomila cittadini maggiorenni. Il secondo è perchè si fa un’importante scelta di razionalizzazione, rendendo così pressochè impossibili maggioranze diverse in due Camere che danno entrambe la fiducia al governo”. Soddisfatta anche Debora Serracchiani, capogruppo dem alla Camera, secondo cui il sì di oggi di Montecitorio rappresenta “un rafforzamento della nostra democrazia, perché va a creare un legame nuovo tra queste generazioni e le istituzioni repubblicane. Differenziare non può significare discriminare. Questo è il nostro impegno”.

Federico D’Incà, ministro grillino ai Rapporti con il Parlamento, sottolinea che con l’approvazione della proposta di legge “la direzione intrapresa è quella di favorire la partecipazione delle nuove generazioni alla vita politica, obiettivo che da sempre il Movimento 5 Stelle persegue e che ci allinea agli altri Paesi europei”. Inoltre, precisa,  “il voto di oggi testimonia anche un altro principio che ha guidato l’azione riformatrice degli esecutivi in questi ultimi anni: il metodo delle riforme puntuali, che ha già portato alla riduzione del numero dei parlamentari lo scorso settembre. Perché la legge possa essere approvata, manca ora solo un voto del Senato, che mi auguro sia espresso in tempi brevissimi”.

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